BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Così la lezione di filosofia è una scoperta sempre nuova

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Martin Heidegger (1889-1976) (Immagine d'archivio)  Martin Heidegger (1889-1976) (Immagine d'archivio)

In un tempo così difficile e così confuso com’è il nostro, fatto di crisi, rabbia e lamenti (e concorsi pubblici per insegnanti che hanno il sapore di un’illusione collettiva!), nel pieno dello sforzo lavorativo prenatalizio, è raro darsi del tempo per riflettere, per rimettere la propria attenzione a ciò che conta davvero, per tornare allievi di qualcuno, stando ad ascoltare tesi a scoprire una verità nuova e ripercepire tutto d’un tratto lo stupore pieno della conoscenza. Soprattutto per chi insegna filosofia nei licei non è cosa facile né immediata trovare il modo - e l’umiltà - di mettersi insieme e cercare di andare a fondo degli immensi contenuti della propria bellissima disciplina.

Accade solo se si trova un maestro da seguire, qualcuno da cui valga la pena andare a bottega, con il desiderio di vedere in atto un uso non ridotto della ragione, riappropriandosene e aiutandosi a mettere sempre più a fuoco, con precisione, l’oggetto che si insegna. È accaduto lo scorso 13 e 14 ottobre a Bologna quando, alla Convention nazionale di Diesse, abbiamo dato il via alla Bottega di filosofia, un gruppo di lavoro e di riflessione critica sull’insegnamento della nostra materia. La lezione introduttiva di Costantino Esposito sul problema aperto del nichilismo da Nietzsche a Heidegger (a partire dalla lettura del saggio di Martin Heidegger La sentenza di Nietzsche ‘Dio è morto’ contenuto in Sentieri interrotti) e quella di Carmine Di Martino sulla fenomenologia husserliana (a partire dalla conferenza di Edmund Husserl La crisi dell’umanità europea e la filosofia contenuta ne La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale) sono state un aiuto per molti dei partecipanti, in quanto hanno reso più desiderabile un cambio di passo nell’impostazione del proprio studio e nell’affronto delle lezioni in classe.

Esposito e Di Martino ci hanno aiutato a riprendere consapevolezza della domanda di senso che alberga nella ragione dei nostri allievi - del fatto che la loro ragione c’è ed è viva -, e che solo rivolgendoci ad essa possiamo evitare una ripetizione noiosa ed inutile di formule astratte. Personalmente, è stato un vero godimento riprendere nelle mie classi Agostino e Kant, Parmenide ed Anselmo d’Aosta, avendo più chiaro che la dimensione della filosofia è la ricerca di un senso inesauribile della realtà a cui tutti tendiamo.

In questa prospettiva, ogni problema posto e ogni tema trattato in classe diventa una sfida totalizzante che assorbe tutta l’ora di lezione, fino a modificarla nei tempi e nei contenuti. Il cuore del problema è stato toccato dal richiamo metodologico husserliano, per il quale “nessuna linea conoscitiva, nessuna verità singola dev’essere assolutizzata e isolata”, per favorire invece una costante riflessione della filosofia su sé stessa, sui suoi poteri e sui presupposti, quasi sempre inesplorati, a partire dai quali la pratichiamo ed insegniamo. L’invito ad evitare “continuamente il pericolo di cadere in unilateralità e di darsi troppo in fretta per soddisfatti” (cfr. E. Husserl, La crisi dell’umanità europea e la filosofia) si è rivelato efficace, in modo stupefacente, anche per quanto riguarda la questione del nichilismo nietzschiano e heideggeriano.



  PAG. SUCC. >