BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Risé: quei bambini senza "padre" allevati da Servi o Trasgressori

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Foto Imagoeconomica  Foto Imagoeconomica

Cosa c’entra la manovra del governo Monti con l’irresponsabilità diffusa dei «bambinoni» che escono dalle nostre scuole? Per Claudio Risé, psicoterapeuta e scrittore, un legame c’è, e affonda le sue radici nelle travagliate vicissitudini dell’Autorità. «Se non c’è più un maestro inteso come formatore e suscitatore di libertà, il soggetto non si sviluppa». E finisce per essere solamente un servitore fedele dell’Apparato. Risé interviene nel dibattito sull’autorità aperto da Ilsussidiario.net.

Lei ha scritto che il tema della crisi dell’autorità è divenuto un slogan. Perché?

Autorità è un termine molto ampio e credo che valga la pena di distinguere almeno tra due aspetti diversi. Il primo è il bisogno del soggetto umano che chiede un’autorità come fonte di sapere, di accoglimento, di identità, in ultima analisi di crescita della propria personalità, del proprio sé. Come ricorda Luigi Giussani, autorità viene da augeo ovvero «aumento, faccio crescere, alimento». Il valore di questa autorità è comunemente negato dalla società attuale, questo è vero. Ma al tempo stesso, e molto insidiosamente, assistiamo ad una ipertrofia della seconda valenza dell’autorità, intesa come fatto di potere burocratico-organizzativo.

Un esempio?

Nelle società occidentali contemporanee, soprattutto in quelle europee, vengono create ogni giorno decine di nuove norme giuridiche che orientano in modo dettagliato la nostra condotta. Questo è un fenomeno di evidente e crescente autoritarismo. Non ne è immune, per restare a noi, nemmeno la manovra economica varata da questo governo. Vi sono contenuti degli aspetti «autoritari», dal controllo del denaro ai profili economici delle persone, certamente fuori del comune. Si «liberalizzano» imprese economiche modeste, come i tassisti o gli autotrasportatori, ma non si tocca un monopolio pressoché onnipotente nei trasporti come le Ferrovie Italiane...

Ma esiste un nesso tra l’overdose di norme e l’irrilevanza della funzione autorevole in un rapporto educativo?

Sì. Se il soggetto non viene più educato – e perché questo avvenga ci vuole quell’autorità formatrice di cui parlavo prima –, viene consegnato alla polizia, alla norma autoritaria, che si riproduce all’infinito come metastasi. L’intera esperienza del Novecento, da questo punto di vista, chiarisce questa trasformazione:  alla crisi degli imperi centrali che ponevano Dio come riferimento ultimo dell’ordine politico e dell’Autorità, succedono le rivoluzioni fasciste in Italia e in Germania, e l’avvento dei totalitarismi nazista e comunista. La secolarizzazione avviata dalle rivoluzioni del Settecento si compie attraverso l’intensificazione dei controlli burocratici e polizieschi. All’autorità su di sé, costruita nel rapporto educativo con l’altro, succede la diseducazione dell’individuo, che diventa quindi schiavo del funzionario.

Ma la crisi dell’autorità è l’esito di una formale, esplicita diseducazione ad essa?



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
01/02/2012 - Un legno non fa fuoco .. due ne fan poco (enrico maranzana)

“Il maestro è una figura dell’anima, è qualcuno cui tu, allievo, RICONOSCI la capacità di insegnarti qualcosa che hai bisogno di apprendere per vivere come soggetto, e non come schiavo ..il maestro è dotto di capacità FORMATIVE ed educative”.. pertanto la credibilità e l’aderenza al contesto socio-culturale contemporaneo sono le sue credenziali, caratteri necessari ma non sufficienti. La scuola è come un formicaio che, argomenta Marais in “L’anima della formica bianca”, è un’entità vivente, unitaria, al cui interno le formiche trovano il significato della loro esistenza. La differenziazione e il coordinamento di tutte le attività è la condizione per il conseguimento del suo scopo: la sopravvivenza. Analogia calzante con il mondo della scuola in cui l’organizzazione non può e non deve essere intesa “come fatto di potere burocratico-organizzativo” ma come elemento costitutivo della sua IDENTITA’ e come strategia per il conseguimento della sua finalità: la promozione delle capacità dei singoli alunni. Ridurre ai soli aspetti interpersonali il problema dell’autorità decreta la sua irrisolubilità.