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SCUOLA/ Un "piano didattico" può essere per tutti e per ognuno?

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Quello che qui mi interessa non è attizzare il dibattito sul rapporto tra le discipline nell’educazione, ma affermare che uno degli elementi positivi della legge e delle Linee guida è proprio il fatto che venga riconosciuta una specificità professionale incontrovertibile, identificabile come didattica responsabile o della compartecipazione: “Tutti i modelli e i metodi possono essere utili, se convocati nel momento giusto, quando servono. [...] Una didattica responsabile... viene generata dalla dinamica di un soggetto che ha più di tutto a cuore il destino proprio e dell’allievo. Il servilismo verso la vulgata scientifica, che impone alla fine il tentativo patetico di recupero del momento educativo, è contro l’immagine di un autentico professionista, anche a livello civile. Lo scientismo è un grande pericolo e risponde in modo errato all’esigenza di aggiornamento” (E. Rigotti, Conoscenza e significato, Mondadori, 2009, p. 28). 

È responsabile una didattica, che conosce e sa rispettare il linguaggio e i limiti della disciplina, la natura dell’oggetto e del metodo da essa dettato, la consapevolezza del compito, la ricerca e la cura dell’essenziale, lo stile argomentativo e cooperativo non solo tra gli addetti ai lavori ma anche con gli alunni e i genitori. Nell’ottica della compartecipazione viene confermato ciò che il dettato ministeriale sui Dsa sottolinea sulla “validità di un apporto specialistico, ovvero di interventi diagnostici e terapeutici attuati da psicologi, logopedisti neuropsichiatri in sinergia con il personale della scuola”, senza ambiguità, sbavature ed egemonie. 

In un’ottica di compartecipazione corresponsabile è più facile perseguire il successo formativo non solo degli alunni e studenti con Dsa ma di tutti gli allievi di una scuola, come accennerò fra poco. È più facile perché diventa più semplice la personalizzazione. 

Consideriamo ora in che senso il piano può e deve essere personalizzato.

Le Linee guida ricordano che i termini individualizzato e personalizzato non sono da considerarsi sinonimi. Giustamente. Di fatto, però, sottendono un’idea riduttiva di personalizzazione. 

D’accordo sul concetto di azione formativa individualizzata, che “pone obiettivi comuni per tutti i componenti del gruppo-classe, ... adattando le metodologie in funzione delle caratteristiche individuali dei discenti, con l’obiettivo di assicurare a tutti il conseguimento delle competenze fondamentali del curricolo, comportando quindi attenzione alle differenze individuali in rapporto ad una pluralità di dimensioni” (Linee guida, pag. 6). La didattica individualizzata consiste nelle attività di recupero individuale o di potenziamento di determinate abilità o di acquisizione di specifiche competenze, anche nell’ambito delle strategie compensative e del metodo di studio.

Non sono del tutto convinto di ciò che le Linee guida affermano rispetto alla didattica personalizzata, che sarebbe quella che ponendosi “obiettivi diversi per ciascun discente”,  calibra l’offerta didattica e le modalità relazionali sulla specificità ed unicità a livello personale dei bisogni educativi. Per me è personalizzata l’azione didattica quando viene svolta e valutata come tempo e strumento per “stimolare il soggetto affinché vada perfezionando la capacità di governare la propria vita o, in altri termini, di sviluppare la propria capacità di rendere effettiva la libertà personale, partecipando con le sue caratteristiche peculiari alla vita comunitaria” (Hoz Garcia), che nella scuola è trama di rapporti in funzione dell’apprendimento. 


 



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COMMENTI
15/12/2012 - commento all'articolo sul piano didattico (sergio bianchini)

Questo articolo, competente, pacato, argomentato, sapiente è uno di quelli che io definivo e definisco petali sul letamaio e cioè una compotente di quel dibattito culturale che come un sudario si sovrappone alla realtà organizzativa putrescente della scuola ed al crollo delle competenze e della motivazione di docenti e dirigenti. Povero preside scrupoloso e qualitativo. Dovrai vivere infelice rinchiudendoti sempre più nelle tue argomentazioni sofisticate ma assolutamente impossibili da applicare. Se questo ti basta fai pure. Io ho deciso da molti anni di togliere il sudario al letamaio. Auguri