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SCUOLE PARITARIE/ Toccafondi (Pdl): la scuola privata non esiste, sull'Imu Governo ambiguo

Pubblicazione:venerdì 30 novembre 2012 - Ultimo aggiornamento:venerdì 30 novembre 2012, 12.25

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Si apre uno spiraglio per la questione del pagamento dell'Imu da parte delle scuole paritarie. Intervenendo oggi il ministro Profumo si è detto deciso a portare la richiesta di esenzione al presidente del Consiglio Monti nel corso del Consiglio dei ministri che si terrà oggi. "L'Imu per le scuole paritarie si può anche togliere" ha detto. "Mi farò portatore positivo di questa richiesta". Che possibilità abbia Profumo di far valere la sua posizione in un Governo che sembra andare per un'altra strada, ilsussidiario.net lo ha chiesto all'onorevole Gabriele Toccafondi firmatario insieme ad altri colleghi di partito di un emendamento che era stato approvato dal Parlamento proprio sul pagamento dell'Imu da parte di scuole paritarie e enti non profit: "Questo Governo continua a cambiare atteggiamento sulla questione e davvero non sappiamo più cosa aspettarci da parte loro. Sulle scuole cattoliche ma non solo, su tutto quello che è esperienza cattolica e di Chiesa in Italia oggi c'è un accanimento ideologico impressionante. Da parte dell'Europa nei confronti del nostro Paese ci sono circa 100 infrazioni, anche decennali: tutta questa fretta sulle scuole cattoliche e sugli enti non profit è molto sospetta".

 

Come giudica quanto detto dal ministro Profumo su Imu e scuole paritarie?

 

Sono il più fiducioso di tutti che si possa risolvere il problema anche perché si deve risolvere. Il problema però è quante lingue diverse ha questo governo.

 

Cosa intende?

 

Le ripeto quanto vado dicendo continuamente purtroppo da tempo. Il 2 di novembre il Governo dà parere favorevole al nostro emendamento che prevede il passaggio da attività commerciale ad attività non lucrativa cosa che avrebbe risolto il problema per le scuole e per tutti gli enti non profit che fanno veramente questa attività.

 

Poi cosa succede?

 

Succede che il 5 novembre lo stesso Governo con il ministro dei rapporti con il Parlamento chiede che la norma venga rimandata di emergenza in commissione bilancio perché quel punto deve cambiare. Deve tornare cioè il testo base, attività commerciale. Per due volte questo Governo ha parlato in due modi diversi in tre giorni. Infine il ministro Profumo folgorato dalla lettura di qualche articolo di giornale sembra si sia accorto del problema, un problema che ricordiamolo il Parlamento aveva già sollevato e risolto con un voto favorevole al nostro emendamento all'unanimità.

 

Per cui che previsioni fa questa volta? Il Governo che lingua parlerà?

 

Io credo alla bontà di tutti e credo anche che qualcuno abbia aperto gli occhi però non mi faccio facili illusioni. Perché a noi il 5 novembre tornando in commissione il Governo ha motivato il cambiamento con queste parole: l'Europa se passa l'attività commerciale ci multa, ci fa pagare un sacco di soldi perché non si può per legge. Quindi o la motivazione era sbagliata oppure non so che potrebbe accadere.

 

C'è un atteggiamento da parte di questo Governo in casi come questi che sembra difficile da capire: tentativo di raccogliere soldi con tasse facili oppure vera ostilità ideologica.

 

La seconda che ha detto è verissima. Sulle scuole cattoliche ma non solo, su tutto quello che è esperienza cattolica e di Chiesa in Italia oggi c'è un accanimento ideologico impressionante. Lo dico tranquillamente perché l'ho toccato con mano in diversi dibattiti anche pubblici o televisivi. Ci si nasconde dietro l'Europa, ci si nasconde dietro la libera concorrenza, ci si nasconde dietro altre argomentazioni ma il punto alla fine è sempre quello: dà noia una presenza.


