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SCUOLA/ Risé: quei bambini senza "padre" allevati da Servi o Trasgressori

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Il più evidente è l’indebolimento del soggetto (tendente al suo annichilimento). Se non c’è più un maestro inteso come formatore e suscitatore di libertà, il soggetto non si sviluppa. Da cui questa scuola più o meno «pediatrica», che sforna persone per nulla adulte, pronte ad essere diligenti osservatori delle norme che il potere continua a somministrare; oppure, in modo speculare, trasgressori folli di queste stesse norme. Vengono meno soggetti liberi capaci di sviluppo, amore, devozione per la vita.

Che cosa deve fare chi ambisce ad essere educatore?

Cercare di essere maestro: riconoscere nell’allievo le sue potenzialità ed impegnarsi ad alimentarle alla luce di una personale visione dell’uomo e della vita, di cui il maestro deve assumersi la responsabilità. In secondo luogo, un maestro deve poter essere libero di creare scuole. In fondo, la scuola di Stato è un’invenzione anch’essa molto europea, imposta ovunque – e non è un caso – dopo la rivoluzione francese. Spero che si vada presto verso l’estinzione di ogni forma di autoritarismo statale, anche educativo, a vantaggio di scuole nate dalla passione di chi si sente portatore di potenzialità formatrici, sul cui valore verrà vagliato dalle persone, e non dai burocrati di Stato.

È difficile oggi essere maestri?

Molto. Non solo per viltà e per pigrizia, ma perché essere maestri vuol dire umiliare continuamente se stessi, riconoscersi mendicanti di sapere, cercare, imparare a ri/conoscere; mettersi in ascolto del magister interiore. Il Padre, che ci cerca, e senza stancarsi parla dentro di noi.

(Federico Ferraù)




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COMMENTI
01/02/2012 - Un legno non fa fuoco .. due ne fan poco (enrico maranzana)

“Il maestro è una figura dell’anima, è qualcuno cui tu, allievo, RICONOSCI la capacità di insegnarti qualcosa che hai bisogno di apprendere per vivere come soggetto, e non come schiavo ..il maestro è dotto di capacità FORMATIVE ed educative”.. pertanto la credibilità e l’aderenza al contesto socio-culturale contemporaneo sono le sue credenziali, caratteri necessari ma non sufficienti. La scuola è come un formicaio che, argomenta Marais in “L’anima della formica bianca”, è un’entità vivente, unitaria, al cui interno le formiche trovano il significato della loro esistenza. La differenziazione e il coordinamento di tutte le attività è la condizione per il conseguimento del suo scopo: la sopravvivenza. Analogia calzante con il mondo della scuola in cui l’organizzazione non può e non deve essere intesa “come fatto di potere burocratico-organizzativo” ma come elemento costitutivo della sua IDENTITA’ e come strategia per il conseguimento della sua finalità: la promozione delle capacità dei singoli alunni. Ridurre ai soli aspetti interpersonali il problema dell’autorità decreta la sua irrisolubilità.