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UNIVERSITA'/ Sogaro (Cnsu): diritto allo studio, una vittoria e 3 cose da fare

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Ciò che ha portato il sistema universitario alle ristrettezze in cui attualmente si trova è il frutto della non-scelta di finanziare. Manca in questo momento un qualsiasi progetto sull’università, e questo è ovviamente un problema che va ben oltre il governo Monti, e che non si risolve con una riforma di facciata. Attenzione: questa mancanza, da anni, di un progetto nel governo dell’università, se da un lato porta ai miseri finanziamenti con cui oggi facciamo i conti, dall’altro crea le condizioni perché le inefficienze crescano e le eccellenze e gli investimenti fuggano.

Il ddl stabilità è al Senato sotto una pioggia di emendamenti. Sono stati dati 100 milioni al FFO. Qual è il suo commento?

Come ho già detto, in questo momento per il sistema universitario c’è bisogno di ossigeno. A fronte dei 400 milioni tagliati al FFO qualche mese fa (taglio peraltro accompagnato da una promessa di reintegro), sono convinto che 100 milioni siano ancora troppo pochi per le esigenze dei nostri atenei. Si può sempre sperare che in queste ultime ore di lavori vengano recuperate ulteriori risorse a sostegno dei nostri atenei, per una somma totale almeno pari a quanto tagliato.

Il sottosegretario Ugolini ha proposto l’introduzione di un credito di imposta per agevolare gli investimenti privati nelle borse di studio. Quella delle borse è una questione aperta sulla quale avete dato da tempo battaglia. Qual è il vostro impegno su questo punto?

Si tratta di una proposta del Clds (Coordinamento liste per il diritto allo studio), approvata all’unanimità dal Cnsu (Consiglio nazionale degli studenti universitari) ormai qualche mese fa. La nostra idea è stata molto apprezzata dal ministro Profumo tanto che insieme allo sforzo e al lavoro del capo di gabinetto Luigi Fiorentino e del sottosegretario Elena Ugolini la nostra mozione è stata presentata come emendamento al Senato. In sostanza è stato finalmente introdotto nel nostro ordinamento un germe del principio secondo cui chi investe nei giovani e nella loro formazione non deve essere tassato, ma premiato, attraverso il riconoscimento di un credito di imposta.

Cosa cambia?

Con l’approvazione di questa norma all’interno della legge di Stabilità le aziende e i privati cittadini potranno essere compartecipi del sistema del diritto allo studio universitario. Restano aperte però le problematiche maggiori: in primo luogo, resta completamente intoccato il paradosso secondo cui chi oggi beneficia di una borsa di studio è soggetto a tassazione Irpef e, se il reddito complessivo dello studente supera i 2.840,51 euro, i suoi genitori non potranno più considerarlo figlio a carico. In secondo luogo le università che erogano tali borse pagano l’Irap per un importo pari all‘8,5 per cento del valore della borsa di studio erogata. Infine questa iniziativa è finanziata a titolo sperimentale per 11 milioni di euro in due anni, fondi in parte ricavati dal taglio di altre spese per il sistema universitario, in particolare il fondo per i dottorandi. Questo è assolutamente inaccettabile.

E ora che cosa auspicate?

I giovani studenti e tutto il sistema universitario hanno bisogno che lo Stato torni a investire risorse in questo settore fondamentale per la crescita del Paese. La via imboccata con il primo taglio alle imposte sulle borse di studio può essere il primo passo in questa direzione. 

 



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