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SCUOLA/ Chi ha eliminato la ragione del cuore?

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Michelangelo, Pietà Rondanini 1552-64 (Immagine d'archivio)  Michelangelo, Pietà Rondanini 1552-64 (Immagine d'archivio)

Perché un bambino contento impara di più? In questa domanda, e ancor più nella risposta, si nasconde una visione dell’uomo che il razionalismo e il sentimentalismo che abitualmente respiriamo, nella scuola e fuori, hanno censurato. Non solo; vi si cela anche il pesante bilancio di una scuola che crede di educare, quando in largissima parte si limita ad istruire. Le due cose, infatti, sono profondamente diverse. È una ragione integrale che manca, oggi, nell’educazione. A fare difetto - però - non è un algoritmo razionale, o il guizzo del genio, ma la ragione emotiva. Se le emozioni non sono infatti comprese nella loro vera natura ed educate, impazziscono, e quel che rimane è una razionalità monca. Davvero, allora, per salvare la scuola occorre un ampio giro, più lungo di quanto normalmente si pensi. È il tema affrontato da Manuela Cervi ne La ragione del cuore. Antropologia delle emozioni (Cantagalli), da poco in libreria. IlSussidiario.net ne ha parlato con l’autrice.

Nel suo lavoro lei studia, riabilitandola, la ragione emotiva. Innanzitutto ci spieghi come queste due parole possono stare insieme.

Non riabilito la ragione emotiva. La introduco. Storicamente, al di fuori di ambiti razionalistici che hanno la loro origine in una parte del pensiero greco classico, che influenzano un certo percorso della scienza in epoca moderna, e che ispirano positivismo e idealismo, c’è sempre stata in Occidente la consapevolezza di una ragione ampia, robusta, energica, vitale, strumento dell’uomo per entrare in tutta la realtà, per conoscerla e amarla. Eppure, questa consapevolezza è stata come incanalata in percorsi carsici più o meno sotterranei, che l’hanno spesso celata. Poi, sul versante psicologico a partire dagli anni 60, e sul versante filosofico a partire dagli anni 80, un manipolo di studiosi è riuscito a dimostrare l’intrinseca capacità cognitiva, di pensiero, dell’emozione e in particolare la sua capacità valutativa. Io ho mostrato come e perché questa capacità valutativa sia parte costitutiva del nostro pensare. Non mi risulta - ad oggi – che sia mai stato introdotto il costrutto di ragione emotiva.

Che cos’è un’emozione?

L’emozione, ogni umore, passione o consolidato atteggiamento, sono la modalità che noi tutti continuamente mettiamo in gioco per valutare la realtà rispetto a quanto essa possa o meno garantirci la vita.

Lei scrive: «gli istinti appartengono già alla dinamica emotiva umana; neppure per loro vale il rigido determinismo (stimolo-risposta) del solo livello organico. (...) L’errore consiste nell’interpretare l’istinto umano come biologico, quand’esso è invece al livello biologico di una struttura antropologica, che va molto al di là di esso». Può spiegare?

Ad esempio l’istinto di conservazione mi spinge a vivere, come accade per gli animali, ma se io non trovo una ragione adeguata per vivere, posso suicidarmi; gli animali non lo fanno. Oppure l’istinto alimentare mi spinge a mangiare, come accade per gli animali, eppure io posso decidere di digiunare se ho una ragione adeguata per farlo; gli animali no. Nell’uomo il livello organico è inserito in una struttura complessiva, che contempla anche un io ovvero una libertà, una ragione, una coscienza.

Cioè il livello antropologico.



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