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SCUOLA/ Concorso, basteranno tre ore al giorno per superare il quizzone?

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Il giovane docente prosegue poi scrivendo: «Non va molto meglio con le domande di comprensione del testo, che sono divise tra: comprensione delle conseguenze implicate (necessariamente - ancora matematica); improbabili proporzioni logico-linguistiche (ancora matematica); riconoscimento di errori ortografici o spelling di parole inusuali. Ecco infine un esercizio interessante: un breve testo argomentativo di cui riconoscere la premessa implicita (forse l'unico esercizio realmente umanistico). Una domanda su 50. Ma non è certo finita qui, veniamo alle domande più divertenti: le competenze digitali. Riguardano esclusivamente l'ambiente Windows (perché?) e vanno da domande di una banalità sconvolgente (Come si fa ad eliminare un file? Come si cambia il colore di una porzione di testo in Word?) a domande ipertecniche (che cosa signica BOOTSTRAP? Che cosa è il BIOS di un computer?)».

Infine un’ulteriore sorpresa: chi mi ha scritto questa lettera ha vissuto per un certo tempo negli Usa, conosce quindi bene la lingua inglese, ma nonostante questo «le domande di lingua straniera sono quelle in cui faccio più errori. Perché? Argomenti per lo più economici, con termini tecnici e quesiti soprattutto su phrasal verbs. Come ci si può preparare ad affrontare un test così? Solo “addestrandosi”».

Come non condividere tale disagio? È evidente che un test cosiffatto ha come unico obiettivo quello di “scremare” tra gli oltre 300mila candidati. Eppure proprio qualche giorno fa l’Economist ha pubblicato uno studio, intitolato The learning curve, dove viene sottolineato che il successo di un sistema d’istruzione è dato innanzitutto dalla qualità dei propri insegnanti. E quindi dalla capacità del sistema di reclutare e selezionare i migliori laureati per immetterli nelle scuole. Siamo proprio sicuri che la lotteria del quizzettone sia la modalità migliore per operare la prima selezione? D’altronde da come si compie la selezione si capisce quello che si sta cercando. Non rischiano forse di essere predominanti altri fattori (per esempio una certa dose di “fortuna”) che in realtà non hanno nulla a che fare con la capacità di un bravo insegnante?

Allora è evidente che per quanto riguarda questa Legislatura ormai “i giochi sono fatti”, ma dalla prossima il futuro Governo e il rinnovato Parlamento dovranno mettere seriamente a tema una riforma del reclutamento dei docenti davvero innovativa e in grado di rilanciare la professione degli insegnanti, superando finalmente certe vecchie logiche. Infatti, è anche (e forse soprattutto) su queste vicende che si giocano le possibilità di rilancio e di crescita del nostro Paese.

 

Twitter @Francesco_Magni



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COMMENTI
04/12/2012 - Mi sfugge il nesso (Franco Labella)

Per miei limiti mi sfugge il nesso tra concorso nazionale e modalità di selezione dei partecipanti. Se il concorso fosse bandito per regioni, per distretti scolastici o per scuole si potrebbero usare modalità diverse? Quali? La conoscenza personale? La chiara fama? Cosa altro? La fedeltà ad un modello culturale? La fedeltà all'idea di scuola del dirigente scolastico? La simpatia? La telegenia? Ho esaurito la fantasia....

 
04/12/2012 - Prova preselettiva per concorso (Mariella Ferrante)

Finché le modalità di reclutamento resteranno le attuali, ovvero un concorso a carattere nazionale, sarà inevitabile una selezione basata su una prima prova iper-selettiva per poter scremare l'impressionante numero di partecipanti, del tutto sproporzionato rispetto ai posti effettivamente disponibili. Quindi battiamoci per un regolamento sul reclutamento che preveda una selezione capace di cogliere le effettive capacità di insegnamento dei nuovi docenti e chiamiamo tutti a sottoscrivere un appello alle forze politiche in vista del nuovo governo. ... per l'oggi, diamo una mano a chi si sta preparando per il concorso, come da ottobre stiamo facendo con gli incontri di Diesse in preparazione delle tre prove.

 
03/12/2012 - Psicometria, non matematica (Giorgio Israel)

Trovo eccellente la definizione di questo delirio come una sorta di psicometria (buona per un esame di scuola guida... forse...). Invece non condivido affatto il coinvolgimento della matematica in questa faccenda e l'identificazione della matematica con la logica. Povera matematica… Il modo di ragionare in matematica è di una ricchezza e di una complessità che si apparenta al modo di ragionare in filosofia e nelle scienze umane e non è mera logica deduttiva, tantomeno una disciplina di servizio per la psicometria. Che si pensi questo della matematica la dice lunga su quanto è stato massacrato l'insegnamento elevando una barriera tra le "due culture". Bisognerebbe dire che questo quizzone è il trionfo di una visione praticistica e volgare che con la cultura non ha niente a che fare. Dice bene Magni che l'unica speranza è un ritorno della politica che ponga al centro le vere questioni della scuola. Ma la tecnocrazia non si è insinuata dappertutto in modo trasversale? Speriamo di no...