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SCUOLA/ Tutte le anomalie del dimensionamento "stile Lombardia"

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Ma quasi stupisce, a questo punto, che gli accordi con le Province, l’Anci Lombardia e l’Ufficio Scolastico Regionale “al fine di consolidare la programmazione della rete scolastica regionale ... in un’ottica di equità di trattamento tra le diverse realtà territoriali” abbiano prodotto il risultato di avere ancora “35 autonomie che non rispettano il parametro di 600 alunni e che anche per l’anno scolastico 2013-2014 non potranno avere un dirigente e un DSGA titolari”. E questo perché, come è stato enfaticamente sottolineato nella conferenza stampa di presentazione del piano, “nessun plesso scolastico è stato soppresso, ma si è provveduto ad accorparli diversamente in autonomie scolastiche”.

Non è una critica, quella che segue. È una (piccola) polemica. Le 73 autonomie scolastiche in meno che la Lombardia avrà nel 2013-14 rispetto al 2012-13 (poiché i 20 Centri per l’istruzione degli adulti, Cpia, non sono ancora costituiti, e quindi continuano a gravare su scuole del tutto “normali”) sono almeno state un sacrificio risolutivo? No, se ci sono ancora la bellezza di 35 scuole sottodimensionate... A parte il caso delle 10 scuole del II ciclo ancora sottodimensionate (forse perché “quasi uniche” nel loro genere), per le altre 25 del I ciclo non sarebbe forse più “produttivo” (ed economico), anziché andar fieri di non aver soppresso alcun plesso scolastico, preparare un serio piano di dismissione dei plessi poco frequentati, incentivando l’uso (anche consortile) di scuolabus per far andare a scuola i bambini in classi “vere”, anche se un po’ più distanti da casa? 

Oppure – e qui torna in ballo la sussidiarietà orizzontale – dare spazio decisionale alle comunità locali affinché sostengano da sole le proprie scuole (anche sottodimensionate, se vogliono), contando però su un sussidio statale uguale a quello che costa mediamente uno studente dell’analoga scuola dello Stato? Basterebbe anche un po’ meno: ci sarebbe comunque un risparmio, stando ai dati da tempo disponibili sul costo di uno studente di scuola statale a confronto con quello di una scuola paritaria.

A conti fatti la spesa non salirebbe, la qualità della scuola sì. E senza temere sperequazioni tra scuole “di qui” e scuole “di là”, così artificiosamente tirate in ballo ogni volta che si chiede di lasciare la vera libertà ed autonomia alle scuole. Infatti, non dimentichiamolo, la citata legge 62/2000 prevede che una scuola, per essere parte del sistema scolastico nazionale, debba dimostrare di rispettare e applicare le “indicazioni nazionali” (a garanzia dell’omogeneità del sistema); e la legge 53/2003 prevede che ogni scuola del sistema debba garantire dei “livelli minimi di prestazione” definiti in base a degli standard nazionali (a garanzia della qualità del sistema).

Piccolo particolare: gli standard di riferimento sono attesi da nove anni e non sono mai stati individuati. Forse questa è una buona materia di riflessione per chi si accinge a candidarsi per il nuovo governo...

 



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COMMENTI
31/12/2012 - DIMENSIONAMENTO SCOLASTICO LOMBARDIA (DAVIDIA BONOMELLI)

Che dire del futuro della scuola dell'obbligo nella CITTA' di Montichiari (BS) dove verrà istituito un UNICO istituto comprensivo di ben 2386 alunni, con 2 plessi di scuola materna (230 bambini), 6 plessi di scuola elementare (1400 alunni) e 1 scuola media di ben 759 studenti!! Si potevano fare 2 istituti comprensivi di media grandezza, cira 1100/1200 alunni senza stravolgere NIENTE. Grazie allo "stile Lombardia" un primato l'abbiamo raggiunto, sarà l'I.C. più "grande" di tutta la Regione, di questo ne sono certa, ho controllato tutte le province. Non è che saremo il 1° in Italia? (Il Direttore dei Servizi Geneali e Amministrativi di questo futuro "Istituto")