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REDDITOMETRO/ La libertà di educazione non è un bene di lusso

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Cioè?

Potrebbe risultare che il contribuente, avendo fatto particolari sacrifici, non ha per questo un elevato tenore di vita e nondimeno è considerato passibile di accertamenti. E' giusto sottoporre a questo tipo di situazione tutte quelle famiglie - e sono tante - che già con difficoltà fanno questo tipo di scelta?

Dunque l'inserimento nel redditometro  lascia molto perplessi.

Ne fuoriesce una problematica non da poco: una scelta, quella fatta dalla Agenzia delle entrate, che lascia certamente perplessi e meriterebbe un approfondimento diverso per una scelta più equa.

Ci spieghi meglio questo passaggio.

Andrebbe valutata la questione e sottolineato come il fatto che una persona che paga 3, 4 o anche 5mila euro per mandare un figlio a una scuola paritaria, non indichi automaticamente un indice di ricchezza. L'educazione è un bene fondante della nostra democrazia, merita attenzione particolare. La persona che acquista un bene di lusso di alto spessore, si trova con un coefficiente di reddito di un certo tipo? Si potrebbe allora considerare la spesa per l'istruzione secondo un coefficiente diverso da quello del bene di lusso.



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COMMENTI
01/02/2012 - Nuovo Volto dello Statalismo Sovietico (Antonio Servadio)

Cari Signori, non è che la scuola paritaria sia considerata un lusso. E' che la famiglia stessa è ormai considerata un lusso. Se hai più di un singolo figlio ricadi in una delle seguenti categorie: uno sconsiderato, cioè un avventato, oppure un immigrato di prima generazione, in alternativa, si dà per assunto che disponi di molte risorse (personali, familiari) e supporti o sei francamente "ricco". Il redditometro non sarebbe un male, di per se. Ma come e chi stabilisce quale sia lo stile di vita "sensato" e dunque non sospetto ? Chi stabilisce che la scuola paritaria sia indice di lusso tanto quanto lo yacht o il SUV di grossa cilindrata ? Chi definisce quali siano gli "sbilanci significativi" ? Queste sono questioni che sforano sì nel campo fiscale ma prima ancora originano da ben altre questioni, antropologiche, sociologiche, politiche. Quando il fisco stabilisce quale sia lo stile "giusto" ecco che si scivola nello statalismo sovietico. No, l'investimento in cultura ed educazione dei propri figli, a discapito di qualsiasi altro "lusso" è proprio l'ultimo baluardo del proletariato in versione classe media odierna: quella che declina verso la povertà materiale. Che sia permessa almeno la cultura. O anche quella richiede la patente di "ricchezza" rilasciata dai funzionari fiscali ?

 
01/02/2012 - Andiamoci cauti (maurizio candelori)

Io dico che se l'Agenzia usa questa spesa con coefficienti moltiplicativi tali da indurre un reddito maggiore del rapporto di 1 a 1, allora ci sarebbe da "alzare la voce" ma se, come credo, è solo una delle tante spese facilmente tracciabili allora nulla di scandaloso. Insomma, se lo scopo è la tracciabilità delle spese allora concordo che questa spesa vada nel calderone perchè in realtà sono poche le spese facilmente tracciabili; faccio un es: se un contribuente con famiglia di 4 persone dichiara 20.000 euro lordi l'anno e poi spende in un anno 2.000 per una vacanza, 1.500 per una TV, 2.500 per un motorino, 10.000 per l'affitto di casa o un mutuo e... 4.000 euro per la scuola privata beh... qualcosa non quadra e avere o non avere questa ultima informazione non è proprio indifferente! La spesa per la scuola non è un lusso (e non deve essere considerato tale)ma certamente contribuisce a ricostruire un possibile reddito visto che quella somma dovrà pur pervenire da qualche fonte. Occore solo che sia considerata sempre in rapporto di 1 a 1 col reddito cioè non moltiplicata anche perchè non implica altre spese non documentate.