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SCUOLA/ Il programma di Bersani? Prof burocrati e soldi pubblici

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Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani (InfoPhoto)  Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani (InfoPhoto)

Il confronto delle primarie del centro-sinistra ha fatto emergere vincitore l’asse Bersani-Vendola. Si tratta di un asse politico, fondato su una visione del Paese e su spezzoni di programmi. Al netto di qualche indeterminatezza tattica sulle policies, lo scontro è stato limpido, visibile, salutare per chi doveva scegliere il candidato premier e, soprattutto, votare alle prossime elezioni regionali e politiche.

Qui interessano, al momento, le idee del vincitore, in particolare quelle relative alle politiche dell’istruzione. L’on. Bersani ha rilasciato una lunga e dettagliata dichiarazione sulla scuola. E questo è un fatto positivo. Non accade mai nelle campagne elettorali. Ma i contenuti della Dichiarazione lo sono, ahimé, molto meno. La Dichiarazione, letta sinotticamente con quella della senatrice Mariangela Bastico, già sottosegretaria del ministro Fioroni dal 2006 al 2008, che affonda definitivamente al Senato il ddl 953 (“Aprea”), configura un’organica piattaforma conservatrice, quale già espressa dalla Flc-Cgil, la mitica Federazione dei lavoratori della conoscenza. Dove “mitico” segnala la permanenza, all’inizio del XXI secolo, di un lessico in uso nelle organizzazioni proletarie della seconda metà del XIX secolo. Chiunque lavori è un proletario! Coerente, si intende! Perché gli insegnanti vivono ormai in una condizione di un modernissimo proletariato pubblico, che la Cgil ha contribuito a creare e che vuole confermare.

Dice, dunque, Bersani: “Negli ultimi anni la scuola e gli insegnanti sono stati umiliati e colpiti con continui tagli e con riforme che hanno creato disagi e disuguaglianze enormi... La scuola paga errori fatti negli ultimi anni, ma ora è il momento di dire con chiarezza che non c'è democrazia senza istruzione. Per questo motivo nella prossima legislatura bisognerà fare un ragionamento di tipo costituente per mettere in sicurezza un sistema barcollante e per restituire dignità e risorse alla scuola pubblica e ruolo, rilievo e dignità agli insegnanti”.

Da questa premessa, di cui l’affermazione più interessante è la promessa di un “ragionamento di tipo costituente”, seguono sette punti di programma.

1. Assegnare un organico funzionale stabile per almeno un triennio ad ogni scuola. 2. Un piano pluriennale per estendere la rete di asili nido e raggiungere l'obiettivo del 33% di copertura dei posti imposto dall'Europa. 3. Cancellare il Maestro unico della Gelmini per riportare in vetrina i gioielli di famiglia del sistema scolastico italiano: tempo pieno e modulo a 30 ore con le compresenze nella primaria. 4. Scuole aperte tutto il giorno, per permettere agli studenti di studiare a scuola da soli o in compagnia, per fare sport, musica e teatro. Perché le scuole diventino il cuore di quartieri e città. 5. Lotta alla dispersione scolastica, perché nessuno sia lasciato indietro. Dimezzare la dispersione come chiede l'Europa 2020 richiede interventi mirati, percorsi individualizzati, tempi distesi per l'apprendimento. 6. Un piano straordinario per l'edilizia scolastica. Oggi il 64% delle scuole non rispetta le norme di sicurezza. È una vera emergenza nazionale. Servono interventi urgenti: - allentare il patto di stabilità interno per quegli enti locali che investono nella ristrutturazione o nella edificazione di nuove scuole, incentivando la costruzione di scuole con ambienti di apprendimento innovativi ed eco sostenibili. - rifinanziare la nostra legge 23, che permetteva un'accorta pianificazione degli interventi di concerto con gli enti locali - offrire ai cittadini e alle cittadine la possibilità di destinare l'8 x mille dello Stato, in modo mirato all'edilizia scolastica. 7. Rilanciare l'istruzione e la formazione tecnica e professionale, perché siamo stati un grande paese industriale, quando abbiamo avuto i grandi periti industriali”.



