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SCUOLA/ Preside cercasi. Ecco perché non "si trovano"

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Così vedo il dirigente scolastico. Egli è un tramite intelligente e accorto tra la scuola che egli rappresenta, sia sotto il profilo giuridico, ma specialmente socio-culturale, e il territorio. Un particolare importante: quest’ultimo non gli è estraneo. È questo un aspetto poco approfondito, ma centrale del problema. Il dirigente scolastico rappresenta in qualche modo anche il territorio sul versante scuola. Ne è una sorta di mediatore culturale. Ne sa cogliere gli stimoli, gli orientamenti, gli umori persino, e li traduce all’interno della sua organizzazione, filtrandoli e selezionandoli. Se questo meccanismo s’inciampa, per qualsiasi motivo, la scuola si isola dal suo contesto e il territorio, che è comunque e sempre pervasivo ed esigente, scavalcando il dirigente scolastico, cerca altri canali di “penetrazione”, che saranno di volta in volta i social network, i gruppi di genitori, i docenti singoli o organizzati per gruppi sindacali o ideologici, gli studenti nel secondo ciclo, gli assessori o i rappresentanti del mondo economico e via di seguito. 

Il dirigente scolastico deve dunque essere costantemente “connesso”. Non può lasciare che altri svolgano il suo ruolo che è appunto di tipo “sinaptico”. Ecco perché egli deve essere radicato nel suo territorio. Non è un problema né di nascita né di etnia, sia ben chiaro. È un problema di “riconoscimento sociale” che in qualche modo il dirigente scolastico deve sapersi conquistare. Deve cioè essere “riconosciuto” come espressione autorevole e rappresentativa anche del contesto territoriale in cui opera. 

Va da sé che quanto detto non fa del dirigente scolastico un operatore solitario ed in qualche misura eroico e solipsistico. Egli deve valorizzare tutte quante  le risorse interne della scuola, formali ed informali, nel rispetto delle competenze, dei ruoli e delle potenzialità di ciascuna, ma mantenendo evidente, cioè, come detto, “riconosciuta”,  la sua centralità nei processi di comunicazione esterno-interno, alto-basso e viceversa. 

Ruolo tutt’altro che semplice e di altrettanto difficile codificazione in tecniche o processi ordinari e riproducibili. Difficile tradurre tutto ciò in un manuale. Si possono individuare e raccontare buone pratiche, ma quasi mai esse sono riproducibili in contesti diversi. Entrano in gioco infatti aspetti specifici che attengono al carattere, alla cultura, alla sensibilità dei singoli dirigenti scolastici. Ciascuno, in fondo, “recita a soggetto” questo ruolo così delicato e centrale nella vita della scuola d’oggi. È richiesta molta sensibilità, una visione olistica delle strutture in gioco, flessibilità ed intuito, pazienza e determinazione. 

C’è anche chi fallisce. E sono guai. Ma per fortuna c’è ancora chi raccoglie la sfida.

 



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