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SCUOLA/ Imu e paritarie, ecco quello che non si vuol capire

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È già trascorsa una settimana dalla scadenza del saldo Imu 2012 e restano ancora aperte le “ferite” di proprietari/possessori di immobili, nonostante la rassicurante indagine dell’Agenzia del Territorio nella quale, qualche giorno prima, si definiva questa imposta “equa e progressiva”. Ma di quale equità si parla? Lo è davvero per tutti?

Prendiamo ad esempio l’ormai fatidico Decreto Mef n. 200 del 2012 che contiene il Regolamento Imu per gli enti non commerciali e ipotizziamo il caso di una scuola paritaria gestita da una cooperativa sociale (Onlus di diritto senza scopo di lucro tra l’altro) all’interno di un immobile (in comodato d’uso gratuito) dei primi anni del secolo scorso e di proprietà di un ordine religioso che, coraggiosamente, invece di cessare una decennale esperienza educativa ha voluto farla proseguire ad imprenditori laici a dir poco altrettanto coraggiosi. Il nostro ordine religioso dovrebbe pagare l’Imu su quell’immobile perché non è direttamente utilizzato, così come affermato nel 2010 dalla Cassazione!

Ma non basta. Il poco coraggioso Regolamento ci spiega che il proprietario/utilizzatore dell’immobile sarebbe esentato da Imu se l’attività didattica fosse svolta con modalità non commerciali e cioè: quando l’attività scolastica è paritaria; quando possono essere accolti alunni portatori di handicap senza discriminazioni; quando insegnanti e personale non docente sono inquadrati in base alla contrattazione collettiva; quando i locali sono a norma ecc. e fin qui nulla da dire, anche se non va dato per scontato che – ogni mese – il nostro gestore (una vera e propria impresa da questo punto di vista) deve reperire (difficilmente con autofinanziamento, più spesso con affidamenti bancari, scoperti c/c, ecc.) qualche decina di migliaia di euro per far fronte regolarmente ai propri impegni con i fornitori, il personale, la manutenzione ordinaria, gli arredi, i contributi, le imposte e gli altri oneri di gestione. 

Ma per ottenere l’esenzione Imu (e qui neppure il miglior Benigni avrebbe saputo inventarsi trovata più beffarda) il nostro Regolamento impone al gestore un’altra gravosa condizione: che “l’attività sia svolta a titolo gratuito, ovvero dietro versamento di corrispettivi di importo simbolico e tali da coprire solamente una frazione del costo effettivo del servizio”. Evidentemente chi scrive queste norme non conosce la variegata realtà dei fatti (economici e fiscali oltre che imprenditoriali) o ha deciso di far chiudere centinaia di scuole e asili che operano da decenni il bene pubblico svolgendo un pubblico servizio. 

Infatti basterebbe accorgersi, ad esempio, che il costo maggiore per una qualsiasi scuola privata paritaria è il costo per il personale dato che (ahimè) sono finiti i tempi in cui le suore dedicavano (gratuitamente) la loro intera vita alla crescita dei bambini. Forse il personale dovrebbe essere pagato “simbolicamente”? 



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COMMENTI
24/12/2012 - Insisto e rilancio I danni di Monti e i cattolici (Carlo Cerofolini)

Insisto e rilancio: quello che più fa meraviglia è il perché – nonostante anche tutto quanto sopra evidenziato – in molti fra i cattolici e pure fra le gerarchie cattoliche, a suo tempo abbiano più o meno esplicitamente favorito la nascita del governo Monti e poi appoggiato la sua azione che ha solo portato a un aumento del debito pubblico, della recessione, della disoccupazione, della povertà, distrutto la speranza di un futuro migliore e altre negatività varie, contravvenendo con questo anche ai principi della dottrina sociale della Chiesa. Ma non è finita qui perché sempre il mondo cattolico tifa proprio per un Monti bis e con la sua agenda pro Ue, che – oltre tutto - quasi sicuramente dovrà venire a patti con la sinistra che ha nel suo programma proprio la negazione di quelli che per la Chiesa Cattolica sono i principi irrinunciabili, a cominciare dai matrimoni omosessuali. Errare è umano, non perseverare nell'errore! Buon S. Natale.