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COMMENTI
03/12/2012 - Cerofolini lascia o raddoppia? (Franco Labella)

Cerofolini raddoppia. Non ho tempo ma l'avessi mi divertirei anch'io a trovare monconi di frasi. Aspetto sempre che Cerofolini spieghi, resoconti alla mano, la sua personale idea dei lavori alla Costituente relativi all'art. 33. Anche le sue citazioni ultime sono, mi scuso, abbastanza superflue. Basta leggere l'art. 33 per sapere che le scuole private rientrano nell'alveo delle possibilità sancite dalla Costituzione senza bisogno di scomodare Gramsci e compagni. Sono i Cerofolini di turno che giustificano la mia idea di battersi perché nelle scuole si ritorni a studiare la Costituzione. E, visti i tempi e le giravolte, magari mi ritroverò Maria Stella Gelmini a combattere per questa battaglia. Perché se la Gelmini non avesse eliminato lo studio del Diritto nelle scuole e non avesse fatto la retromarcia sulla materia che non c'è "Cittadinanza e Costituzione" non avremmo bisogno della precisazione del Presidente Napolitano circa l'incandidabilità di Monti. Sarebbe bastata la lettura dell'art. 65 della Costituzione. O che non è mai esistito il Governo del Premier. Si studiasse il Diritto a scuola ci saremmo anche evitato i Cerofolini di turno. Che c'azzecca? Se avrò modo lo spiegherò in futuro. Dopo che Cerofolini,però, m'avrà convinto che è meglio leggere le sue note che andare alle fonti.

 
30/11/2012 - Colpa del proto o di Toccafondi? (Franco Labella)

Toccafondi invoca precisione terminologica e rigore di accesso alle fonti anche comunitarie. Scivola, però, su una significativa buccia di banana in coda all'intervista. In cauda venenum... Afferma infatti "C'è gente in Italia che è campione di slogan e sa solo parlare di scuola privata che invece in Italia non esiste. C'è la scuola paritaria statale e non statale e tutte e due sono pubbliche". La scuola "paritaria statale" è una contraddizione in termini e pare strano che uno che invoca rigore caschi in questo modo. Anche l'altra affermazione (la scuola privata non esiste) è palesemente sbagliata perché non tutte le scuole private sono paritarie. L'unica affermazione corretta è che scuola statale e scuola paritaria fanno parte del sistema di istruzione pubblico. Quando c'era il piombo nelle redazioni dei giornali c'era anche il proto. Ed al povero proto si attribuivano tutti gli errori anche i più marchiani. Ora il proto non c'è più e Toccafondi, ad usare il suo stesso criterio, è campione di slogan. Sempre a proposito di una discussione pacata ma senza fraintendimenti o legg. metropolitane, sarei in attesa di una risposta di un lettore commentatore (Cerofolini, intervista a Masi) che parlava di interpretazione autentica del "senza oneri per lo Stato". Non vorrei sconvolgere Cerofolini ma gli devo dare una notizia ferale: l'Assemblea Costituente, come org. straordinario, non esiste più. Un po' difficile, perciò, una interpretazione autentica.

 
30/11/2012 - Tre affermazioni su cui riflettere (Carlo Cerofolini)

Visto che in Italia abbiamo una scuola circa al 98% statale - che di solito offre il solito piatto standard, di norma pure di non adeguata qualità e quantità - per mettere i puntini sulle i forse sarebbe il caso di far conoscere ai cittadini queste tre affermazioni: 1) “Una scuola unica e di stato è un pericolo per la democrazia” (Gramsci); 2) “Una scuola statale non è un progresso rispetto a quella privata e che niente è più ingiusto che fare parti eguali fra diseguali” (Don Milani); 3) “…..si sarebbe andati sempre più verso una scuola unica e di stato” (1942 dixit Bottai, Ministro dell’educazione fascista).