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UNIVERSITA'/ Non funziona? E' colpa del Porcellum...

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Mariastella Gelmini, ex ministro dell'Istruzione (InfoPhoto)  Mariastella Gelmini, ex ministro dell'Istruzione (InfoPhoto)

In una successiva e meditata fase di applicazione, per contro, molte altre università (Genova, Reggio Calabria, Parma, Pisa, Firenze, Politecnico delle Marche, Politecnico Torino, Trieste, Politecnico Milano) si sono discostate da un siffatto modello autocratico, assicurando al Cda d’ateneo una composizione di tipo elettivo; pertanto, dimostrando ben altro rispetto verso la dignità del Senato accademico e del corpo elettorale universitario. 

L’innovazione – manco a dirlo – è stata avversata dal Miur in sede giurisdizionale, al punto che il “tecnicissimo” ministro Profumo ha impugnato lo statuto della sua stessa università di provenienza (quale correttezza deontologica!), venendo però bastonato dal giudice amministrativo. Quest’ultimo ha ritenuto legittima la decisione di “ricorrere a meccanismi di tipo elettivo per la scelta dei componenti [del Cda], stante che […] i meccanismi di tipo elettivo sono oggettivamente idonei ad assicurare sia le funzioni rappresentative e partecipative, sia a svolgere un ruolo meramente selettivo”. Il Tar, in particolare, ha evidenziato come il meccanismo elettorale sia funzionale a una scelta il più possibile trasparente, efficace ed efficiente dei componenti del Cda. Infatti, “maggiore è il numero di voti che converge su un determinato soggetto maggiore è la probabilità che questi abbia le doti necessarie a svolgere l’incarico”; con la conseguenza che la scelta infine deliberata può dimostrarsi “di qualità e genuina (in quanto difficilmente condizionabile da indebite pressioni)”, oltreché esente dallo “svolgimento di lunghe procedure concorsuali” (Tar Piemonte, 30 agosto 2012, n. 983; in senso analogo TAR Liguria, 22 maggio 2012, n. 718).

Eppure, gli esiti nefasti del «Germinellum» e della versione sponsorizzata dal ministro Profumo non hanno tardato a manifestarsi. Caso emblematico è quello dell’Università del Salento. Il Rettore di tale sede, sebbene indagato dalla Procura della Repubblica per abuso d’ufficio e per varie forme di conflitto d’interesse, continua sprezzantemente a restare in carica. Ciò può fare, per l’appunto, proprio in virtù del potere ricevuto dalla riforma Gelmini, la cui applicazione gli ha consentito di vanificare ogni forma di controllo, sbaragliare le opposizioni e ottenere da un Cda indecorosamente remissivo l’approvazione di delibere sfrontatamente illegittime. 

4. Nonostante le pressioni interne al cambiamento, tale sistema (politico e universitario) è destinato a permanere incontrastato, a causa delle opposte resistenze avanzate dai vertici di comando e dai relativi apparati d’interesse, spavaldamente determinati alla conservazione dello status quo. Il tutto, con il conseguente duplice effetto: per un verso, quello di alimentare il disinteresse e la sfiducia da parte dei consociati; per altro verso, quello di trasformare le organizzazioni di consenso in oligarchie sempre più autoreferenziali, politicamente colluse e funzionali al mantenimento di un sistema potenzialmente dispotico e populista. 

E così, al pari dei partiti politici in ambito nazionale, anche le organizzazioni locali si sono trasformate in autostrade per accedere a incarichi e prebende diversamente inaccessibili. Beninteso, è in discussione non già la liceità delle operazioni, bensì l’opportunità del relativo slancio ideale. Se la spinta propulsiva di tali organizzazioni è facilmente addomesticabile e accomodabile, si apre una seria ipoteca sulla credibilità dei novelli rottamatori; troppo presto questi ultimi hanno imparato a replicare gli errore dei loro padri.



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