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SCUOLA/ I tecnici davanti ai licei? E' la rivincita della crisi

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Non si tratta solo di formazione né solo di componenti di tipo psicologico. Un'area come quella tecnica deve orientare attraverso laboratori, prodotti reali, collaborazioni con aziende ed enti, anche di ricerca.

 

Ma le aziende oggi collaborano realmente con le scuole?

 

Sì. Di solito è l'alternanza scuola-lavoro la strategia che viene usata per ancorare maggiormente l'istituto tecnico al contesto economico e sociale istituzionale. Inoltre è il comitato tecnico scientifico, cioè le nuove strutture di indirizzo dell'istituto, a favorire questi rapporti. Il sistema degli studi tecnici insomma è molto ben legato con il contesto economico. Sono venute meno quelle sconnessioni che si manifestavano negli anni 90. Molti istituti lavorano in questa direzione, e tendono a creare delle vere e proprie comunità professionali che consistono in intese forti tra sistema economico e sistema informativo garantito anche dagli enti locali.

 

La crisi ha influito sul quadro generale?

 

La crisi ha ovviamente influito, perché non si può mandare un ragazzino a fare uno stage là dove c'è, ad esempio, una cassa integrazione. Ci sono difficoltà obiettive, è vero, ma si può sperare che adesso, con i segnali positivi che cominciano a manifestarsi, il rapporto con le aziende torni a essere positivo.

 

E' stata la crisi a portare un maggior numero di ragazzi verso le scuole tecniche?

 

Questa crisi è stata provvidenziale da questo punto di vista. Ha rimesso al centro della scelta delle famiglie, dei ragazzi e in parte anche delle scuole il tema del lavoro. Non più il lavoro strumentale teso a reperire un reddito per poi realizzarsi nel tempo libero, ma facendo sì che il lavoro sia inteso come espressione di sé e servizio al bene comune. Nelle scuole si era creato un distacco tra cultura ed etica del lavoro.

 

E questo cosa comportava?

 

In una società comoda, mediamente benestante, uno dei segnali più negativi che appaiono nella scelta dei ragazzi è che le scelte sono disancorate dal contesto sociale ed economico, come se i giovani potessero sostanzialmente vivere alle spalle delle famiglie. La crisi ha scosso questa situazione e ha fatto emergere l'importanza di scelte consapevoli orientate a un inserimento lavorativo, all'assunzione di ruoli sociali veri. Non a rimandare continuamente, in un percorso estenuante fino alla fine dell'università, il rapporto con il mondo reale.



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