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SCUOLA/ L'Imu scatena i Comuni contro le paritarie

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Non bastava l’Imu a colpire le famiglie che scelgono una scuola paritaria per i figli e che, ben che vada, si troveranno a pagare una retta con supplemento. Una scelta tanto dispendiosa non può certo passare inosservata di questi tempi: chi resiste, pagando due volte la scuola (versando le tasse senza usufruire del servizio garantito dallo Stato e sobbarcandosi in più l’onere di una retta) rischia ora di finire nel mirino del fisco, nella categoria dei sospettati d’evasione esattamente come chi possiede beni di lusso, ville, seconde e terze case, barche, preziosi.

Succede a Como dove l’assessore comunale alle Politiche Finanziarie e Tributarie, Giulia Pusterla, chiede alle scuole paritarie per l’infanzia gli elenchi con i nomi degli iscritti dal 2007 ad oggi,  i nomi dei genitori (coniugi o coppie di fatto) e costi di iscrizione e frequenza. È presto per dire che cosa produrrà in concreto la richiesta dell’assessore al Bilancio immediatamente etichettata come pretestuosa e ideologica dal capogruppo del Pdl Laura Bordoli, e giudicata inopportuna e arbitraria dal presidente Fism Claudio Bianchi che non vede il nesso fra “la lotta all’evasione, sacrosanta, e la decisione di puntare l’attenzione sul bacino di utenti delle scuole paritarie”. 

“Questi elenchi non sono dovuti - precisa Bianchi -. Noi al ministero diamo ogni anno il numero degli iscritti: anche le nostre scuole non gestite da enti statali sono a tutti gli effetti pubbliche, fanno parte dell’unico sistema scolastico e sono tenute al rispetto delle regole”. Ma la vera questione, quella che produce un miscuglio di rabbia e di amarezza fra i genitori che scelgono l’“asilo parrocchiale” o l’istituto gestito da laici, e si vedono catalogati nella fascia di gente che ha soldi, dei potenziali evasori, sta nel fatto che la scelta educativa, un investimento per  il bene dei figli, sia considerato un indice di ricchezza, un lusso, un parametro per individuare evasori e non una scelta di libertà, per molti un vero sacrificio.

Le scuole non sono affatto tenute a fornire i nomi degli iscritti e altri dati, secondo Gianluca Lombardi, consulente privacy e delegato provinciale Federprivacy, che sottolinea la scelta scolastica legata alle propensioni personali e ideali: “Si tratta di dati personali sensibili, che toccano l’orientamento di idee e di religione” suggerisce l’esperto, che ravvisa oltre a una violazione della privacy anche la possibilità di clamorosi e spiacevoli equivoci. “So per certo che alcune famiglie dal reddito davvero esiguo, che non potrebbero permettersi di pagare la retta, vengono esonerate dal contributo o sostenute da altre famiglie, ovviamente con massima discrezione” riferisce Lombardi, prevedendo che a finire nel mirino potrebbero essere proprio i casi che presentano vistose incongruenze fra un basso reddito e l’iscrizione alla scuola privata. “Prima di considerare l’utenza della scuola privata, l’assessore Pusterla farebbe bene a disporre un’attenta analisi sulle scuole statali dove eventuali contributi e sgravi, riconosciuti in base al reddito dichiarato, pesano sulle casse comunali”.



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COMMENTI
11/12/2012 - Lo scatenamento dei Comuni? (Franco Labella)

E' prassi comune quella di caricare il dibattito politico anche di tensioni improprie. Il tema dell'IMU chiesta ad enti che potrebbero non essere no profit (o come ho scritto da qualche altra parte quasi profit o profit e basta) si scontra anche con un Regolamento che diventa Legge con una curiosa inversione della gerarchia delle fonti e scarso rispetto degli organi consultivi italiani e pure dell'Europa. Io non se la notizia che è oggetto della reprimenda ha un nesso diretto con la necessità di capire i margini economici di gestione dell'ente a cui si chiede il pagamento. Ma se lo fosse la reprimenda non avrebbe molto senso. Aggiungo che il nuovo redditometro nella ipotesi già di Tremonti prevedeva come indicatore economico il pagamento di rette alle scuole private (paritarie o no). Anche qui ritorna la storia dl dito e della Luna. Si potrebbe fare uno sforzo perchè almeno nelle notizie sia chiaro se ci interessa il dito o la Luna? Fermo restando che decisioni non condivise che si traducono in norma, ci piacciano o no, diventano decisioni operative senza poter addossare a chi le pone in essere colpe che potrebbe non avere. Insomma un po' di chiarezza e poi si facciano tutte le battaglie che si ritengono giuste. Chiedo troppo?