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SCUOLA/ Andrea e quell’"attimo fuggente" che nessuno gli ha donato

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Certo Andrea sarà stato impreparato a fare i conti col disordine e col caos: entrambi una minaccia, perché quando sono assolutizzati e assolutizzanti, negano lo spazio dell’incontro, il tempo del riconoscimento, e la transizione, all’interno del ciclo della vita, verso la crescita e lo sviluppo. Un ragazzo come tanti presenti nelle nostre scuole, che si è mosso tra provocazione e tentativo di manipolazione delle circostanze, tra un compito evolutivo (rito di passaggio o svincolo fisiologico) da una parte ed una psicodinamica tra rischio estremo, ebbrezza e trasgressione, dall’altra.

Sono sempre più convinta che la sfida adolescenziale sia sfida all’intelligenza e alla sensibilità degli adulti, perché induce a creare nuovi equilibri, nuove risorse, mette a dura prova, obbliga al confronto con carenze ed insoddisfazioni; mette in discussione i valori, ferisce i sentimenti e delude le attese. È essenziale, e urgente, riscoprire il valore della relazione, dello stare insieme in ascolto, a casa, a scuola, ovunque; è essenziale riscoprire il valore di un rapporto di reciprocità che si evolve nel tempo. È urgente centrare le proposte educative su una pedagogia delle relazioni, più che su una pedagogia dei modelli, per vivere in casa, nel gruppo, a scuola in termini di reciprocità, pari dignità, ascolto, gratuità, pur nella diversità e specificità di ciascuno.

Non è mai un intervento singolo che cambia una persona. È sempre una storia di relazioni che ne permette l’evoluzione. Stare al fianco di un adolescente nel suo percorso di vita, significa aiutarlo a trovare la risposta ai suoi bisogni, come base per una reciprocità di relazione: Andrea ha abitato un tempo di tante domande senza risposta, di fragili biografie, di rotte incerte verso cui veicolare la propria esistenza. Mi torna in mente il film L’attimo fuggente di Peter Weir, dove uno straordinario professore di letteratura, con una stupefacente capacità empatica, offriva ai suoi studenti un percorso di appartenenza attraverso la comunicazione di una passione. Nel film c’è un giovane a cui il padre nega tutti i progetti per una possibile appartenenza emotiva, dal giornalino scolastico al far parte della squadra di football, al gruppo degli amici poeti. Nessi causali diversi, ma unica fine. Sia per lo studente del film, che per Andrea.

 



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