BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Soldi, prof e risultati: cosa rispondere all'Economist?

Pubblicazione:

I soliti (InfoPhoto)  I soliti (InfoPhoto)

3. Il terzo fattore è legato alla promozione dell’autonomia delle scuole, e di una maggiore competizione tra queste in un regime di libertà di scelta. I casi illustrati dimostrano che, laddove la maggiore libertà di scelta si accompagna ad un adeguato sistema di informazioni per il pubblico e le famiglie (su caratteristiche e performance delle scuole), gli esiti sono di un miglioramento dei risultati, una maggiore soddisfazione delle famiglie, ed una riduzione dei costi.  

Quali indicazioni si possono trarre dalla lettura di questo Rapporto? È anzitutto sconcertante osservare come il dibattito sul sistema scolastico italiano sia molto lontano dai temi evidenziati. Governo e sindacati discutono solo di risorse (stanziamenti, monteore di lezione, dimensione dei plessi e delle classi, organici, ecc.). I dibattiti politici, in tutti gli schieramenti, trascurano il tema dell’istruzione e della scuola, e i media ne parlano solamente in presenza di scandali e casi limite. Il tema della libertà di scelta e della parità scolastica, dopo una breve parentesi nei primi anni duemila, è tornato ad essere un tabú, e un terreno di mero scontro ideologico. L’autonomia delle scuole è molto (troppo) limitata, e si può esercitare solo su alcuni aspetti gestionali e di programmazione ancora marginali, mentre il ministero dell’Istruzione regolamenta ancora la maggior parte della vita degli istituti. La più importante risorsa per la qualità delle scuole (i docenti) continuano ad essere scelti centralmente attraverso concorsi, e si è definitivamente rinunciato a qualunque forma di valutazione delle loro attività. 

Alla luce dei contenuti del rapporto, non stupisce affatto che il sistema scolastico italiano sia ben lontano non da livelli di eccellenza, ma di sufficienza.

In questo quadro, vi sono segnali confortanti? A mio parere, sì. Primo: l’importante lavoro svolto dall’Invalsi per misurare i risultati di apprendimento in modo standardizzato: anno dopo anno, cresce nel mondo della scuola la consapevolezza della sfida legata all’entità dei gap di apprendimento tra aree geografiche, tra studenti italiani e stranieri, tra singole scuole, tra classi della stessa scuola. Secondo: la bozza di regolamento sul Sistema nazionale di valutazione (Snv), predisposta dal Miur, che si spera possa essere emanato prima della fine della legislatura: questo documento finalmente darà un quadro di riferimento per la valutazione interna ed esterna delle istituzioni scolastiche. Ed, infine, la passione e la competenza di quei docenti che, nonostante le mille difficoltà, non si arrendono e continuano a fare ogni giorno il mestiere più bello del mondo. 

Questi elementi positivi dovranno essere però sostenuti, nei prossimi mesi e anni, da una rinnovata attenzione al tema dell’educazione da parte della politica, della cultura e della società, a meno di non voler rinunciare, ancora una volta, a investire sulla leva strategica più importante per il rilancio economico e sociale del nostro Paese. 

 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.