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SCUOLA/ Monti si "pente" sui prof ma l'Agenda è promossa solo a metà

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Mario Monti (InfoPhoto)  Mario Monti (InfoPhoto)

È difficile non condividere l’incipit del paragrafo sulla scuola che compare nell’Agenda Monti: “La scuola e l’università sono le chiavi per far ripartire il Paese e renderlo più capace di affrontare le sfide globali”. Per il resto, i principi enunciati più che ad un promemoria per chi si accinge ad operare nel prossimo futuro tendono ad assomigliare ad un quaderno dei dolori e dei pentimenti.  Infatti, si confessa che di fronte ad un “elevato tasso di abbandono scolastico” che, aggiungiamo noi, è la vera piaga del sistema scolastico italiano dalla quale non sono indenni neppure le regioni italiane più virtuose e insospettabili, come quelle del Nord-Est, occorre “invertire la rotta”, cioè “prendere l’istruzione sul serio”. 

In questo senso, e qui sta il vero coup de théatre, bisognerebbe, dice l’Agenda, “rompere uno schema culturale per cui il valore dello studio e della ricerca e il significato della professione di insegnante sono stati mortificati”. Poi prosegue ammettendo che “gli insegnanti devono essere rimotivati e il loro contributo riconosciuto, investendo sulla qualità”. Si fa dunque riferimento, dal punto di vista programmatico, ad “autonomia e responsabilità” come principi fondanti; al completamento del nuovo sistema di valutazione e ai “meccanismi di incentivazione dei dirigenti scolastici e degli insegnanti” nella forma di premi economici sulla base dei risultati raggiunti. 

Non è poco, e la resipiscenza è d’obbligo dopo il disastro culturale combinato di recente da questo governo con il minacciato allungamento a 24 ore (senza aggiunta di stipendio) dell’orario di servizio dei docenti, trattati non proprio con i guanti dallo stesso premier in carica che ebbe di recente a dichiarare che “in alcune sfere del personale della scuola c’è grande conservatorismo e indisponibilità a fare anche due ore in più alla settimana, che avrebbero permesso di aumentare la produttività” (Monti a Che tempo che fa). 

Per queste ragioni, il pentimento, un poco tardivo, merita di essere preso in attenta considerazione: proprio per scorgervi ancora notevoli dosi di disattenzione a quanto la scuola e la professione docente hanno manifestato in questi difficili tempi di crisi (culturale dunque economica; educativa dunque progettuale). Certamente “autonomia” e “responsabilità” sono due categorie chiave del processo di innovazione. Purché per autonomia s’intenda la possibilità degli istituti scolastici, come tanti sarebbero già in grado di fare, di avere una configurazione giuridica propria che consenta loro di gestire risorse e assumere personale compatibile con il piano dell’offerta formativa (altrimenti di che cosa stiamo parlando, dato che le scuole godono già di autonomia funzionale, ex Dpr 275/99?). 



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COMMENTI
27/12/2012 - Molto generoso (Giorgio Israel)

Fin troppo generoso. L'agenda parla anche della valutazione e qui ci si dovrebbe dire se si intende continuare con le efferatezze dell'Anvur, con le sue assurde mediane e bibliometrie con cui sta facendo a pezzi quel che resta dell'università italiana. Se s'intende proseguire con la pazzesca spending review che ha condotto alla chiusura una ventina di università. Ci si dovrebbe dire se s'intende proseguire con la politica dei test demenziali, come s'intende indirizzare l'Invalsi. Insomma, vorremmo sapere se siamo destinati a continuare sulla linea della tecnocrazia testomanica, del prepotere della dirigenza ministeriale che spende in "pillole del sapere" e in LIM mentre si taglia tutto il resto. Non c'è un minimo di afflato culturale in questa agenda. Del resto, perché stupirsi? Le cronache informano che nel 2012 sono stati uccisi centomila cristiani, in Siria si svolge un pogrom al giorno, l'islamismo dilaga e la minaccia iraniana nucleare è sempre più incombente (in particolare su Israele mentre l'antisemitismo in Europa cresce ogni giorno). Non una parola di questo nell'agenda, bensì soltanto spending review ed economia. Che cosa possiamo attenderci da una simile visione burocratica? Per costoro i valori spirituali, culturali, morali non esistono e l'educazione è soltanto valore aggiunto del capitale umano.

 
27/12/2012 - Quando si entra nel dettaglio... (Sergio Palazzi)

Quando si entra nei dettagli, più o meno tutte le proposte interessanti che ho sentito negli ultimi decenni si sgonfiano. È chiaro a tutti che la riforma della didattica (presa a se stante, come è stato) avrebbe potuto aspettare senza enormi problemi, senza la vera riforma, che nessuno e tanto meno Gelmini hanno provato a fare, cioè proprio quella della struttura. Cominciando dall'autonomia amministrativa, passando per l'eliminazione delle graduatorie degli aventi "diritto" (da sostituire con un semplice elenco degli abilitati). Arrivando a meccanismi di valutazione che abbiano effetti concreti sulla struttura retributiva: ma che tengano conto di come, in altre parti del mondo ed in quello anglosassone in particolare, i criteri sono stati ripensati e corretti molte volte (forse perché popperianamente ci si accontenta di "riforme a spizzico" e non si ha la presunzione di saper fare la Grande ed Eterna Riforma Perfetta). E senza l'abolizione del valore legale del titolo di studio, e perlomeno dell'obbligatorietà dell'esame finale, la scuola del merito non prevarrà mai su quella del pezzo di carta. Continuando a svantaggiare i famosi capaci e meritevoli, specie se privi di mezzi. Un'osservazione: speriamo resti incagliato il DM che dovrebbe riarrangiare le cattedre e che di fatto impedirà a gran parte degli studenti di avere un insegnante di chimica che abbia una approfondita preparazione universitaria... in chimica. Contro cui ogni protesta ufficiale è rimaste lettera morta.