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SCUOLA/ Così Aristotele può ancora far bene agli studenti

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Per  fare un esempio in un ambito didattico preciso, mi sembra davvero rilevante l’apporto della retorica nell’insegnamento dell’italiano scritto, in particolare nel biennio. Mi limiterò solo ad alcuni spunti tratti dalla mia personale esperienza di docente. Posso affermare di aver trovato utile riproporre un procedimento efficace come la successione inventio, dispositio, elocutio (cioè trova gli argomenti da esporre, disponili in un ordine sensato e funzionale, scrivili con cura). Ho poi lavorato spesso sul concetto di prèpon (come dicevano i greci) o di aptum (secondo la terminologia latina), cioè di “convenienza, adeguatezza” rispetto a contenuto, a destinatario, a scrivente. Il punto più interessante, ma anche quello più difficile perché richiede un vero e proprio metodo per apprenderlo, è lavorare sulla cosiddetta “dimostrazione della tesi” tenendo  presente che non esiste solo un modo di argomentare basandosi sui dati, come nelle scienze sperimentali. Ci si può basare sui procedimenti logici come il sillogismo oppure, dovendo trattare di tutti gli ambiti della realtà, come aveva già mostrato Aristotele, ci si può basare sugli “endoxa”, cioè sulle “opinioni condivise”.

Mi soffermo in particolare su quest’ultimo punto perché proprio questo è un campo di lavoro molto interessante e proficuo nella crescita dei ragazzi (e non solo). Spesso ci si accontenta di opinioni ripetute nel proprio ambiente, ma già Aristotele aveva capito che un’opinione è tanto più forte quanto più grande è l’ambito all’interno della quale è condivisibile. Anche su queste opinioni condivise possiamo fondare una “dimostrazione” o meglio una “argomentazione”. Questo educa al fatto che non è vero un pregiudizio tipico del nostro tempo, cioè che per poter parlare  in modo ragionevole di qualcosa occorre trattarne scientificamente. Non di tutto possiamo parlare scientificamente, ma su tutto abbiamo un’opinione che occorre far diventare un giudizio da proporre eventualmente ad altri; in questo confronto ci si avvicina sempre più al vero, al bene al giusto. Più che la retorica in sé, l’“approccio” retorico favorisce proprio questo.

Tornando alla didattica, come non ammettere la validità del riconoscere che ci sono punti di vista diversi che vanno considerati e che, oltre a saper sostenere la propria tesi, occorre imparare a confutare quella altrui? Posso infine testimoniare che più di una volta mi è capitato che qualche studente sia arrivato a formulare un giudizio personale o abbia mutato il proprio preconcetto proprio nello svolgimento di un “tema argomentativo”. Quindi non si tratta tanto di insegnare una tecnica retorica, ma di introdurre la ricchezza della retorica nella prassi didattica della propri disciplina. Questo vale nel piccolo aspetto che ho illustrato dell’italiano scritto, ma potrebbe essere esteso ad altre discipline. 

 



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