BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Preside cercasi. Ecco perché non "si trovano"

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Nel nostro Paese, con alterne e a volte paradossali vicende, proseguono le operazioni dei concorsi per i dirigenti scolastici. In alcune regioni, per la verità, in modo assolutamente arruffato. I vincitori, che sono teoricamente i migliori, rischiano di arrivare alla nomina spompati e delusi, quando dovrebbero invece esse chiamati a investire le loro migliori energie. Nel contempo le numerose reggenze rischiano di rendere il ruolo dei “presidi” sempre meno legato all’identità, alla storia e all’unicità di ogni singola scuola, trasformandoli in “commessi viaggiatori” tra una sede e l’altra. Si può dire insomma che mentre i contributi pedagogici degli ultimi vent’anni sono stati rivolti a scoprire il “leader educativo”, il “leader per gli apprendimenti” e via dicendo, cioè un ruolo assolutamente educativo, la realtà si scontra con l’evoluzione pasticciata e confusa di una funzione sempre più indefinibile e burocratica. 

Val la pena allora di riflettere su questa figura professionale. In particolare per  coglierne il ruolo di raccordo tra scuola e territorio, messo a grave rischio dalle dimensioni eccessive delle istituzioni scolastiche e più generalmente dall’invecchiamento di una categoria che ha avuto tradizioni di eccellenza. 

Prima di tutto: cosa significa parlare di territorio oggi? Alla luce del processo di globalizzazione in atto, qual è il “contesto” all’interno del quale si svolgono i processi formativi formali e informali degli alunni contemporanei e di quelli immediatamente a venire? Quali sono i nuovi veri “confini” del territorio, quali le “nicchie ecologiche” delle nostre scuole?

È questa una serie di questioni tutt’altro che oziosa o futuristica. Osservatori attenti già da tempo azzardano analisi del nuovo “territorio” che si va delineando in maniera ancora sostanzialmente indistinta sotto i nostri occhi. Non a caso il termine coniato per rappresentarlo è quello di “nuvola”. Per Giovanni Cominelli “l’homo sapiens digitale del XXI secolo sarà avvolto da una velocissima ‘nube della conoscenza’ che proviene da ogni direzione del web. Il primo effetto: la società intera sarà percorsa da una corrente continua di conoscenza, informazione, ricerca e, pertanto, costituita di un tessuto potenzialmente educante diffuso e policentrico”. E pure un pedagogista accreditato qual è Giuseppe Bertagna scrive: “Internet, social network, videogiochi, smartphone, tablet, ipod, ipad, lim, cellulari, pc e così via. In vent’anni, le Ntc hanno prodotto un’autentica rivoluzione. Niente è più come prima per i bambini che crescono e per gli adulti che li devono crescere bene. L’input tecnologico modifica la topografia del nostro cervello e produce, di conseguenza, anche la possibilità di nuovi output comportamentali e mentali, finora mai registrati. Come è noto da millenni, del resto, il contesto modifica il testo. L’ambiente cambia quindi anche la nostra testa. Immaginare, perciò, di poter educare ed istruire le nuove generazioni allo stesso modo, negli stessi luoghi e negli stessi tempi di quelle che le hanno precedute è ingenuo o irresponsabile”.

Come si vede ci siamo affacciati ad un’era nella quale la dimensione territoriale perde inevitabilmente i connotati fisico-geografici, e anche quelli delle aggregazioni sociali e, si badi bene, persino quelli culturali e linguistici, per assumere contorni dinamici, labili e indefinibili. 



  PAG. SUCC. >