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SCUOLA/ Tfa e concorso, la crisi politica rischia di bloccare tutto

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E, a proposito di autonomia, si andrà davvero verso lo statuto autonomo delle scuole, come vuole il ddl ex Aprea (approvato dalla VII Commissione della Camera), al momento circoscritto agli organi interni di gestione e alle forme di partecipazione delle componenti scolastiche? Non vorremmo che in vista della corsa elettorale si chiudessero i pochi cantieri che si sono aperti, e si mettesse una pietra sopra taluni percorsi futuri che si sono appena intravisti e che, tra l’altro, sono obiettivi rivendicati in un modo o nell’altro da tutte le forze politiche e culturali che sono in campo. 

Accenniamo solo a due di questi cantieri aperti: il Tfa (ordinario e riservato) e, per quanto riguarda il personale della scuola già in servizio, il rinnovo contrattuale. 

Primo punto: il Tfa. A questo proposito si osserva un forte autonomismo autoreferenziale degli atenei che devono presiedere ai percorsi in collaborazione con Miur, scuole e uffici regionali. Dopo il test selettivo nazionale, per accedere alle prove di ateneo i candidati ammessi dovevano iscriversi versando un contributo per ciascuna classe di concorso prescelta, anche più di una. Purtroppo, in diverse occasioni la disposizione della norma è stata disattesa e i concorrenti, dopo aver superato i test nazionali, non hanno potuto partecipare a tutte le corrispondenti prove scritte a causa di sovrapposizioni di data. Ora che le selezioni sono terminate quasi dappertutto, gli atenei stanno redigendo le graduatorie. I candidati implicati in più liste dovranno esercitare l’opzione, secondo norma. Perché ciò sia possibile è necessario che tutte le selezioni sul territorio nazionale si siano concluse e le graduatorie siano state compilate. Ancora una volta, però, si assiste alla disattenzione delle disposizioni: alcuni atenei hanno già preteso l’iscrizione e stanno facendo partire i corsi senza costituire i Consigli di corso di tirocinio. 

Altro aspetto problematico riguarda i tutor coordinatori che non possono essere nominati in quanto il Miur non ha ancora emanato il decreto relativo al contingente di personale da assegnare a tale funzione. In questo modo, gli atenei procedono comunque, in un certo disordine generale, a emanare i bandi e a formare le graduatorie. Analogamente, senza accreditamento delle scuole per i tirocini (anche in questo caso il decreto non è stato prodotto), non è possibile individuare i dirigenti scolastici o i coordinatori didattici delle scuole che dovranno accogliere i tirocinanti da nominare nei Consiglio di corso di tirocinio. Insomma si va a singhiozzo e a macchia di leopardo sul territorio nazionale spesso senza rispettare le regole a danno dei corsisti. 

Per quanto concerne il Tfa speciale, l’iter del provvedimento è ormai giunto alla conclusione e, dopo i pareri positivi di Consiglio di Stato e Funzione Pubblica, dipenderebbe solo dalle Commissioni parlamentari dare il via libero definitivo, sulla base di accordi bipartisan. I tempi sono strettissimi. La crisi politica bloccherà tutto? 



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