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COMMENTI
02/01/2013 - L'ignoranza e le buone intenzioni (giulia sidoti)

Sebbene condivida lo spirito disilluso di Cominelli e rimpianga i tempi della Moratti, nutro qualche tenue speranza riguardo alle intenzioni di Bersani. Bersani sa che alla base di ogni sviluppo economico e sociale vi è il funzionamento della scuola e si oppone (almeno a parole), alla politica dei tagli operati a discapito di quella pubblica, che una volta impoverita del tutto e inadeguata, verrebbe lentamente sostituita da quella privata, finanziata e rispondente ad interessi di parte. Pertanto la pubblica finirebbe col somigliare sempre più a quella delle periferie statunitensi, ovvero la scuola per poveri, dove i docenti avrebbero ancor meno di quanto non abbiano oggi.Tutto questo, a mio parere, ci riporterebbe molto indietro nel tempo, ai tempi in cui si istruiva e si laureava solo chi poteva permetterselo. Il discorso di Cominelli è di più alta elevatura e tocca aspetti molto più sostanziali, che riguardano tutto il "sistema di formazione scuola" riguarda ancora l'avvento di una prospettiva di carriera "altamente professionale" dei docenti, ma non possiamo staccare i nostri piedi da terra e ricordare che è cristianamente giusto far sì che tutto questo sia possibile democraticamente a tutti e secondo i canoni, non della democrazia americana, ma badando agli aspetti pratici dei contesto italiano, quindi, per il momento, mi auguro che Bersani, pur molto"ignorante" in fatto di necessità e qualità della scuola, possa quanto meno frenare il suo futuro impoverimento.

 
13/12/2012 - Mia risposta (Maria Rizzuto)

Vecchi l'ho virgolettato.. ovvio che non ce l'avessi con Cominelli, che conosco e stimo.. Aggiungo che Cereda è il mio ex Ds preferito :-) In sintesi: essere vecchio non significa essere vecchio anagraficamente.

 
12/12/2012 - Una risposta a Cominelli (Franco Labella)

Per chi fosse interessato ho pubblicato altrove l'articolo preannunciato. Lo si può trovare su Internet e se non pubblico il link è per elementari ragioni di netiquette.

 
11/12/2012 - In attesa di un intervento... (Franco Labella)

Riservandomi una risposta sullo specifico vorrei un chiarimento dalla collega Rizzuto che nel suo commento chiede un passo INDIETRO dei "vecchi": ma ce l'aveva anche con l'autore dell'articolo? Perché è vero che Berlusconi ha dichiarato di sentirsi più giovane politicamente di Casini e Bersani ma non mi pare che Cominelli sia un giovane commentatore (con la t) delle ipotesi di politiche scolastiche. E' vero che finalmente scrive FLC e non Cgil scuola ma non mi pare, di primo acchito, che la sua analisi faccia giustizia dei luoghi comuni. Insomma se il proletariato vive ancora e la talpa scava, Cominelli non mi pare che legga le analisi altrui con l'IPAD. Ipotizzo che, anzi, sia un cultore perfino della macchina da scrivere. Ma queste sono facezie, il seguito, più serio, arriverà. Visto però il titolo del commento di Cereda, suggerirei, a proposito di vizi capitali, la lettura dell'intervento, su Repubblica di ieri, di Salvatore Settis con un giudizio, poco evangelico?, sull'operato di un altro ministro tecnico e cioè Ornaghi. Spero la citazione non disturbi Cominelli perchè pure Settis è un conservatore: cita perfino, a proposito della scuola, l'art. 33 della Costituzione. Roba vecchia, da buttare anche perché in fondo il 31 dicembre è vicino. Uomini nuovi, scuola nuova e noi confidiamo nelle analisi di Cominelli e D'Avolio...

 
10/12/2012 - meglio 10 comandamenti che 7 (sacramenti, o virtù) (Claudio Cereda)

Come dici mancano la governance senza la quale l'organico funzionale è inutile (Consiglio di amministrazione, stakeholders, DS, poteri e responsabilità del Collegio Docenti), manca un ragionamento serio sull'Alternanza Scuola Lavoro, mancano autonomia e competitività tra istituzioni scolastiche. Per esperienza mia la scuola italiana è piena di bravi docenti che non aspetterebbero altro; votano PD ma non si ritrovano nella linea FLC-Puglisi. Le proposte di Bersani oltre che deboli mi pare che indichino la solita ignoranza sui problemi reali della scuola oltre alla mancanza di una visione progettuale di taglio europeo.

 
10/12/2012 - Io sono più ottimista! (Maria Rizzuto)

Concordo sull'analisi del ruolo del sindacato in generale e di Cgil- Bersani,in particolare. Ma non è certo colpa di noi "giovani" e, aggiungerei, del Nord se ha vinto Bersani! Detto questo però, io sento che invece le cose stanno cambiando. Sabato, ad un incontro pubblico con Ambrosoli, una sindacalista ha fatto un intervento sulla formazione professionale, in linea con le politiche conservatrici di cui si è parlato nell'articolo. Umberto Ambrosoli ha replicato insistendo sulle parole: merito, trasparenza, innovazione. Io sento che le cose stanno cambiando... per accelerare il processo, sarebbe però utile che voi tutti: sindacati, esperti "vecchi" del mondo della scuola, conservatori in genere, facciate un LUNGO passo indietro!