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SCUOLA/ Un "piano didattico" può essere per tutti e per ognuno?

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Senza libertà, senza un’ipotesi di senso da proporre e condividere, senza la possibilità di un’esperienza di comunità impegnata a verificare tali ipotesi nell’esplorazione della realtà mediante le discipline di studio, non c’è personalizzazione. Personalizzare è pensare e “guardare” l’allievo come soggetto e fine dell’azione didattica e della scuola; è agire con l’allievo nel rispetto della sua libertà e dignità, condividendo e producendo segni in modo che nel quadrilatero dello studio (docente-materia-alunno/classe-famiglia) e nel contesto dei suoi rapporti scolastici, pensi ed agisca da persona. Ciò, per esempio, comporta che il docente non lavori semplicemente per, ma con l’alunno, con questo alunno, in questo gruppo di lavoro. Comporta, inoltre, che ogni singolo insegnante cooperi con gli altri docenti, i genitori e gli allievi, andando alla ricerca del metodo di lavoro che più si adatta alla storia e agli stili di apprendimento di ognuno.  

La personalizzazione, esigenza antica della pedagogia e della didattica (Chiosso), non s’improvvisa né si delega all’elaborazione di un piano. Se vogliamo che davvero il piano didattico per i Dsa sia personalizzato occorre che la personalizzazione diventi criterio organizzativo dello spazio e del tempo scuola, concretizzazione della centralità di ogni alunno (non solo di quelli con disturbi), principio metodologico dell’azione didattica in funzione del successo formativo di tutti, dimensione della professionalità docente in relazione alla progettualità, allo svolgimento e alla valutazione dei piani di studio.

La personalizzazione è l’esito di chi accetta “il rischio educativo”; esercizio di consapevolezza e di scelte pertinenti rispetto al fatto che lo studente non è il destinatario, ma il protagonista dell’apprendimento nelle sue diverse forme. Rischio da condividere accettando diversità e differenze nella costruzione dei percorsi scolastici. 

In questa prospettiva si capisce il ruolo della famiglia rispetto al Pdp sia in fase di elaborazione, sia in fase di svolgimento e verifica; famiglia come co-agonista e non semplicemente “cliente” da fidealizzare e tantomeno come antagonista o “padrone” ope legis da subire. Si capisce anche che la personalizzazione è l’arte con cui condurre al successo formativo (inteso come piena realizzazione della pesona anche mediante l’istruzione) tutti gli alunni, tutti gli studenti. Unici e diversi infatti non sono solo quelli con Dsa.

Ben venga dunque il Pdp, ma se rinunciamo alla pratica della personalizzazione diffusa diventa più difficile anche sostenere gli allievi che presentano disturbi o problemi particolari. 

 



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COMMENTI
15/12/2012 - commento all'articolo sul piano didattico (sergio bianchini)

Questo articolo, competente, pacato, argomentato, sapiente è uno di quelli che io definivo e definisco petali sul letamaio e cioè una compotente di quel dibattito culturale che come un sudario si sovrappone alla realtà organizzativa putrescente della scuola ed al crollo delle competenze e della motivazione di docenti e dirigenti. Povero preside scrupoloso e qualitativo. Dovrai vivere infelice rinchiudendoti sempre più nelle tue argomentazioni sofisticate ma assolutamente impossibili da applicare. Se questo ti basta fai pure. Io ho deciso da molti anni di togliere il sudario al letamaio. Auguri