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SCUOLA/ Risé: quei bambini senza "padre" allevati da Servi o Trasgressori

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No, si tratta di una crisi culturale collettiva che si ripercuote all’interno della persona annichilendo la sua soggettività e distruggendo la sua libertà. Se l’uomo non può più riconoscersi come soggetto – e quindi, innanzitutto, anche come soggetto di autorità su di sé, appresa nel rapporto educativo – diviene schiavo.

Non è questo un esito tragico dell’individualismo?

A mio avviso va messo piuttosto in relazione con la demolizione dell’autorità paterna. Precisando che questa autorità paterna non è tanto il padre biologico o spirituale, ma Dio stesso, il Padre. In tal senso, la crisi di cui parliamo è l’esito ultimo della secolarizzazione. Mi limito a notare che le società anglosassoni, che per altri versi sono fortemente individualiste, non hanno vissuto la stessa deriva continentale europea.

Perché sottolinea questa differenza?

La società americana è una società molto più religiosa e meno secolarizzata della nostra: il riferimento a Dio è costante, anche nella vita politica e nel dibattito pubblico. La società inglese è forse meno religiosa, ma è sicuramente liberale e in essa il senso della libertà individuale è fortissimo. L’autorità – anche da parte del cittadino su se stesso e dunque come autolimitazione – è costantemente rivendicata e protetta dalle norme; e la stesa attività legislativa è molto più contenuta che nel resto d’Europa. I totalitarismi moderni sono un’invenzione (e forse ancora oggi una tentazione) del continente europeo.

Che differenza c’è tra un maestro e un semplice docente?

Il maestro è una figura dell’anima, è qualcuno cui tu, allievo, riconosci la capacità di insegnarti qualcosa che hai bisogno di apprendere per vivere come soggetto, e non come schiavo. Il docente  invece è una figura burocratica, una qualifica. Non è detto che un docente sia anche maestro, come non è detto che un maestro sia iscritto in qualche registro di docenti.

Si può dire che la figura del maestro più che essere legata all’esercizio di un’autorità, è invece legata all’autorevolezza?

Questa distinzione mi lascia diffidente. Facendola nostra, seguiremmo un percorso proprio della cultura contemporanea secolarizzata, per la quale l’autorità è qualcosa di cattivo in sé: i suoi aspetti buoni sono l’autorevolezza, mentre i suoi aspetti cattivi convergono sul polo dell’autorità. Io credo che il maestro, il padre, per certi versi anche il capo in quanto persona riconosciuta come dotata di capacità formative ed educative, siano delle figure d’autorità nel senso positivo del termine, in quanto indispensabili a rafforzare l’autorità del soggetto su se stesso, dunque la sua libertà. È la proliferazione delle norme la spia del fenomeno autoritario nella sua accezione negativa moderna: il modello funzionariale. In base al quale non ha valore chi tu sia, ma come «funzioni». Quella burocratizzazione del mondo che Max Weber, già nei primi anni del secolo scorso, aveva indicato come il grande pericolo del Novecento e che continua, rafforzato, anche oggi.

Quali sono gli effetti palpabili, nei giovani, di quella crisi dell’autorità che lei riconduce all’allontanamento da Dio?



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COMMENTI
01/02/2012 - Un legno non fa fuoco .. due ne fan poco (enrico maranzana)

“Il maestro è una figura dell’anima, è qualcuno cui tu, allievo, RICONOSCI la capacità di insegnarti qualcosa che hai bisogno di apprendere per vivere come soggetto, e non come schiavo ..il maestro è dotto di capacità FORMATIVE ed educative”.. pertanto la credibilità e l’aderenza al contesto socio-culturale contemporaneo sono le sue credenziali, caratteri necessari ma non sufficienti. La scuola è come un formicaio che, argomenta Marais in “L’anima della formica bianca”, è un’entità vivente, unitaria, al cui interno le formiche trovano il significato della loro esistenza. La differenziazione e il coordinamento di tutte le attività è la condizione per il conseguimento del suo scopo: la sopravvivenza. Analogia calzante con il mondo della scuola in cui l’organizzazione non può e non deve essere intesa “come fatto di potere burocratico-organizzativo” ma come elemento costitutivo della sua IDENTITA’ e come strategia per il conseguimento della sua finalità: la promozione delle capacità dei singoli alunni. Ridurre ai soli aspetti interpersonali il problema dell’autorità decreta la sua irrisolubilità.