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SCUOLA/ Il programma di Bersani? Prof burocrati e soldi pubblici

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Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani (InfoPhoto)  Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani (InfoPhoto)

Che dire, a nostra volta? Il nocciolo del programma sono gli organici da dilatare e i finanziamenti da aumentare. Tutti i Rapporti internazionali, ultimo il Pearson Learning Curve, fanno rilevare che non esiste correlazione significativa tra investimenti e risultati di apprendimento. Ma per Bersani, contro ogni evidenza empirica e scientifica, la salvezza della scuola è affidata ai soldi spesi principalmente per aumentare i posti di lavoro. 

Il punto di vista che viene adottato è quello della condizione salariale del personale della scuola. Di tutto ciò che pure ha occupato la sinistra ai tempi di Luigi Berlinguer non c’è più neppure l’ombra. Le questioni del curriculum, delle competenze-chiave, degli ordinamenti, degli assetti istituzionali, della formazione, assunzione e reclutamento degli insegnanti, della valutazione ecc… sono scomparse dall’orizzonte di una sinistra che si dice riformista e innovatrice e che, viceversa, è in piena regressione culturale e si mette alla coda della mobilitazione conservatrice di una consistente minoranza di insegnanti. Le piattaforme di lotta degli insegnanti che si riconoscono nella Flc e che sono confluite nello sciopero del 24 novembre 2012 convergono tutte quante nel respingere ogni riforma della governance, persino quella timidissima prevista dal ddl 953, nel ridurre la dimensione pubblica a quella statale, nel respingere ogni nuova organizzazione della didattica, nel voler conservare il solipsismo docente, nel liquidare ogni ipotesi di differenziazione di carriera e di stipendio eccetera eccetera. Bersani raccoglie e rilancia.

Peccando di buonismo, si potrebbe provare a sostenere la tesi audace che per ottenere il consenso, determinante ai fini della vittoria elettorale, dell’universo scolastico (8 milioni di studenti, quattro milioni di famiglie, un milione di insegnanti, migliaia di amministrativi sparsi tra il ministero centrale, le direzioni scolastiche regionali e i provveditorati, 200mila ata) Bersani-Vendola oggi presentino furbescamente una piattaforma che rispecchia gli interessi in campo così come sono, ma domani, con la vittoria in mano, faranno un salto mortale di innovazione. Sarebbe un innocente esercizio di doppiezza neo-togliattiana. Ma, quand’anche e per assurdo, l’esperienza insegna che i voti raccolti su piattaforme conservatrici per vincere le elezioni fanno poi sentire tutto il loro peso frenante, quando il governo tenti di fare qualche riforma. 

Paradigmatica resta l’esperienza dell’opposizione di centro-destra alle proposte di riforma di Luigi Berlinguer nel periodo 1996-2000. Essa raccolse consensi massicci contro il “concorsone” e, in particolare, contro la riforma degli ordinamenti del 7+5 (che facevano saltare la scuola media e abbassavano a 18 anni l’età di uscita): ambedue le riforme andavano a toccare ingenti interessi corporativi. Solo che, una volta arrivato al governo, il centro-destra seppellì la questione docenti, mantenne i 19 anni di uscita, non perfezionò l’autonomia, affidata solo all’iniziativa del ddl 953, lasciato poi in cantina. La Moratti incontrò subito l’ostilità ad ogni riforma di quella tigre cui il centro-destra aveva lisciato il pelo per ottenerne qualche voto. E lo scenario sarebbe lo stesso, a parti rovesciate. Ma, appunto, quella buonista è un’ipotesi del terzo tipo... 



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COMMENTI
02/01/2013 - L'ignoranza e le buone intenzioni (giulia sidoti)

Sebbene condivida lo spirito disilluso di Cominelli e rimpianga i tempi della Moratti, nutro qualche tenue speranza riguardo alle intenzioni di Bersani. Bersani sa che alla base di ogni sviluppo economico e sociale vi è il funzionamento della scuola e si oppone (almeno a parole), alla politica dei tagli operati a discapito di quella pubblica, che una volta impoverita del tutto e inadeguata, verrebbe lentamente sostituita da quella privata, finanziata e rispondente ad interessi di parte. Pertanto la pubblica finirebbe col somigliare sempre più a quella delle periferie statunitensi, ovvero la scuola per poveri, dove i docenti avrebbero ancor meno di quanto non abbiano oggi.Tutto questo, a mio parere, ci riporterebbe molto indietro nel tempo, ai tempi in cui si istruiva e si laureava solo chi poteva permetterselo. Il discorso di Cominelli è di più alta elevatura e tocca aspetti molto più sostanziali, che riguardano tutto il "sistema di formazione scuola" riguarda ancora l'avvento di una prospettiva di carriera "altamente professionale" dei docenti, ma non possiamo staccare i nostri piedi da terra e ricordare che è cristianamente giusto far sì che tutto questo sia possibile democraticamente a tutti e secondo i canoni, non della democrazia americana, ma badando agli aspetti pratici dei contesto italiano, quindi, per il momento, mi auguro che Bersani, pur molto"ignorante" in fatto di necessità e qualità della scuola, possa quanto meno frenare il suo futuro impoverimento.

