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SCUOLA/ Belletti (Forum Famiglie): i Comuni? Non è loro compito "inquisire" le paritarie

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La si spiega col fatto che c’è ancora troppa ideologia: è rimasta nel dibattito attuale una rappresentazione di bene pubblico che coincide con l’erogazione statale. Questo preconcetto in alcuni settori si è dissolto: basti pensare alla sanità, all’erogazione dei servizi alla persona, alla gestione dei servizi di pubblico interesse come l’energia e i trasporti, dove si è cercato di tenere insieme l’uguaglianza nell’accesso con una gestione non solo pubblica diretta, che spesso si accompagna a inefficienze. Ci si è accorti che si salvaguardia meglio un diritto pubblico mediante un modello pluralista.

In Europa come avviene?

Si cita sempre l’Europa, ma stranamente non lo si fa mai nel caso della scuola. In quasi tutti i Paesi europei il sistema di istruzione pubblica è misto, statale e paritario. Da noi la libertà di scelta è il valore democratico che l’ideologia statalista sembra voler cancellare, espropriando dell’educazione il primo titolare di questo diritto che è la famiglia. L’idea che solo la gestione statale dei servizi possa garantire la qualità della scuola è ormai fuori dal tempo. È questo il vero «spread» italiano, quello nella parità, che manca, della scelta educativa.

Lei è contro gli accertamenti fiscali?

Assolutamente no. È l’amministrazione comunale che non deve farsi stringere nel ruolo dell’esattore fiscale. L’insistenza sulla moralizzazione dei comportamenti fiscali è un tema assolutamente decisivo per il nostro Paese ed è una giusta battaglia, ma inviterei i Comuni a non utilizzare questi meccanismi, che sembrano tendenzialmente punitivi, mentre bisogna fare l’opposto e cioè liberare la capacità generativa del Paese. 

 



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COMMENTI
13/12/2012 - Forse non è proprio come pensa Belletti... (Franco Labella)

Basta cercare per vedere che forse non è come sembra: "Ai sensi del DL 78/2010, c.d. Manovra Correttiva, è stato intensificato il ruolo dei Comuni nella partecipazione all’evasione fiscale dei contribuenti. In particolare, è stato stabilito che detta partecipazione non è più facoltà (come previsto in precedenza) ma è un obbligo del Comune. Inoltre, è stato innalzato dal 30% al 33% la quota riconosciuta ai Comuni in seguito ad esiti positivi di controlli che hanno visto una fattiva collaborazione dell’ente locale. Al riguardo si ritiene di segnalare che le informazioni in possesso dei Comuni, ed utili al fine di possibili controlli, sono molte, dai permessi edilizia, alle ristrutturazioni, alle attività commerciali, alla TIA/TARSU. La collaborazione dei Comuni è prevista in diverse situazioni, quali l’individuazione della capacità contributiva, l’attività di commercio e/o professioni, la proprietà edilizia ed il patrimonio immobiliare, la residenza fittizia all’estero. In tali ambiti i Comuni dovranno provvedere ad effettuare segnalazioni qualificate. In particolare, si ritiene di evidenziare come la manovra correttiva ha previsto un ruolo attivo e partecipativo dei comuni all'interno dell'accertamento sintetico del reddito delle persone fisiche, ossia del c.d. redditometro. Pertanto, la capacità contributiva del singolo soggetto si qualificherà come campo significativo di applicazione della collaborazione tra Agenzia delle entrate e Comuni nella lotta all’evasione."