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SCUOLA/ In Italia avremmo bisogno di Obama o Romney, fa lo stesso…

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Non sono un esperto di politica americana, ma ho seguito come meglio ho potuto attraverso internet e i social network la campagna elettorale per la corsa alla Casa Bianca e, tra i tanti aspetti che mi hanno affascinato e colpito, vi è stata la sorpresa che uno dei temi al centro del dibattito fosse quello dell’educazione. Così centrale che, in una fase concitata dell’ultimo confronto televisivo, il candidato repubblicano Romney si è trovato a ribadire più volte e con fermezza “I love teachers, I love teachers!” per ribattere alle accuse dello sfidante Obama. Durante il precedente agone televisivo del 3 ottobre, sempre Romney ha affermato, con una certa malcelata soddisfazione, che lui ama “le grandi scuole del Massachusetts. Le nostre scuole si sono classificate numero uno tra tutti i 50 Stati e la chiave per le grandi scuole è: grandi maestri. Quindi io respingo l’accusa di non credere nei grandi maestri!”.

Certo, anche negli States il corpo docente è numeroso e rappresenta una buona fetta di elettorato, ma questa constatazione non basta a giustificare che due tra i più importanti discorsi delle convention abbiano avuto al centro il tema education. Alla convention democratica di Charlotte, Julian Castro, sindaco di San Antonio, ha tenuto il keynote speech: il giorno dopo molti quotidiani hanno titolato il suo discorso con un emblematico “It starts with education”. Nel cuore del suo intervento Julian Castro ha ricordato quando andava al college con suo fratello, dove ha incontrato persone brillanti e intelligenti che pur avendo “lo stesso talento, lo stesso cervello, gli stessi sogni”, non hanno potuto proseguire gli studi con loro fino ad Harvard e a Stanford per difficoltà economiche. E il giovane sindaco democratico ha così concluso: “Ho capito che la differenza non era l’intelligenza. La differenza era l’opportunità. E noi dobbiamo investire in opportunità per l’oggi, per la prosperità di domani”.

Allo stesso modo, alla convention dei repubblicani a Tampa in Florida, ha suscitato una vera e propria ovazione l’intervento del governatore del New Jersey, Chris Christie: “Noi crediamo che la maggioranza degli insegnanti in America è consapevole che il nostro sistema deve essere riformato per mettere davanti a tutto gli studenti e permettere all’America di essere competitiva. Gli insegnanti non lo fanno per diventare ricchi o famosi. Loro insegnano perché amano i bambini”. E poi ha concluso con un attacco ai democratici: “They believe in teacher's unions [sindacati]. We believe in teachers!”. 



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COMMENTI
06/11/2012 - ottima provocazione (Anna Di Gennaro)

Resta il fatto che l'home-schooling è nato negli USA e si è diffuso anche qui, ma questa è un'altra storia...