 
13/12/2012 - Mia risposta (Maria Rizzuto)

Vecchi l'ho virgolettato.. ovvio che non ce l'avessi con Cominelli, che conosco e stimo.. Aggiungo che Cereda è il mio ex Ds preferito :-) In sintesi: essere vecchio non significa essere vecchio anagraficamente.

 
12/12/2012 - Una risposta a Cominelli (Franco Labella)

Per chi fosse interessato ho pubblicato altrove l'articolo preannunciato. Lo si può trovare su Internet e se non pubblico il link è per elementari ragioni di netiquette.

 
11/12/2012 - In attesa di un intervento... (Franco Labella)

Riservandomi una risposta sullo specifico vorrei un chiarimento dalla collega Rizzuto che nel suo commento chiede un passo INDIETRO dei "vecchi": ma ce l'aveva anche con l'autore dell'articolo? Perché è vero che Berlusconi ha dichiarato di sentirsi più giovane politicamente di Casini e Bersani ma non mi pare che Cominelli sia un giovane commentatore (con la t) delle ipotesi di politiche scolastiche. E' vero che finalmente scrive FLC e non Cgil scuola ma non mi pare, di primo acchito, che la sua analisi faccia giustizia dei luoghi comuni. Insomma se il proletariato vive ancora e la talpa scava, Cominelli non mi pare che legga le analisi altrui con l'IPAD. Ipotizzo che, anzi, sia un cultore perfino della macchina da scrivere. Ma queste sono facezie, il seguito, più serio, arriverà. Visto però il titolo del commento di Cereda, suggerirei, a proposito di vizi capitali, la lettura dell'intervento, su Repubblica di ieri, di Salvatore Settis con un giudizio, poco evangelico?, sull'operato di un altro ministro tecnico e cioè Ornaghi. Spero la citazione non disturbi Cominelli perchè pure Settis è un conservatore: cita perfino, a proposito della scuola, l'art. 33 della Costituzione. Roba vecchia, da buttare anche perché in fondo il 31 dicembre è vicino. Uomini nuovi, scuola nuova e noi confidiamo nelle analisi di Cominelli e D'Avolio...

 
10/12/2012 - meglio 10 comandamenti che 7 (sacramenti, o virtù) (Claudio Cereda)

Come dici mancano la governance senza la quale l'organico funzionale è inutile (Consiglio di amministrazione, stakeholders, DS, poteri e responsabilità del Collegio Docenti), manca un ragionamento serio sull'Alternanza Scuola Lavoro, mancano autonomia e competitività tra istituzioni scolastiche. Per esperienza mia la scuola italiana è piena di bravi docenti che non aspetterebbero altro; votano PD ma non si ritrovano nella linea FLC-Puglisi. Le proposte di Bersani oltre che deboli mi pare che indichino la solita ignoranza sui problemi reali della scuola oltre alla mancanza di una visione progettuale di taglio europeo.

 
10/12/2012 - Io sono più ottimista! (Maria Rizzuto)

Concordo sull'analisi del ruolo del sindacato in generale e di Cgil- Bersani,in particolare. Ma non è certo colpa di noi "giovani" e, aggiungerei, del Nord se ha vinto Bersani! Detto questo però, io sento che invece le cose stanno cambiando. Sabato, ad un incontro pubblico con Ambrosoli, una sindacalista ha fatto un intervento sulla formazione professionale, in linea con le politiche conservatrici di cui si è parlato nell'articolo. Umberto Ambrosoli ha replicato insistendo sulle parole: merito, trasparenza, innovazione. Io sento che le cose stanno cambiando... per accelerare il processo, sarebbe però utile che voi tutti: sindacati, esperti "vecchi" del mondo della scuola, conservatori in genere, facciate un LUNGO passo indietro!