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SCUOLA/ Il positivismo, le tangenti da pagare e la "cura" di Einstein

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Docenti in piazza (InfoPhoto)  Docenti in piazza (InfoPhoto)

Caro direttore,
ho osservato con più attenzione quello che ho pensato di chiamare “positivismo scolastico” quando durante una gita d’istruzione un mio alunno, di fronte alla guida turistica che incominciava a esporre le bellezze del Rinascimento, esplode in un: “Odio il Rinascimento!”. Si badi bene, questo alunno ha una resa scolastica molto alta, naviga nell’ordine dell’otto. Mi sono avvicinato a lui e dopo aver fugato i dubbi che il suo odio non era per il Rinascimento gli ho chiesto il perché della sua frequenza a scuola, se quelli sono i suoi sentimenti. Mi ha risposto secco: “è la tangente da pagare per realizzare il mio sogno”, facendomi intendere che questa situazione fosse, secondo lui, un destino ineluttabile e che non ci fossero altre strade. 

Quali solo le ragioni di questo convincimento? Risiedono, a mio modo di vedere, in ciò che si potrebbe chiamare positivismo scolastico. Il test che fa riconoscere tale positivismo sta nel senso di soffocamento avvertito da quel ragazzo e forse anche da molti altri. 

Il positivismo scolastico è provocato, per esempio, dalla riduzione di tutto il lavoro di insegnamento-apprendimento a delle procedure da rispettare: l’assillo dei programmi da svolgere a tutti costi (si noti che si parla ancora in termini di programmi e non di indicazioni nazionali o linee, sfociando in una didattica enciclopedica), registri da compilare, norme da rispettare spesso solo formalmente, verbali… In questo modo ci si difende da eventuali osservazioni, ma si muore. Con questo non voglio dire che quanto dettato dalla norma o da altro deve essere eluso, ma il lavoro reale da fare con la disciplina di fronte agli alunni non può ridursi a questo.

Un altro esempio lo si può riconoscere nel modo di leggere una poesia; una lettura, per esempio,  solo analitica, che fa fuori tutta la portata umana dell’opera stessa, il fatto che il suo centro è il rapporto di un uomo - l’autore - che vuol parlare ad un altro uomo, l’alunno. In questo modo l’analisi, che è certamente di aiuto, diventa dialisi, cioè frantumazione del testo; e questo porta la nausea nella lettura fugandone il fascino.

Si potrebbe concludere con un terzo esempio che riguarda soprattutto l’ambiente scolastico, che invece di essere argomentativo, cioè che tutto parla, anche il pavimento, delle ragioni per cui è bello studiare, ti suggerisce scetticismo, come se dicesse all’alunno: “amico mio, fidati solo di ciò che puoi provare o sentire!”. Anche qui non voglio dire che la dimostrazione scientifica sia da buttare via, dico solo che tutta la ragionevolezza di un esperimento non si esaurisce positivisticamente al solo dimostrabile, perché ciò risulterebbe asfissiante.



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COMMENTI
18/01/2013 - Abbandonarsi al reale è vivere da sapienti. (Giuseppe Calabrese)

E' proprio vero. Le nostre realtà quotidiane vivono di questo ormai "cancro" della società:il positivismo. Ciò porta a vivere in routine. E' la perdita del dire ancora una volta: che cos'è, perchè... è privarsi della domanda che è dentro l'uomo. E' il non sperimentare più lo stupore dinanzi alla mia esistenza. Sì sono davvero convinto che dinanzi al "mistero", qualsiasi esso sia, non resta che lo stupore. L'apertura lo sappiamo, è dell'intelletto, ma è all'esistenza. Il positivismo è profondamente paragonabile ad una rete che non ti permette di vedere il mondo così come è, pieno di varietà e di colori, che vogliono essere catturati dalla mia osservazione. Rimedio al positivismo è domandare sì ma soprattutto dialogare, interagendo con gli altri. Vivere dunque come cercatori della verità, cercatori dell'essere delle cose che sono e che sono disponibili ai nostri occhi. Concludo dicendo che abbandonarsi al reale è vivere meglio.

 
10/01/2013 - ..a scuola di meraviglia! (Josè Conti)

Carissimo prof. Laviola, mi ha colpito in modo particolare l'espressione positivismo scolastico da lei usata nell'articolo, quasi a voler descrivere il "sistema" scuola quale strumento sistematizzatore per l'educazione dei ragazzi. Peccato che così facendo la scuola diventerà indigesta a molti. Il metodo educativo scolastico, dovrebbe a mio modesto avviso, condurre allo scoperta della "meraviglia". Si, educare alla meraviglia! Solo meravigliandoci di quanto ci circonda, di ciò che ci accade e di quanto ascoltiamo e vediamo, sapremo dedicare interesse alle nostre azioni, alla nostra cultura personale e alla nostra vita. Purtroppo, oggi, la scuola è "un problema da risolvere"... programmi, verifiche, verbali da presentare. In tal modo, passa in sordina il messaggio educativo, che spinge i ragazzi a incuriosirsi e a meravigliarsi anche delle cose semplici, così da spingersi a riflettere e conoscere anche ciò che può sembrare scontato.

 
05/01/2013 - Riscoprire lo stupore dinanzi alle cose (Valerio Latela)

Il recente corso di storia della filosofia antica mi ha sollecitato molto su tematiche afferenti al positivismo che tenta in modo spregiudicato, soprattutto nella cultura attuale, di privarci della domanda sul senso, sul significato profondo che le cose recano in sè celato e che l'uomo quotidianamente desidera scoprire. Gli antichi pensatori greci, come Talete, Anassimene, Parmenide, Platone, per citarne solo alcuni, hanno avuto la brillantezza mentale e la genialità intellettiva di risvegliare l'energia sprigionata dalla domanda "Perchè questa cosa? Perchè questo determinato ente è struttutato così, funziona così?". La forza interrogativa della domanda ha risvegliato anche me, sebbene i contesti storici e culturali siano di gran lunga mutati. Valutando il loro immenso stupore dinanzi al reale così come esso appariva, affindando la capacità di osservazione e di meraviglia dinanzi alla creazione, anche io ho tratto un grande insegnamento: ora, giorno dopo giorno, cerco di non dare per scontato nulla, di non fermarmi dinanzi all'apparenza o ad una conoscenza superficiale della realtà. Anche il mio rapporto verso gli altri è cambiato: mi sforzo sempre di stupirmi di fronte alla meraviglia che l'altro rappresenta per me, della ricchezza di significato che solo spingendomi sino in fondo riesco a cogliere. Questi grandi pensatori mi hanno insegnato a non accontentarmi, mi hanno "imposto" di spingermi sempre più oltre, verso orizzonti sconosciuti o solamente "assopiti".

 
19/12/2012 - SENSO DEL MISTERO (davide giuliani)

Se non c'è apertura al trascendente ciò che si fa viene solo "normalizzato" e questo, come dice il prof. Laviola, fa morire, soffoca; ma poichè il cuore dice la trascendenza della persona allora ebbene recuperare e far emergere il senso del mistero per non perdere il gusto delle proprie azioni.