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SCUOLA/ Noi e quella favola del sesso-padrone che ha contagiato i nostri figli

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È accaduto che siamo caduti in una trappola, abbiamo creduto alla favola del Sesso come un astratto e potente padrone, il quale peraltro resta così solo finché lo si ritiene tale; abbiamo abbandonato il dato di realtà che invece esistono i sessi, ossia quella diversità biologica che introduce una dissimmetria nel rapporto rendendolo interessante e fruttuoso, senza alcun obbligo o comando all’uso degli organi.

Siamo stati noi a crederci per primi e per contagio abbiamo trasmesso ai figli questa idea che esista un potere astratto chiamato sesso capace di guidarci e portarci a spasso come un cagnolino.

Paradossalmente la soluzione riparte proprio dal corpo, come corpo del rapporto. Non facciamoci ingannare: nelle attività fisiche segnalate dall’indagine Aied non c’è affatto corpo, c’è solo organismo, fisiologia, funzionamento. Bisogna invece ripartire dal corpo come luogo del rapporto con l’altro, un corpo animato in cui ogni senso è al servizio della soddisfazione che è sempre reciproca, perché condivisa. Un corpo che mangia, beve, corre, pensa, scrive, si diverte, studia, si stanca, sempre insieme a un altro, che sia realmente presente o in attesa del quale. E nel caso, a suo tempo, potrà sì anche fare l’amore con un altro, ma non nel despotico isolamento di un atto che pretende di farsi tutto.

Una strada semplice che potremmo prendere come genitori, chiamiamola una scorciatoia, sembrerebbe passare per l’inibizione dei nostri figli: produrre ragazzi e ragazze inibiti e spaventati dall’essere costituiti come corpo sessuato, che si tengano lontani per paura. Per un po’ funziona e dormiamo sogni tranquilli (ma davvero?), poi alla lunga si ritorce contro tutti: quando arriva l’ora di godere anche di quell’aspetto potrebbero infatti insorgere difficoltà, a volte persino insormontabili.

Non ci sono scorciatoie, bisogna passare per la via del giudizio e realizzare, per primi noi adulti, forme di rapporto in cui la soddisfazione trovi la sua dimora e viva di ogni senso e di ogni occasione offerta dal reale. C’è tanto da fare, ma è dentro la vita di ogni giorno: confrontarsi con gli amici, leggere interessati il giornale, perdersi in un libro che non riusciamo a lasciare lì, preparare bene la cena, raccontarsi le vicende della giornata, fare una gita insieme, lavorare con gusto, curare la propria persona, testimoniare ciò che dà consistenza alla propria esistenza, vedere un film alla tele o sentire una bella canzone. Niente di speciale quindi, solo la vita da vivere, tutta intera per allargare gli orizzonti, per non cadere nella riduzione di sé e dell’altro.

Rimettere le cose al loro posto, innanzitutto per noi, è il modo migliore per aiutare i ragazzi a stare bene e vivere con pienezza la loro giovinezza. Perché loro ci guardano, a volte diretti in faccia, a volte con la coda dell’occhio, senza farsi notare. E soprattutto ascoltano le nostre parole attraverso cui suggeriamo pensieri, indichiamo percorsi, proponiamo delle mete.

 



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COMMENTI
28/08/2013 - Sesso GIA' a 16 anni! PERCHE' GIA'? (Betty Bis)

Perchè "GIA' a 16 anni"? Se una donna è sviluppata la natura direbbe che sia naturale fare sesso! E se comincia gli approcci anche un po' prima è naturale pure quello! Poi bigottismo, clero, democristiani, casini e simili, politici asserviti e giornalismo di stato hanno scombussolato in tutto e per tutto il modo di pensare della società fino a farla diventare una società di zombi telecomandati e fusi! MA QUANDO È CHE UNO/UNA DEVONO FARE SESSO, A 90 ANNI? Speriamo che il M5S vi travolga tutti, massa di...

 
12/12/2012 - SI e NO (Antonio Servadio)

Concordo con l'ispirazione dell'articolo, questo sì. Penso però subito al rischio di commentare quei risultati, al ricamo su statistiche di cui il lettore non ha sotto mano il testo integrale e di cui l'articolista non riferisce nulla circa le circostanze e le principali criticità. Non è affatto questione di aver raccolto "male" i dati, ma di quali siano stati i criteri di inclusione e quale sia il significato delle parole. Ad es. cosa significa esattamente "fare l'amore"? Non è cosa ovvia come può ingannare la semplicità di queste parole. Come e dove sono stati cercati e selezionati i ragazzini? E ancor più banalmente, ed ancor prima, si tratta di sondaggi, non di esami di Stato: vi partecipano con entusiasmo coloro che hanno esperienze di cui "far vanto". Per tutti gli altri presuppongo e immagino facilmente una propensione a defilarsi con scioltezza. Ultima nota. Alcuni decenni addietro, a quelle stesse età, in alcune classi sociali i costumi non erano affatto meno sciolti, in altre il contrario. Oggi c'è più omologazione, meno stratificazione. Ad es. tutto converge scioltamente nella cloaca televisiva e in internet. Concludo - attenzione a non frullare indistintamente assieme il discorso etico e pedagogico con quello sociologico.

 
12/12/2012 - Precisazione (Salvatore Antonio Sagliano)

L'educazione alla verginità è senz'altro dentro la vita e in tutte le cose di ogni giorno (benchè vedere un film alla tele, di questi tempi, spesso non è proprio salutare sotto questo aspetto), ma è anche nella regola della castità, come un tempo è stato, di quel No perentorio che non produce affatto "ragazzi e ragazze inibiti e spaventati dall'essere costituiti come corpo sessuato", ma persone indotte a costruire con dedizione rapporti davvero belli, davvero umani. Proporre un atteggiamento "leggero", come molte famiglie cattoliche già fanno di questi tempi, è il risultato di un disastro educativo già sotto gli occhi di chi lo sa guardare.