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SCUOLA/ Chi ha eliminato la ragione del cuore?

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Michelangelo, Pietà Rondanini 1552-64 (Immagine d'archivio)  Michelangelo, Pietà Rondanini 1552-64 (Immagine d'archivio)

Che insegnano in maniera razionalistica ovvero con metà della ragione. Quando io metto in campo o vedo mettere in campo la curiosità, l’interesse, l’aspettativa, la passione, il gusto, la sensibilità, la sicurezza, lo stupore, la meraviglia, la simpatia, la stima, l’entusiasmo, la gioia fino alla felicità, cioè fino alla percezione del senso delle cose, i ragazzi si riaccendono, si illuminano, e fanno con naturalezza passi da gigante ritenuti impossibili.

A conclusione del suo lavoro, a proposito della necessità di ricostruire una ragione integrale, lei riserva un posto speciale alla bellezza. Perché?

Dalla riduzione della ragione ovvero della capacità conoscitiva, ho mostrato come derivi la condizione in cui i ragazzi si trovano oggi, caratterizzata sul versante razionale da dualismo, esperienzialismo, concettualismo, logicismo, tecnicismo, determinismo, meccanicismo, progressismo, scetticismo, agnosticismo, nichilismo, relativismo, positivismo, materialismo, utilitarismo, fideismo; e sul versante relazionale da riduzionismo, sentimentalismo, emotivismo, edonismo, estetismo, moralismo, soggettivismo, individualismo, narcisismo, collettivismo, cinismo, eticismo, manicheismo, fondamentalismo…

Mi sta facendo un elenco di parole!

Non è un elenco di parole ma la pesantissima eredità che gli adulti hanno consegnato loro. Rispetto a questa situazione le principali risorse educative diventano – in sintesi − la ricerca della verità come scopo del conoscere; lo sviluppo di tutte le capacità elaborative e astrattive, e in particolare della capacità di giudizio critico; l’esperienza della bellezza. Sarebbe più corretto parlare di esperienza di tutti i trascendentali (esperienza del bene, di essere amati e stimati, della verità delle cose, della giustizia, ecc.), ma alcuni di essi (come verità, giustizia, ecc.) sono stati così profondamente ideologizzati, da risultare concettualmente ambigui, mentre la bellezza possiede una concretezza irriducibile.

 



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