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SCUOLA/ Di Menna (Uil): la vera "partita" dei prof è quella del contratto

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In merito ad una nuova stagione che punti ad un vero riconoscimento dell’impegno, della professionalità, della qualità del lavoro, della valutazione anche in riferimento agli standard dei livelli di apprendimento, è proprio quello che vorremmo. Purtroppo ormai assistiamo ad una serie di interventi che di fatto riducono una questione vitale per la qualità della nostra scuola a questione convegnistica di cui gli insegnanti prima di noi sono stufi. Il governo continua a bloccare contratto e retribuzione. Risorse finanziarie per sostenere la professionalità non vengono neanche ipotizzate. Quindi semplicemente la questione non è al momento all’ordine del giorno. Servirebbe un Governo e una politica economica che puntino sulla qualificazione della spesa pubblica, spostando risorse da sprechi e prebende ormai fuori del tempo e dell’Europa a favore della istruzione: occorrerebbe rispondere alle domande poste dalla Commissione europea al momento in cui nasceva il Governo tecnico. Ciò che non è stato fatto e che ormai toccherà al Governo che uscirà dalle elezioni. 

Se ci saranno queste condizioni la Uil Scuola si presenterà preparata, perché dopo 12 anni di scuola dell’autonomia tante scuole e tanti insegnanti hanno di fatto praticato esperienze molto significative di articolazione della funzione docente, dalla ricerca didattica, al tutoraggio, alla formazione in servizio, al coordinamento dei processi innovativi. La scuola reale è molto avanti; sarebbe sufficiente una forte scossa di sburocratizzazione. In questo ambito, a livello di reti di scuola, si possono prevedere attività che rappresentino una vera carriera che non prefiguri il far altro dall’insegnamento, ma al contrario l’esaltazione della specificità che risiede nella didattica e nel partecipare al processo educativo, essenza della funzione docente. Tutto ciò si può realizzare al meglio per via contrattuale, perché rappresenta uno strumento flessibile. 

Su questo non vedo cosa c’entri la separazione della aree contrattuali tra docenti e Ata. Già oggi il contratto è impostato su due distinte aree perché profondamente diversi sono i profili professionali. Si possono maggiormente distinguere le aree, ma un intreccio di rappresentanza contrattuale può favorire la soluzione di problemi che attengono al buon funzionamento della scuola. Su questo aspetto si è fatta molta confusione e troppa propaganda. Non è qui che nasce la così detta impiegatizzazione, ma nell’abbassamento delle retribuzioni. Chi impedisce di destinare risorse specifiche per l’area docente finalizzate al riconoscimento e alla valorizzazione professionale? Lo dico per convinzione ed esperienza, la soluzione è in capo a come il governo vuole riconoscere tale funzione.

Anche la questione anzianità va certo affrontata, ma in modo laico. Senza pregiudizi; le differenze retributive con altri Paesi europei addirittura con il tempo si allargano. Insomma, c’è materia di cui discutere, ma francamente vorrei discuterne per contribuire a soluzioni concrete che gli insegnanti italiani meritano, non in modo convegnistico in quanto la scelta attuale del Governo è semplice: blocco del contratto e delle retribuzioni.



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COMMENTI
08/11/2012 - Lo sciopero è un gioco delle parti (Gianni MEREGHETTI)

Lo sciopero è un gioco delle parti, questa è la tristezza di questa mobilitazione che parte scontata e rischia di finire già prima che inizi. Che cosa significa scioperare contro un governo che di fatto è in scadenza? e perché mai scioperare contro un governo che non può fare quella riforma strutturale sempre più urgente? C'è da protestare e come, ma lo sciopero è un gioco delle parti, l'atto dovuto e che tutti aspettano dal mondo sindacale. Non uno sciopero, ma il blocco della burocrazia, non questo diffuso andare contro studenti e genitori, ma mandare a vuoto i meccanismi di una scuola che si svende sempre di più alla rete! oggi più dello sciopero varrebbe una mobilitazione che porti all'attenzione di tutti la bellezza dell'insegnare, più che le lamentele che provocano le opinioni più diverse sarebbe interessante far emergere quanto sia affascinante insegnare, questa è la mobilitazione che urge, insegnanti, studenti e genitori che finalmente si chiedono perché insegnare sia così importante oggi, perché insegnare edifichi l'umano! Questo è il problema serio, non scioperi che lasciano tutto tale e quale, ma un impeto di costruzione, la decisione di fare di quel che si rischia ogni mattina in classe il punto di interesse per tutti, proprio come vi era scritto su una parete della scuola di Barbiana, "I CARE".