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SCUOLA/ Cronaca di un'occupazione ai tempi di "Feisbuc"

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La massa, la maggioranza, come reagisce? In modo variegato. Vota per l’occupazione, ma poi non la fa. Se ne sta a casa (è il partito maggioritario). Oppure (una minoranza coraggiosa) entra lo stesso e fa anche lezione con i docenti che sono in classe, manifestando in questo modo il proprio dissenso. Ovviamente questa “cosa” nata su Facebook e del tutto estemporanea divide gli studenti, invece di unirli. Perché i “rivoluzionari” si sentono degli eroi e sparano giudizi sugli altri (specie quelli che entrano) che sono colpevoli di non allinearsi.

Il dissenso non è previsto. Se, per esempio, tre studenti di una classe entrano, tutti gli altri si scatenano sulla pagina di Facebook e li insultano tranquillamente, con la storia che in questi casi “bisogna essere una classe” (mentre poi tutti i santi giorni ognuno si fa gli affari propri e coltiva il proprio gruppetto contrapposto agli altri).

Comunque in tv e sui giornali ci va una minoranza, una vera e propria minoranza, e nemmeno del tutto informata. Ma sembra una maggioranza che è al corrente di tutti i progetti di riforma che gravitano intorno al pianeta scuola. E allora ecco i commenti sulla “protesta degli studenti”, sul disagio dei giovani. Ecco i politici che prendono sul serio questo tipo di riti novembrini; queste fughe dalla scuola in nome della scuola; queste difese di un triste presente in nome del proprio futuro; queste manifestazioni che dopo qualche giorno si sciolgono come neve al sole, con gli studenti che tornano buoni buoni sui loro banchi, in un’apatica e borghese indifferenza, come se nulla fosse successo (ah, quelle righe di Manzoni sui moti popolari!).

Cosa resta? Quella notte a dormire insieme in palestra. “Ci vado anch’io”, mi diceva una ragazza. “Perché?”. “Professo’, se non le fai adesso, queste cose, quando le fai?”.



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