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SCUOLA/ Perché greco e latino fanno bene alla generazione ".net"?

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Nessuno può negare che la “generazione net”, quella cresciuta con Internet, abbia modalità di apprendimento sicuramente più veloci e immediatamente gratificanti, ma che, di fatto, oggi per la prima volta rischi di veder tramontare l’esperienza stessa del sapere (da sapere, provare il sapore, gustare), a causa di un uso banalizzato, indistinto, “una sorta di consumo” delle molteplici conoscenze che vengono accumulate e come divorate, senza che suscitino alcuno stupore o gusto. 

Non intendo  inoltrarmi in analisi sociologiche o dare giudizi di carattere assoluto, ma ritengo che la traduzione dal greco-latino proprio per questo assuma oggi un significato e un valore sorprendentemente nuovi:  in una cultura che, tra l’altro, tende a  matematizzare la realtà (calcolare, misurare) o a ridurla secondo preconcetti ideologici, l’atto in sé del tradurre può restituirci dimensioni e abilità che paiono atrofizzate. 

Trovandomi spesso ad affiancare il ragazzo in questo momento, mi sono accorta che nel corso di tale attività accade qualcosa di sorprendente e positivo: parlo della possibilità, per lo studente, di riscoprire, a volte di ridestare, se non di introdurre ex novo, capacità e operazioni mentali, procedimenti logici, nessi di concetti e quindi di parole, che sembrano sopiti, sepolti sotto misteriosi ingombri o tornati da paesi lontani.

Anzitutto il giovane, che oggi quasi sempre abborda il testo greco-latino in modo “musicale”, cioè armato della sola intelligenza istintiva, “cacciatore veloce più che contadino attento”, è  costretto a fermarsi di fronte all’imponenza inesorabile del dato, per di più “straniero”, cioè a qualcosa che lui può solo constatare, riconoscere e accettare.

Momento di straordinaria valenza formativa per l’attenzione, concentrazione, pazienza e precisione che richiede, doti così indispensabili nei vari ambiti del sapere come di ogni attività umana, ma che  nel nostro tempo giacciono spesso inutilizzate e inerti!

In secondo luogo, al ragazzo che sosta sul dato viene restituita la percezione della durata del tempo, e con essa la possibilità di accorgersi di tanti fattori che lo riguardano personalmente, quali la memoria, le conoscenze possedute, la padronanza della lingua italiana e la possibilità di riacquistare una familiarità con essa.

Da ultimo, se ha resistito, giunge al risultato e può fare esperienza del premio al suo impegno, con il senso di gratificazione che l’accompagna.

Vale la pena per l’insegnante, e talora per il genitore, cogliere sul volto del ragazzo l’espressione di sorpresa e di stupore, di compiacimento gioioso dopo che, accettata la fatica di non spostarsi dal testo, ne comprenda il significato prima nascosto e lo ripeta ad alta voce, come teso a farlo risuonare tra sé e sé per non perderlo.



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COMMENTI
13/02/2012 - errata corrige (Vincenzo Pascuzzi)

LA LETTERA E' DI ARDUINO MAIURI GENTILE DOTTOR VESPA, quel che sto per scriverle non vuole né offenderla né sembrare ancorato ad una logica miope e retrograda. Semplicemente, tuttavia, trovo che le sue dichiarazioni siano assolutamente fuori luogo. Anzitutto, perché mi fa specie che un uomo delle sue qualità, e con una brillante carriera scolastica in ambito classico, ripudi così la sua formazione umanistica. Anch’io personalmente prediligo il latino, ma mai mi sognerei di disgiungere i destini di due lingue sorelle solo perché magari oggigiorno l’una si presenta meno accattivante dell’altra fin dal livello grafico, e poi richiede tanto impegno e dedizione per essere compresa con una certa efficacia. LEGGI TUTTO http://www.aetnascuola.it/categorie/46-lopinione/8616-gentile-dottor-vespa

