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SCUOLA/ Il positivismo, le tangenti da pagare e la "cura" di Einstein

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Docenti in piazza (InfoPhoto)  Docenti in piazza (InfoPhoto)

C’è un via d’uscita? La soluzione risiede nell’indicare azioni concrete e luoghi in cui una soluzione è già in atto. L’azione concreta che potrebbe dare una svolta all’opprimente cappa a volte posta dall’istituzione scolastica su coloro che operano nella scuola la ricupero da Albert Einstien. Non credo che il grande scienziato sarebbe stato in disaccordo con questa analisi della situazione della scuola. Lo si può vedere là dove disse che “la più bella emozione che possiamo provare è il senso del mistero; sta qui il seme di ogni arte e di ogni scienza”. La serietà posta in ogni arte, per esempio nella lettura di una poesia, o di ogni preoccupazione scientifica o tecnica, Einstein la intravede nell’attenzione posta all’orizzonte umano, cioè a quella potente spinta che l’alunno e l’insegnante percepiscono nel loro cuore verso un orizzonte che sfora, pur non eliminandolo, il limite della norma, del programma, dell’analisi, della dimostrazione scientifica.

Solo così si incomincia a respirare l’aria fresca che entra dalle finestre aperte dell’aula. Solo così si rompono gli schemi, lo studio come “tangente” da pagare, per andare verso “lo gran mar dell’essere”, verso il significato. Si rompe così quella “sicurezza” che coarta l’alunno e gli fa odiare la scuola. Concretamente bisogna cercare luoghi in cui alunni e insegnanti possano trovare questo tipo di attenzione e modalità di lavoro. Due esempi significativi: “I colloqui fiorentini” di Diessefirenze per gli alunni e le “Botteghe dell’insegnare” di Diesse.

 

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COMMENTI
18/01/2013 - Abbandonarsi al reale è vivere da sapienti. (Giuseppe Calabrese)

E' proprio vero. Le nostre realtà quotidiane vivono di questo ormai "cancro" della società:il positivismo. Ciò porta a vivere in routine. E' la perdita del dire ancora una volta: che cos'è, perchè... è privarsi della domanda che è dentro l'uomo. E' il non sperimentare più lo stupore dinanzi alla mia esistenza. Sì sono davvero convinto che dinanzi al "mistero", qualsiasi esso sia, non resta che lo stupore. L'apertura lo sappiamo, è dell'intelletto, ma è all'esistenza. Il positivismo è profondamente paragonabile ad una rete che non ti permette di vedere il mondo così come è, pieno di varietà e di colori, che vogliono essere catturati dalla mia osservazione. Rimedio al positivismo è domandare sì ma soprattutto dialogare, interagendo con gli altri. Vivere dunque come cercatori della verità, cercatori dell'essere delle cose che sono e che sono disponibili ai nostri occhi. Concludo dicendo che abbandonarsi al reale è vivere meglio.

 
10/01/2013 - ..a scuola di meraviglia! (Josè Conti)

Carissimo prof. Laviola, mi ha colpito in modo particolare l'espressione positivismo scolastico da lei usata nell'articolo, quasi a voler descrivere il "sistema" scuola quale strumento sistematizzatore per l'educazione dei ragazzi. Peccato che così facendo la scuola diventerà indigesta a molti. Il metodo educativo scolastico, dovrebbe a mio modesto avviso, condurre allo scoperta della "meraviglia". Si, educare alla meraviglia! Solo meravigliandoci di quanto ci circonda, di ciò che ci accade e di quanto ascoltiamo e vediamo, sapremo dedicare interesse alle nostre azioni, alla nostra cultura personale e alla nostra vita. Purtroppo, oggi, la scuola è "un problema da risolvere"... programmi, verifiche, verbali da presentare. In tal modo, passa in sordina il messaggio educativo, che spinge i ragazzi a incuriosirsi e a meravigliarsi anche delle cose semplici, così da spingersi a riflettere e conoscere anche ciò che può sembrare scontato.

 
05/01/2013 - Riscoprire lo stupore dinanzi alle cose (Valerio Latela)

Il recente corso di storia della filosofia antica mi ha sollecitato molto su tematiche afferenti al positivismo che tenta in modo spregiudicato, soprattutto nella cultura attuale, di privarci della domanda sul senso, sul significato profondo che le cose recano in sè celato e che l'uomo quotidianamente desidera scoprire. Gli antichi pensatori greci, come Talete, Anassimene, Parmenide, Platone, per citarne solo alcuni, hanno avuto la brillantezza mentale e la genialità intellettiva di risvegliare l'energia sprigionata dalla domanda "Perchè questa cosa? Perchè questo determinato ente è struttutato così, funziona così?". La forza interrogativa della domanda ha risvegliato anche me, sebbene i contesti storici e culturali siano di gran lunga mutati. Valutando il loro immenso stupore dinanzi al reale così come esso appariva, affindando la capacità di osservazione e di meraviglia dinanzi alla creazione, anche io ho tratto un grande insegnamento: ora, giorno dopo giorno, cerco di non dare per scontato nulla, di non fermarmi dinanzi all'apparenza o ad una conoscenza superficiale della realtà. Anche il mio rapporto verso gli altri è cambiato: mi sforzo sempre di stupirmi di fronte alla meraviglia che l'altro rappresenta per me, della ricchezza di significato che solo spingendomi sino in fondo riesco a cogliere. Questi grandi pensatori mi hanno insegnato a non accontentarmi, mi hanno "imposto" di spingermi sempre più oltre, verso orizzonti sconosciuti o solamente "assopiti".

 
19/12/2012 - SENSO DEL MISTERO (davide giuliani)

Se non c'è apertura al trascendente ciò che si fa viene solo "normalizzato" e questo, come dice il prof. Laviola, fa morire, soffoca; ma poichè il cuore dice la trascendenza della persona allora ebbene recuperare e far emergere il senso del mistero per non perdere il gusto delle proprie azioni.