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SCUOLA/ Perché greco e latino fanno bene alla generazione ".net"?

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Caro direttore,

negli ultimi tempi, l’esperienza quotidiana mi ha costretto a riflettere più frequentemente sul significato del tradurre dal greco e latino e ha rafforzato in me il convincimento del suo estremo valore formativo, anche per il generale scetticismo che al riguardo percepisco intorno a me, non solo tra i ragazzi, ma anche tra gli insegnanti e i genitori.

Cinquant’anni fa lo studio e la traduzione della lingua greca e latina costituivano davvero un momento privilegiato di tali discipline, quasi finalizzato a se stesso ( penso alla traduzione dall’italiano al latino che ho affrontato all’esame di maturità). Dagli anni ottanta raccomandazioni ministeriali ribadivano la necessità che lo studio linguistico e la traduzione dei testi non fossero separati dal resto della disciplina (autori, storia, letteratura antica), ma considerati propedeutici all’incontro con una cultura nuova. In tal modo l’esercizio di traduzione si accreditava come “quell’operazione speciale” che permetteva allo studente di familiarizzare con un testo apparentemente oscuro ed estraneo, e rendeva in un certo qual modo più viva e contemporanea la civiltà greco-latina. D’altra parte, l’esperienza scolastica continuava a rafforzare la consapevolezza di una sorta di valore aggiunto positivo inerente a tale esercizio: trattandosi infatti di lingue morte, per natura di difficile accesso e di non immediata fruizione, esso richiedeva in partenza non solo il possesso e l’utilizzo di conoscenze specifiche, ma, rispetto alle lingue moderne, maggiori capacità di intuizione, previsione e immedesimazione. Insomma lo studente, dopo la fatica e il dispiego di tanti mezzi, poteva sperimentare che il testo “per la sua umanità” – per dirla con Machiavelli – era pronto a rispondergli. 

Oggi invece, come ho già detto, appare fortemente indebolita la percezione dell’utilità dell’esercizio traduttivo, a mio parere almeno per due fattori: l’estrema facilità nel reperire ottime traduzioni dei classici da leggere e commentare e la sempre più scarsa e latente disposizione da parte degli studenti di svolgere attività che richiedano tempo, pazienza e fatica.

Mi sono domandata che cosa stia accadendo. Provo a rispondere citando da una lettura recente passi che mi hanno profondamente colpito per il valore esplicativo e la straordinaria attualità :“Non penso più nel modo in cui pensavo prima, me ne accorgo soprattutto quando leggo. Di solito mi risultava facile immergermi in un libro o in un lungo articolo, la mia mente si lasciava catturare dal racconto o dalla complessità di un ragionamento... oggi non ci riesco più, divento irrequieto, perdo il filo, comincio a cercare qualcos’altro da fare... l’immersione profonda che prima mi risultava naturale oggi è diventata una lotta”; “ora il cervello umano è naturalmente distratto. Siamo naturalmente attratti dal movimento, da ciò che cambia, non da ciò che resta fermo”. (J. Lynch, Il profumo dei limoni).



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COMMENTI
13/02/2012 - errata corrige (Vincenzo Pascuzzi)

LA LETTERA E' DI ARDUINO MAIURI GENTILE DOTTOR VESPA, quel che sto per scriverle non vuole né offenderla né sembrare ancorato ad una logica miope e retrograda. Semplicemente, tuttavia, trovo che le sue dichiarazioni siano assolutamente fuori luogo. Anzitutto, perché mi fa specie che un uomo delle sue qualità, e con una brillante carriera scolastica in ambito classico, ripudi così la sua formazione umanistica. Anch’io personalmente prediligo il latino, ma mai mi sognerei di disgiungere i destini di due lingue sorelle solo perché magari oggigiorno l’una si presenta meno accattivante dell’altra fin dal livello grafico, e poi richiede tanto impegno e dedizione per essere compresa con una certa efficacia. LEGGI TUTTO http://www.aetnascuola.it/categorie/46-lopinione/8616-gentile-dottor-vespa