 
12/02/2012 - Gentile Dottor Vespa, (Vincenzo Pascuzzi)

quel che sto per scriverle non vuole né offenderla né sembrare ancorato ad una logica miope e retrograda. Semplicemente, tuttavia, trovo che le sue dichiarazioni siano assolutamente fuori luogo. Anzitutto, perché mi fa specie che un uomo delle sue qualità, e con una brillante carriera scolastica in ambito classico, ripudi così la sua formazione umanistica. Anch’io personalmente prediligo il latino, ma mai mi sognerei di disgiungere i destini di due lingue sorelle solo perché magari oggigiorno l’una si presenta meno accattivante dell’altra fin dal livello grafico, e poi richiede tanto impegno e dedizione per essere compresa con una certa efficacia. Direi anzi che una simile posizione è diseducativa, perché ingenera negli studenti più meritevoli una sfiducia complessiva nei confronti del loro impegno, come se tutto fosse vano, e tra l’essere diligenti e puntuali o pressappochisti in realtà non cambia poi molto, visto che evidentemente non saranno proprio quelli i requisiti per accedere al profilo professionale desiderato… E d’altra parte i brocardi e il latinorum riempiranno pure la bocca di speciosi imbonitori, ma ciò non vuol dire padroneggiare il sermo maiorum, operazione per la quale occorre attivare abilità non meno significative di quelle necessarie per l’apprendimento del greco…

 
11/02/2012 - È ancora utile studiare il greco nel 2012? (Vincenzo Pascuzzi)

SEGNALO L'ARTICOLO: È ancora utile studiare il greco nel 2012? http://blog.panorama.it/opinioni/2012/02/07/vespa-e-ancora-utile-studiare-il-greco-nel-2012/

 
10/02/2012 - utilità delle traduzioni (Pasquale D'Avolio)

Concordo con la prof. Biroccesi; non solo, ma aggiungo. La traduzione, ogni traduzione, specialmente quella dal greco e dal latino (lingue "concluse" e non morte, le definirei) mette in atto procedimenti logici deduttivi-induttivi estremamente importanti, trasferibili in molti campi di realtà. Un esperto di operazioni finanziarie alla City di Londra, ex allievo del mio Liceo classico (Stellini di Udine), dichiarò di aver appreso a "interpretare" i mercati e la loro evoluzione grazie agli esercizi di "traduzione" nelle lingue classiche; stessa considerazione si potrebbe fare per chi deve "diagnosticare" una malattita o risalire attraverso "indizi" alla soluzione di casi giudiziari. Non mi è cosentito qui, per ragioni di spazio, illustrare le modalità di tale "tranfert" di abilità, ma credo ognuno che abbia alle spelle una scuola classica, lo capisce.

 
10/02/2012 - Obama cerca 100.000 prof di matematica (Vincenzo Pascuzzi)

Greco e latino fanno bene? Sì, certo, non c’è dubbio. Lo studio di greco e latino fa bene. Anche lo studio di altre materie, discipline, argomenti fa bene. L’articolo della prof Maria Pia Biroccesi omette conclusioni e indicazioni conseguenti, o forse vanno lette fra le righe? Occorre, è utile potenziare le due lingue dove già ci sono e magari introdurle anche nelle altre scuole? Se ne può parlare, ma bisogna fare una proposta complessiva. Cioè aggraviamo l’orario settimanale dei ragazzi o togliamo qualche materia e quale? Lasciamo scegliere agli interessati (studenti e famiglie) o procediamo d’autorità, in modo coatto? Ma studio viene dal latino studium col significato di desiderio, amore, impulso interno. E poi è di ieri la notizia che “Obama vuole più prof di matematica. Centomila assunzioni e stipendio più alto”. Gli Usa investono in istruzione, da noi invece si disinveste. Forse alcuni dei 100.000 che cerca Obama verranno proprio dall’Italia. Buon per loro.

 
10/02/2012 - "Volgere la mente a argomenti difficili" (enrico maranzana)

“Il ragazzo che sosta sul dato” proietta su di esso il proprio punto di vista, si trova in uno snodo del suo cammino di ricerca, vuole individuare le informazioni di cui i dati sono portatori. In tal modo “riscopre, a volte ridesta, se non introduce ex novo, capacità e operazioni mentali, procedimenti logici, nessi di concetti e quindi di parole, che sembrano sopiti”. Così i testi “sono pronti a rispondergli”. Sono tutti esiti sconosciuto ai ministeriali che hanno riordinato la scuola, che non ne hanno “letto” la finalità e conseguentemente non hanno compreso il significato dei termini “capacità” e “competenza”. Se non avessero decodificato con superficialità il loro mandato avrebbero percepito la sovrapponibilità tra i procedimento mentali necessari per tradurre e quelli praticati per effettuare sperimentazioni scientifiche e, in generali, per risolvere problemi; avrebbero compreso che il latino e il greco sono ambiti preziosi per la “pratica dei metodi di indagine” modalità didattica da privilegiare per promuovere apprendimenti significativi.