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SCUOLA/ Il prof: il concorso e i sogni infranti su quel 34

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Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)  Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)

CONCORSO. Me l’aveva detto: “Lascia perdere le domande d’inglese e informatica, ché continui a sbagliarle”. Da venerdì sera scorso questo ritornello tornava costantemente nel nostro salotto di casa. Per tre giorni mia moglie mi ha sostenuto con suggerimenti e consigli su come affrontare problemi di logica, insiemistica, serie numeriche, grammatica inglese e informatica. E dev’essersi divertita parecchio. Ma andiamo con ordine.

Come molti altri - colleghi insegnanti di scuola paritaria, precari di tutta Italia, aspiranti insegnanti di ogni ordine e grado - da almeno tre mesi attendevo con grandi aspettative questo test preselettivo per il concorso a cattedre, con in palio il miraggio del “posto fisso” nella scuola di Stato. Sapevo di far parte di un esercito di 320mila colleghi in lizza per una manciata di cattedre; aspirare allo stipendio della scuola statale, superiore a quello delle paritarie, aveva e ha dalla sua solide ragioni.

Per prima cosa ho fatto molta fatica a mettere insieme i documenti necessari - tra le mie scartoffie e  le numerose telefonate alla segreteria della mia vecchia università - e ancor più per gestire il modulo di iscrizione online, fatto di vecchi, nuovi e medi ordinamenti, tanto da pensare che già riuscire a iscriversi al concorsone si poteva considerare una vittoria.

Poi la cosa è caduta nel dimenticatoio, tra verifiche da correggere, lezioni da preparare, Open day della scuola, preoccupazioni quotidiane; tutto in sospeso, il concorsone, almeno fino all’altro ieri. Due colleghi premurosi a metà settimana mi avevano passato il pdf con le domande e le risposte giuste, ma io mi dicevo: “farò tutto nel week end, dai, andrà bene”.

Ed eccomi, ieri mattina, alle 8.30, davanti all’istituto De Amicis di Roma, con la mia carta d’identità in mano, teso e ansioso di tornare al tran tran di tutti i giorni. Prima di entrare due giornalisti del Sole 24 Ore mi chiedono cosa pensassi dei quiz: “18 quesiti di logica, altri 18 di serie numeriche e insiemistica, 7 di informatica e 7 di inglese, per un totale di 50 quesiti con risposta unica tra 4 alternative. Ogni errore vale -0,5! Passi solo se ne fai almeno 35 corrette. Che volete che vi dica, insegno storia e filosofia! Per me tutto questo ha il sapore di un illusione collettiva!”.

Entro nell’istituto, ci accolgono, rifanno l’appello anche all’interno: già in quattro su 21 non si sono presentati. Poi ci mettono a sedere ciascuno davanti al suo pc. Il mio funziona lento, e così mi spostano. Inserisco i miei dati e comincio la prova. I quesiti sono più difficili di quelli fatti a casa con il terribile “esercitatore” targato Profumo. Quelli che non mi vengono immediatamente li rimando alla fine, “tanto si può tornare a rivederli prima che finisca il tempo”. Alcuni mi sembrano facili, altri mi costringono a contare, a fare disegni e ricavare proporzioni, a ricontare le lettere dell’alfabeto e a leggere grafici mai visti prima… e intanto guardi il timer che scende. 



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COMMENTI
19/12/2012 - commento di Carlo Bianchi (Valentina Timillero)

Bravo. ...Ma stiamo scherzando? Va bene criticare i quiz, va bene dire che non è la modalità adeguata di selezione, ma se un'opportunità c'è bisogna sfruttarla. Prima la sfruttiamo fino in fondo, poi, magari, viene il tempo delle lamentazioni (legittime).

 
19/12/2012 - forse era meglio prepararsi.. (carlo bianchi)

mi scusi prof. Ferrari, ci sta dicendo che nei mesi prima il "concorso è caduto nel dimenticatoio", che non si è preparato per nulla perché "tanto io farò tutto nel week end", e infine che ha avuto la geniale idea di "cliccare qua e là per aumentare il suo punteggio"... ci credo bene che si è infranto il sogno di un posto fisso!

 
18/12/2012 - Non se la prenda, professore (Giuseppe Crippa)

Non se la prenda, prof. Ferrari, per questo “insuccesso” che nulla ha a che vedere con la capacità di insegnare. E scusi tutti noi italiani più anziani di lei, che in questi anni hanno votato politici che hanno espresso governi incapaci di costruire un sistema scolastico appena funzionante e che a tutto pensano tranne a riformare alla base uno Stato che offre stipendi sicuri a vita a chi supera concorsi basati anche su risposte da quiz televisivo e nulla offrono a chi “resta fuori”.