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SCUOLA/ Tfa, e se (come in Francia) pagassimo chi lo fa?

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Giulia Elettra Gorietti nel film "Gli ultimi della classe" di L. Biglione (InfoPhoto)  Giulia Elettra Gorietti nel film "Gli ultimi della classe" di L. Biglione (InfoPhoto)

Nelle scorse settimane il ministro dell’istruzione francese Vincent Peillon, con una lunga lettera, ha annunciato l’avvio del nuovo piano di reclutamento dei docenti per la scuola francese. Una vera e propria campagna, dal titolo Ambition enseigner - L’insegnamento: un’ambizione per se stessi, un’ambizione per la Francia. La campagna punta ad attrarre i giovani laureati alla professione dell’insegnante, tant’è che sul sito del ministero ci sono diversi manifesti con slogan più o meno riusciti (Chi vuole insegnare ad insegnare? – Chi vuole la riuscita di tutti?). AAA insegnanti cercasi. Eh sì, può sembrare davvero strano visto che nel nostro Paese, solo qualche giorno fa, oltre 32mila aspiranti docenti si sono contesi a suon di quiz una cattedra nella scuola italiana. In Francia, invece, gli ultimi concorsi hanno visto più posti disponibili che partecipanti. Più di 750 posti sono rimasti liberi e le materie più “scoperte” sono proprio quelle di base: francese, inglese, matematica.

I tagli all’istruzione compiuti negli anni passati hanno accentuato la penuria dei docenti, costringendo poi in un secondo momento ad una improvvisata campagna di assunzioni con contratti a tempo determinato.

Il ministro Peillon, nel presentare la sua riforma ha dichiarato: «La Francia deve stringersi intorno alla propria scuola. Lo deve ai suoi figli. È la condizione del suo rilancio e la chiave del suo futuro». Il piano verte sostanzialmente su due punti: assunzione di 60mila nuovi docenti (come promesso durante la campagna elettorale dal presidente François Hollande) e rilancio della formazione (soprattuto iniziale) dei docenti. Quest’ultimo punto, almeno sulla carta, sembra avere molto in comune con il percorso italiano di abilitazioni all’insegnamento mediante Tfa (Tirocinio formativo attivo) al suo debutto proprio in questi mesi, ma anche delle piccole – ma sostanziali – differenze: infatti, mentre qui da noi i corsi di tirocinio costano più di 2mila euro, in Francia i cartelloni promettono una “formazione remunerata”.

Il comunicato inizia affermando che “voler diventare un insegnante è voler educare, è voler innalzare ogni bambino della Repubblica alla condizione dell’uomo e del cittadino. Poiché questa è un’ambizione nobile e bella, tutti coloro che vi aspirano devono avere i mezzi adeguati per realizzarla”.

Il Governo ha l’intenzione di assumere più di 40mila insegnanti per il 2013 e il 2014, mentre nel corso dell’intero mandato l’obiettivo è l’assunzione di 60mila nuovi insegnanti, che si tradurrà, visti i pensionamenti, in più di 140mila assunzioni.

Il nuovo percorso di Formazione iniziale degli insegnanti si svolgerà in stretto collegamento con le università, sia presso le scuole per l’insegnamento (Espe - Écoles Supérieures du Professorat et de l’Éducation) sia in stage direttamente in classe con gli studenti.



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COMMENTI
31/12/2012 - formazione retribuita (Stefania Barbieri)

Nei giorni scorsi, parlando con un dirigente ospedaliero, ho scoperto (se non ho capito male) che i medici specializzandi, negli ospedali sono seguiti da tutor (e questo è ovvio) ma sono retribuiti (tipo borsa di studio) con circa 1800 euro al mese per tutta la durata del corso di specialistica. Questa retribuzione però non è a carico della sanità ma, e qui nasce lo stupore, del MIUR!, e questo perché si tratta di "formazione". Ma allora perché, a maggior ragione, non può valere lo stesso per la formazione dei docenti? Mi scuso se l'informazione fosse errata ma davvero mi piacerebbe saperlo; come mi piacerebbe sapere perché, nel caso la notizia fosse vera, in tanti anni nessuno ha mai pensato di proporre una cosa analoga per la formazione dei docenti. Grazie