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SCUOLA/ Il centralismo di Fassina andrà d'accordo con l'autonomia di Monti?

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C'è intesa tra Susanna Camusso e Stefano Fassina (InfoPhoto)  C'è intesa tra Susanna Camusso e Stefano Fassina (InfoPhoto)

Un tempo erano i programmi di partito, quasi sempre troppo voluminosi, ad accompagnare le campagne elettorali. Che nessuno leggeva, ma sempre utili, comunque, per capire almeno le intenzioni dei partiti. Oggi ci si avvale delle agende, cioè di memorandum, con pochi punti programmatici, alcuni chiari, altri general-generici. Comunque utili, anche questi, per orientarsi tra il politichese.

Proviamo, quasi per un gioco di società, a dare un’occhiata, sul tema della scuola, all’agenda preparata da Mario Monti per la sua “ascesa” in campo, e vediamo se è, in qualche modo, compatibile con il memorandum in dieci punti pubblicato da Stefano Fassina, il vero ispiratore della politica economica - come ha confermato Pietro Ichino - del Pd. Un confronto utile per capire se il prossimo governo Bersani-Monti (o Monti-Bersani), dai sondaggi odierni il più accreditato a governare, produrrà finalmente quelle riforme da decenni attese sul mondo della scuola.

Partiamo da Fassina. Al secondo punto del suo testo, Fassina sostiene la necessità di “riorganizzare le pubbliche amministrazioni e smetterla con le ‘finte’ spending review e i tagli orizzontali fatti in maniera grossolana”. “La nostra idea - dice il responsabile Economia Pd - è che per generare risparmi bisogna azzerare tutte, e dico tutte, le risorse alle pubbliche amministrazioni e rivedere le erogazioni di denaro caso per caso: potenziando da qualche parte, tagliando da qualche altra parte, sapendo naturalmente che alcune persone devono rimanere a casa, purtroppo, ma seguendo comunque un principio di riallocazione deciso secondo priorità politiche e non da poteri terzi, diciamo”. Parole forti, parole chiare.

Ci chiediamo: di quale pubblica amministrazione qui si parla? Di tutta, compresa scuola, università, enti di ricerca, enti locali? In più, non si dice il come di questa riqualificazione.

Difficile ritrovare una risposta, dal suo testo. All’ultimo punto del suo memorandum, dedicato al Welfare e al “rilancio e alla riqualificazione della scuola pubblica”, non si dice altro. Segno di un tabù che non va scalfito? Oppure, terreno minato che è buona cosa lasciare ad altri? Che si tratti di un terreno minato, è cosa risaputa: pensiamo qui al gran lavoro bipartisan della responsabile scuola del Pd on. Francesca Puglisi sulla riforma degli organi collegiali, col testo di recente licenziato dalla commissione cultura della Camera, e lo stop, a stretto giro, della sen. Mariangela Bastico (sottosegretaria alla scuola con Fioroni ministro), con un rimando alle calende greche. A chi dobbiamo dar retta, per la politica scolastica del Pd? Forse, il silenzio di Fassina sulla scuola non è altro che un modo per dire che si tratta di un tema che è di stretto controllo della Cgil, da sempre la più tenace avversaria di un ripensamento del mondo della scuola in ordine ai temi della governance, di un nuovo stato giuridico, di un sistema di valutazione, di una vera autonomia scolastica.



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