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SCUOLA/ Così Aristotele può ancora far bene agli studenti

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La retorica si definisce comunemente come l’”arte del ben parlare” e c’è chi recentemente anche su queste pagine ha proposto la sua reintroduzione nella scuola come disciplina a sé stante.

Il sentire comune, però, associa all’aggettivo “retorico” un qualcosa di artificioso, costruito, artefatto. Dire che un discorso sa di retorica equivale a darne un giudizio sostanzialmente negativo, sottolineandone gli aspetti di cura formale ma di sostanziale falsità. La connotazione negativa del termine è quasi scontata. Una differenza di posizioni così netta va esaminata e chiarita, anche se sommariamente. Se la retorica è stata di fatto estromessa dalla scuola come disciplina a sé ci sarà stato pur un motivo; se è così istintivamente criticata ci sarà pure una ragione. D’altra parte un qualche argomento lo devono avere anche coloro che in particolare nel secolo scorso hanno dimostrato un grande interesse sulla retorica (si pensi ad esempio a Perelman che ha scritto un fortunato trattato sull’argomentazione) ed il dibattito ospitato recentemente su Ilsussidiario.net è indice di quanto sia desta l’attenzione riguardo ad essa.

A mio avviso per potere comprendere la questione bisogna chiarire l’idea di retorica. È solo l’arte del ben parlare? Una concezione come questa, anche se contiene una verità, mina già dalle fondamenta la possibilità di esistenza della retorica, in particolare nella scuola. Allude già ad una abilità tecnica indipendente dal contenuto che la fa apparire artificiosa. Ma qui sta il punto: si tratta di tener conto non solo della capacità di parlare bene, ma di saper esprimere con efficacia il proprio pensiero, la propria posizione di fronte ad un problema. 

La questione era già nota agli antichi e il famoso “rem tene, verba sequentur” (tieni presente la materia, le parole seguiranno) di Catone sottolinea questa preoccupazione.

Un altro antico, però, ci aiuta a mettere a fuoco più chiaramente la questione: si tratta di Aristotele che ad essa ha addirittura dedicato un’opera, la Retorica, appunto. Qui non si tratta di esporre tutta la concezione della retorica secondo l’illustre filosofo, ma di farci illuminare da qualche suo spunto. L’opera comincia così: «La retorica è analoga alla dialettica: entrambe riguardano oggetti la cui conoscenza e in un certo qual modo patrimonio comune di tutti gli uomini e che non appartengono a una scienza specifica. Da ciò segue che tutti partecipano in un certo senso di entrambe, perché tutti, entro un certo limite, si impegnano a esaminare e sostnere un certo argomento, o a difendersi e ad accusare. Gli uomini, per la maggior parte, fanno tutto ciò o senza alcun metodo, o con una familiarità che sorge da una disposizione acquisita. E dal momento che entrambi i casi sono possibili, è evidente che anche in questa materia si può seguire un metodo» (Aristotele, Retorica 1354 a).



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