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SCUOLA/ Perché i giovani non sanno più argomentare?

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Chi sceglie l’argomentazione, sceglie una strada idealmente ragionevole, escludendo i tentativi di persuasione “a qualunque costo”, la violenza e l’inganno e accetta di sottoporre la propria tesi al vaglio della ragione dell’altro. È importante ricordare, d’altronde, che insegnare retorica intesa in senso argomentativo significa anche dotarsi di una serie di strumenti per scoprire le manipolazioni e difendersi dagli imbrogli. Non a caso, da sempre, nei manuali di retorica e argomentazione è incluso un capitolo sulle fallacie (o sofismi), ovvero sugli errori, di natura logica e comunicativa, da cui guardarsi.

Terzo. Verso l’ora di retorica? Insegnare la retorica a scuola come disciplina a sé stante, come si è fatto per tanti secoli in Europa e come si fa ancora in diversi Paesi di tradizione anglosassone, è certamente auspicabile. D’altra parte, “confinare” la retorica a un insegnamento specifico risulterebbe forse riduttivo; non è necessario attendere un cambiamento dei programmi scolastici per insegnare seriamente una retorica argomentata. C’è un modo di insegnare la retorica che è dare le ragioni, chiedere le ragioni, lasciare spazio a un dialogo argomentato. E questo può avvenire in tutte le ore di lezione già previste dal curriculum. Si tratta di educare all’uso della ragione rispetto agli oggetti diversi che la scuola propone.

Ad esempio, un atteggiamento argomentativo presuppone che non basti prendere posizione ma che un “punto di vista” debba essere sostenuto da ragioni; che la posizione dell’altro debba essere considerata, per il valore di verità che potenzialmente può portare; che il dialogo (anche in classe) non sia l’arte del compromesso ma la sfida condivisa ad avvicinarsi ad una soluzione più vera, e così via. Da questo punto di vista, fra l’altro, non c’è un’età minima (o un livello scolastico minimo) per cominciare ad affacciarsi alla retorica, perché non c’è un’età minima per il desiderio e l’impegno di sostenere quello che si desidera, di convincere l’altro; e fa parte dell’impegno educativo accompagnare queste mosse del desiderio con una prospettiva di persuasione ragionevole. 

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