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SCUOLA/ Ecco i prof che non vogliamo. Lettera aperta ai sindacati

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Spettabili dirigenti delle organizzazioni Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals Confsal, Gilda-Unams, Flc-Cgil,
la scuola è stata toccata in questo periodo da una sorta di tsunami, dopo che il governo con una iniziativa unilaterale ha minacciato di protrarre l’orario di servizio dei docenti da 18 a 24 ore, senza riconoscimento economico aggiuntivo e in cambio di un pugno di mosche (15 giorni di ferie da godere ad attività didattica sospesa). La mossa azzardata, che pare sul punto di rientrare, forse non è stata del tutto compresa nella sua gravità dall’opinione pubblica portata facilmente a sposare il cliché del docente fannullone, ma nelle scuole l’effetto è stato devastante, perché ha depresso una categoria già in ansia sulle sorti del proprio stato giuridico (blocco dei pensionamenti, scatti di anzianità non concessi, contratto scaduto e non rinnovato).

Sono le ragioni per le quali avete decretato la mobilitazione che porterà allo sciopero generale della scuola il 24 novembre prossimo. Ora, posto che l’arbitrario innalzamento dell’orario di servizio sia annullato, com’è auspicabile e ancora tutto da verificare, in seguito all’accoglimento nella legge di stabilità dell’emendamento presentato dalla maggioranza di governo nella VII commissione Cultura alla Camera, gli obiettivi della mobilitazione proclamata dalle vostre organizzazioni si concentrano sul recupero della progressione di anzianità. Com’è noto a chi vive nella scuola, infatti, gli scatti economici maturati nel 2010 sono stati pagati agli aventi diritto, mentre per quanto riguarda il 2011 è ancora tutto in alto mare. 

Nel documento che spiega le ragioni dell’agitazione in corso e che si può leggere sui vostri siti, voi chiarite molto bene che “le progressioni per anzianità rappresentano da sempre l’unico elemento di sviluppo delle retribuzioni per il personale scolastico”. È questo l’elemento qualificante della vostra battaglia? In realtà, nel documento citato, voi allargando il discorso evidenziate che in questo momento (ma quando mai è accaduto il contrario?) il governo non riflette come dovrebbe “sui tempi di lavoro nella scuola come fattore da considerare in una più articolata e complessa definizione dei profili professionali della docenza, obiettivo su cui impegnare il prossimo rinnovo contrattuale”. 



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