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SCUOLA/ Maria Chiara (classico): caro Lodoli, Leopardi aiuta a usare l'iPad

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In primo luogo non posso essere d’accordo con Lodoli quando, per sostenere la totale rottura dell’attualità con il passato, afferma che “I nostri ragazzi (…) amano e odiano in un altro modo”. Poiché, se la forma con cui esprimiamo i nostri sentimenti è diversa, la sostanza resta la stessa. Per questo la cultura umanista è ancora vitale ed ha un senso, perché essa mette in evidenza le domande fondamentali dell’uomo, la sua vera essenza, il suo desiderio infinito; ciò che resta immutato in ogni epoca ed è strutturale nella natura umana. Domande come quelle di Leopardi − “a che tante facelle? che fa l’aria infinita, e quel profondo infinito seren? che vuol dir questa solitudine immensa? ed io che sono?” − ce le poniamo anche noi, seppure con altre parole, ora più che mai, in un mondo che sempre più si cerca di spogliare di ogni significato che trascenda la superficie. E sono proprio queste domande, questi bisogni imprescindibili dell’uomo a muovere la ricerca scientifica che ha portato ai progressi tecnologici che hanno tanto mutato la forma della nostra vita.

In secondo luogo, a queste affermazioni risponderei (ricordando un intervento del professor Zanetto, docente di letteratura e lingua greca nell’Università Statale di Milano) che il presente non può prescindere dal passato, in quanto il presente è l’ultimo di una serie infinita di attimi che partono dall’origine del tempo, e dunque è intimamente legato al passato. Perciò tanto più l’uomo cerca di innovarsi, tanto più torna alle origini, torna alla tradizione. Questo nella nostra vita quotidiana è riscontrabile a tutti i livelli: dai discorsi dei personaggi politici più evidenti che rispecchiano argomentazioni e dinamiche ciceroniane ed isocratee, ad uno degli ultimi numeri di Io donna che aveva in copertina una modella la cui posa richiamava volutamente la Nike di Samotracia. 

Perciò, senza sapere da dove veniamo, e dunque chi siamo, non possiamo andare da nessuna parte. Senza passato non c’è futuro. Quindi è terribile l’affermazione che “Non è detto che questo dichiarato disinteresse per la tradizione sia una pura sciagura”. Se così fosse sarebbe terribile!Dunque non è vero che è avvenuto un taglio netto con tutto ciò che c’era prima, perché la cultura umanista permette ancora oggi una lettura più approfondita e più completa della realtà. Permette di guardare alle cose con occhi diversi, notando dettagli che aprono un livello di comprensione maggiore. Esempi come quelli scritti sopra ve ne sono un’infinità. 

Ma la cosa più importante è che questa comprensione più approfondita del reale diventa sempre più indispensabile in un mondo come il nostro che, come dice Lodoli, ha il mito “dell’onnipotenza tecnologica”. Una tecnologia (frutto indiretto delle domande esplicitate nella cultura umanista) che apre all’individuo infinite possibilità, che le precedenti generazioni non avevano. Questo richiede alla persona un grado di consapevolezza maggiore per non perdersi nelle infinite possibilità o non lasciarsi inconsciamente guidare dall’opinione dominante, magari inculcata da un potere invisibile. 

 



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