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SCUOLA/ Il centralismo di Fassina andrà d'accordo con l'autonomia di Monti?

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C'è intesa tra Susanna Camusso e Stefano Fassina (InfoPhoto)  C'è intesa tra Susanna Camusso e Stefano Fassina (InfoPhoto)

Per quanto riguarda l’Agenda Monti, alle pp. 9-10 troviamo il paragrafo dedicato alla scuola, all’università e alla ricerca, con un invito a “prenderle sul serio”, perché “chiavi per far ripartire il Paese e renderlo più capace di affrontare le sfide globali”. Le parole chiave sono capitale umano, competizione globale e competenze adeguate. I limiti italiani sono l’alto tasso di abbandono, il basso livello di performance e di laureati rispetto ai Paesi dell’Ocse.

“C’è bisogno di invertire la rotta”, avverte Monti. Prendere sul serio la formazione comporta il rompere gli schemi ideologici che hanno portato alla mortificazione della professione docente, la quale va riqualificata e riconosciuta, secondo autonomia e responsabilità. Di qui il richiamo alla formazione e al sistema di valutazione, punti qualificanti tutto il mondo della formazione, vero tallone d’Achille tutto italiano. Monti qui parla di meccanismi di incentivazione per i dirigenti scolastici ed i docenti. Un modo, l’incentivazione, per dire e confermare il modello Stato-centrico, come ha rilevato con puntualità su queste pagine Fabrizio Foschi, critica confermata sul Corriere da Alesina e Giavazzi per l’intero impianto dell’Agenda Monti.

Solo coi risparmi, infine, derivati dal controllo della spesa, potremo, secondo Monti, per i prossimi cinque anni costruire un piano di investimenti per tutto il mondo dell’istruzione.

Belle parole, sogni ad occhi aperti? Al di là delle parole d’ordine, tante volte incontrate durante le campagne elettorali, rimane un limite da rilevare sull’Agenda Monti: il fatto di avere richiamato i concetti di “autonomia e responsabilità” senza alcuna declinazione sul “come”. Siamo, cioè, ancora all’interno, è giusto ripeterlo, dell’ottica della gestione centralizzata della politica scolastica.

Basterebbe un’ulteriore parola chiave, perché l’autonomia e la responsabilità non rimangano parole vuote: sussidiarietà. Con una governance capace di rappresentare, attraverso delle fondazioni, già prefigurate dal ministro Fioroni nel secondo governo Prodi (2006-2008), le rappresentanze e i legittimi interessi delle comunità locali. Ai fini di una effettiva “cultura dei risultati” del “servizio pubblico” scolastico. Come già avviene in altri Paesi europei. Ricordo che è grazie ad un Dpcm proposto da Fioroni che attualmente sono nati e vivono di vita propria gli Its, cioè gli istituti tecnico-superiori. Per completezza, in questo caso, “fondazioni di partecipazione”, con una gestione autonoma che è in grado di produrre, se condotta con intelligenza, ottimi risultati. Verificare, per credere.

Senza questo cambio di marcia, anche l’Agenda Monti sulla scuola si conferma, lo si voglia o no, incapace di ripensare in termini qualitativi l’offerta formativa, in grado di rispondere alle nuove domande ed esigenze delle giovani generazioni e della nostra società glocale. 



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