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SCUOLA/ L'Imu scatena i Comuni contro le paritarie

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“Vorrei sgombrare subito il campo da ogni pretesto − ha replicato l’assessore al Bilancio della Giunta di sinistra insediata dallo scorso giugno −. Il trattamento è identico sia per gli iscritti alle scuole pubbliche sia per gli iscritti alle scuole paritarie di ogni grado. Le richieste sono arrivate alle paritarie perché per le pubbliche l’amministrazione possiede già i dati. Como è una città di confine e quindi abbiamo ritenuto che uno dei primi filoni per la lotta all’evasione dovesse riguardare le residenze fittizie all’estero. Per capire dove sia l’effettiva residenza di un soggetto si deve avere riguardo a dove sia il centro degli interessi, anche affettivi, e in questo senso la frequenza di una scuola in Italia da parte dei figli è un indizio utile per avviare una verifica in tal senso”. Uno zelo che in ogni caso sta esasperando il clima sociale ultimamente già carico di tensioni specialmente per le famiglie che, pur provate dall’emergenza economica della crisi, sostengono con sacrificio la scelta di libertà educativa.

“Perché collegare accertamenti fiscali con gli utenti delle scuole paritarie? Si tratta di cittadini come gli altri, sottoposti alle stesse regole… Impossibile non cogliere in questo provvedimento un pregiudizio sviante quanto radicato, in base al quale la scuola paritaria viene identificata come la ‘scuola dei ricchi’” commenta il presidente dell’Agesc della provincia di Como Armando Zuliani. “Credo che al di là di ogni crociata anti-evasione, la valenza culturale di questo messaggio evidenzi una lontananza del palazzo dai cittadini, poca conoscenza del sistema scolastico e delle dinamiche economiche” prosegue Zuliani, evidenziando che “gli amministratori non hanno ancor capito che le scuole dell’infanzia paritarie costituiscono un risparmio notevolissimo per le casse comunali”. E mentre l’assessore Pusterla insiste nel ribadire “l’urgenza di fare una lotta all’evasione seria ed efficace e non finta e propagandistica…” e giudica pretestuosa l’opposizione a “giuste verifiche”, restano comunque sfumati e confusi gli intenti della crociata sul versante di chi già subisce una pesante discriminazione. 

Basta verificare qualche dato per comprendere la reazione indignata dei genitori che subiscono una ingiusta discriminazione, e per ricalibrare le percezioni attorno al concetto di equità sociale: ogni alunno iscritto alla scuola di infanzia paritaria fa risparmiare allo Stato 5.532 euro all’anno. Come mai gli amministratori non si preoccupano di recuperare le risorse sprecate da una gestione inefficiente di tante scuole statali? Anche questa domanda serpeggia a sostegno di una lotta all’evasione da declinare in un orizzonte complessivo, insieme a provvedimenti antispreco. La spesa per un bambino della scuola paritaria d’infanzia è di 529 euro contro gli oltre 6mila euro spesi nella scuola a gestione statale. È solo un dato, che potrebbe suggerire interventi più aderenti al contesto, che vadano a verificare incongruenze e sprechi, ancora tanti, deleteri per tutti. 

 



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COMMENTI
11/12/2012 - Lo scatenamento dei Comuni? (Franco Labella)

E' prassi comune quella di caricare il dibattito politico anche di tensioni improprie. Il tema dell'IMU chiesta ad enti che potrebbero non essere no profit (o come ho scritto da qualche altra parte quasi profit o profit e basta) si scontra anche con un Regolamento che diventa Legge con una curiosa inversione della gerarchia delle fonti e scarso rispetto degli organi consultivi italiani e pure dell'Europa. Io non se la notizia che è oggetto della reprimenda ha un nesso diretto con la necessità di capire i margini economici di gestione dell'ente a cui si chiede il pagamento. Ma se lo fosse la reprimenda non avrebbe molto senso. Aggiungo che il nuovo redditometro nella ipotesi già di Tremonti prevedeva come indicatore economico il pagamento di rette alle scuole private (paritarie o no). Anche qui ritorna la storia dl dito e della Luna. Si potrebbe fare uno sforzo perchè almeno nelle notizie sia chiaro se ci interessa il dito o la Luna? Fermo restando che decisioni non condivise che si traducono in norma, ci piacciano o no, diventano decisioni operative senza poter addossare a chi le pone in essere colpe che potrebbe non avere. Insomma un po' di chiarezza e poi si facciano tutte le battaglie che si ritengono giuste. Chiedo troppo?