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SCUOLA/ Giulia (classico): vogliamo un prof che abbia negli occhi ciò che insegna

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Raffaello, La scuola di Atene (1509-10, particolare. Fonte: Wikipedia)  Raffaello, La scuola di Atene (1509-10, particolare. Fonte: Wikipedia)

Il 31 ottobre è uscito su Repubblica un articolo di Marco Lodoli, docente, giornalista e scrittore, dal titolo “La fine dell’umanesimo. Quell’altrove culturale dove vivono gli studenti”. Nell’articolo, tra l’altro, si legge: “(…) Quante volte negli ultimi anni ho raccolto dai miei colleghi sfoghi di questo genere: professori di lettere, storia, filosofia, arte che si sono ben preparati per la loro lezione e che finiscono a parlare nel vuoto, come radioline lasciate accese in un angolo, e a poco a poco si scaricano, si spengono malinconicamente. Perché accade questo, perché sembrano saltati i ponti e le rive si allontanano sempre di più? A riguardo mi sono fatto un’idea. Finita, esaurita, muta, forse non proprio morta e sepolta, ma di sicuro messa in cantina tra le cose che non servono più: la cultura umanista sembra aver concluso il suo ciclo, ai ragazzi non arriva più niente di tutto quel mondo che ha ospitato e educato generazioni e generazioni, che ha prodotto una visione del mondo complessa eppure sempre animata dalla speranza di poter spiegare tutto nel modo più chiaro, adeguato alla mente dell’uomo, alle sue domande, ai suoi timori”. 

La risposta di Giulia Guidi, 5° anno liceo classico.


L’occhio guarda, per questo è fondamentale. È l’unico che può accorgersi della bellezza; (…) la bellezza può passare per le più strane vie, anche quelle non codificate dal senso comune. Dunque la bellezza si vede perché è viva e quindi reale. Diciamo meglio che può capitare di vederla. Dipende da dove si svela. Ma che certe volte si sveli non c’è dubbio (…) Il problema è avere occhi e non saper vedere, non guardare le cose che accadono, nemmeno l’ordito minimo della realtà. Occhi chiusi. Occhi che non vedono più. Che non sono più curiosi. Che non si aspettano che accada più niente. Forse perché non credono che la bellezza esista. Ma sul deserto delle nostre strade Lei passa, rompendo il finito limite e riempendo i nostri occhi di infinito desiderio”.

Pier Paolo Pasolini descrive così il rapporto tra uomo e bellezza introducendo inevitabilmente il tema della libertà; eppure sul deserto delle nostre strade Lei passa, ci dice Pasolini, e di questo dobbiamo esserne certi. Credo che una scuola, qualsiasi essa sia, debba proporsi, mostrarsi ai suoi studenti, cioè a noi, con questa pretesa. Per niente di meno non varrebbe la pena studiare. Che il mondo stia cambiando, è vero, ma dire che gli uomini sono diversi, questa è una menzogna. Oggigiorno in una classe di liceo almeno la metà degli studenti non si stimano, non si riconoscono più e mettono così in atto svariate armi difensive, dal rifiuto della realtà all’accanimento verso di essa; gli uomini non si riconoscono più con il passato anzitutto perché non si riconoscono più con loro stessi.



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COMMENTI
04/11/2012 - La passione per la verità (ALESSANDRA MODUGNO)

Cara Giulia, grazie delle tue riflessioni e di avermi ricordato del diritto che voi studenti avete di avere in noi docenti dei testimoni di una passione per la verità - che è un altro nome della bellezza - motivo profondo e radicale che dovrebbe stare all'origine della nostra professione. Il vostro diritto al bello e al vero è il nostro stesso impegno a portarli alla luce. Si tratta del gioco di due responsabilità: la nostra, quella di accendere la vostra domanda e di indicarvi itinerari di risposta, la vostra, quella di sollecitarci a mantenere giovane la nostra passione - se essa si fosse affievolita o spenta -, o ad avere il coraggio di non occuparci di educazione se questa passione per il bello e il vero, che è passione per l'essere e per l'uomo in particolare, non l'abbiamo mai avuta, convinti che insegnare fosse una professione come le altre. Infine, un appello: giovani uomini e donne di qualità, nonostante tutti gli ostacoli posti da riforme deboli, ministri non fondati nella realtà, demotivanti e inadeguati concorsi, desiderate di impegnarvi a educare, cominciando ad esigere di essere orientati dagli adulti con cui avete relazione e preparandovi per essere adulti diversi da quelli da cui state ricevendo meno di quanto meritate e desiderate. Si tratta di impegnarsi a realizzare una "rivoluzione": fuori dalla scuola persone che non hanno avuto le doti per occuparsi d'altro, per le quali il lavoro è solo un diritto, che vivono la cultura in modo autoreferenziale.