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SCUOLA/ Gavosto (Fondazione Agnelli): il concorso non salverà la "media"

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Alcune regole attuali dobbiamo cambiarle, questo è sicuro. Difficile che un insegnante possa farla se ha, da solo, sempre di fronte quei 25 alunni. Però, se si va verso un lavoro programmato e condiviso, sfruttando appieno e in modo nuovo l’organico funzionale, molto si può fare. Lo dimostra quello che si sta facendo in diverse scuole.

Ieri e oggi migliaia di aspiranti docenti si sono seduti davanti ai pc per fare i test preselettivi del concorso indetto dal ministro Profumo. È un passo avanti nella direzione auspicata?

Rispetto al ripescaggio dalle graduatorie, il concorso è un grande passo avanti e ha fatto bene il ministro a spingere su questa strada. È vero, non è un concorso riservato alle medie, e i vincitori al termine del processo di reclutamento saranno distribuiti sul territorio in tutti gli ordini ai quali possono accedere. In futuro bisognerebbe pensare ad un concorso riservato, centrato non soltanto sulla valutazione delle competenze disciplinari ma sulla capacità di insegnare a ragazzi di 11 e 14 anni. Se un docente non viene da Scienze della formazione primaria o da una buona Ssis, non è preparato sul fronte didattico. È il vecchio baco gentiliano della nostra scuola, per cui se uno sa le cose allora sa anche insegnarle. Non è così. Ma c’è un’ultima riflessione che si lega a quello che stiamo dicendo.

Prego.

La polemica sulle 24 ore è stata un’occasione mancata. Ha oscurato un tema molto importante, quello di una riforma che prima o poi si dovrà fare. Occorre trovare una nuova formula per cui i docenti che vogliono lavorare a tempo pieno, anche 40 ore, possano farlo. Chi è disponibile a restare a scuola − una scuola aperta, dotata di strutture più moderne, in cui rimanere a correggere compiti, fare lezioni supplementari, fare lavoro di programmazione − deve poterlo fare, retribuito in proporzione. Chi vuole, deve poter scegliere. Un fatto è certo: l’attuale sistema non garantisce la qualità della scuola. Ancor meno della scuola media.

 



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COMMENTI
18/12/2012 - Chissà... (Giorgio Israel)

Chissà se le scuole, ma mano che si va avanti, non appaiono peggiori perché sono migliori? Chissà se la "minoranza rumorosa" non è in realtà una maggioranza continuamente dichiarata come "archiviata" da una minoranza che ha le leve di comando? E chissà perché si continua a parlare dei "gentiliani", quando Gentile è stato ministro dell'istruzione meno un quarto del tempo in cui lo è stato Bottai? Chissà se non è perché il ministero è talmente impregnato del verbo e dello stile di governo bottaiano che si cerca di confondere le acque prendendosela con i "gentiliani"? E chissà se questo continuo prendersela con chi sa ma non sa insegnare non sia un modo per promuovere chi sa fare ma non sa niente? Ora, l'ultima trovata, è che non basta più "saper fare" ma occorre "sapere di saper fare"... Io credevo che si chiamasse presunzione ma mi hanno spiegato che è il requisito essenziale per essere un buon insegnante...