 
12/02/2012 - Gentile Dottor Vespa, (Vincenzo Pascuzzi)

quel che sto per scriverle non vuole né offenderla né sembrare ancorato ad una logica miope e retrograda. Semplicemente, tuttavia, trovo che le sue dichiarazioni siano assolutamente fuori luogo. Anzitutto, perché mi fa specie che un uomo delle sue qualità, e con una brillante carriera scolastica in ambito classico, ripudi così la sua formazione umanistica. Anch’io personalmente prediligo il latino, ma mai mi sognerei di disgiungere i destini di due lingue sorelle solo perché magari oggigiorno l’una si presenta meno accattivante dell’altra fin dal livello grafico, e poi richiede tanto impegno e dedizione per essere compresa con una certa efficacia. Direi anzi che una simile posizione è diseducativa, perché ingenera negli studenti più meritevoli una sfiducia complessiva nei confronti del loro impegno, come se tutto fosse vano, e tra l’essere diligenti e puntuali o pressappochisti in realtà non cambia poi molto, visto che evidentemente non saranno proprio quelli i requisiti per accedere al profilo professionale desiderato… E d’altra parte i brocardi e il latinorum riempiranno pure la bocca di speciosi imbonitori, ma ciò non vuol dire padroneggiare il sermo maiorum, operazione per la quale occorre attivare abilità non meno significative di quelle necessarie per l’apprendimento del greco…

 
11/02/2012 - È ancora utile studiare il greco nel 2012? (Vincenzo Pascuzzi)

SEGNALO L'ARTICOLO: È ancora utile studiare il greco nel 2012? http://blog.panorama.it/opinioni/2012/02/07/vespa-e-ancora-utile-studiare-il-greco-nel-2012/

 
10/02/2012 - utilità delle traduzioni (Pasquale D'Avolio)

Concordo con la prof. Biroccesi; non solo, ma aggiungo. La traduzione, ogni traduzione, specialmente quella dal greco e dal latino (lingue "concluse" e non morte, le definirei) mette in atto procedimenti logici deduttivi-induttivi estremamente importanti, trasferibili in molti campi di realtà. Un esperto di operazioni finanziarie alla City di Londra, ex allievo del mio Liceo classico (Stellini di Udine), dichiarò di aver appreso a "interpretare" i mercati e la loro evoluzione grazie agli esercizi di "traduzione" nelle lingue classiche; stessa considerazione si potrebbe fare per chi deve "diagnosticare" una malattita o risalire attraverso "indizi" alla soluzione di casi giudiziari. Non mi è cosentito qui, per ragioni di spazio, illustrare le modalità di tale "tranfert" di abilità, ma credo ognuno che abbia alle spelle una scuola classica, lo capisce.

 
10/02/2012 - Obama cerca 100.000 prof di matematica (Vincenzo Pascuzzi)

Greco e latino fanno bene? Sì, certo, non c’è dubbio. Lo studio di greco e latino fa bene. Anche lo studio di altre materie, discipline, argomenti fa bene. L’articolo della prof Maria Pia Biroccesi omette conclusioni e indicazioni conseguenti, o forse vanno lette fra le righe? Occorre, è utile potenziare le due lingue dove già ci sono e magari introdurle anche nelle altre scuole? Se ne può parlare, ma bisogna fare una proposta complessiva. Cioè aggraviamo l’orario settimanale dei ragazzi o togliamo qualche materia e quale? Lasciamo scegliere agli interessati (studenti e famiglie) o procediamo d’autorità, in modo coatto? Ma studio viene dal latino studium col significato di desiderio, amore, impulso interno. E poi è di ieri la notizia che “Obama vuole più prof di matematica. Centomila assunzioni e stipendio più alto”. Gli Usa investono in istruzione, da noi invece si disinveste. Forse alcuni dei 100.000 che cerca Obama verranno proprio dall’Italia. Buon per loro.

 
10/02/2012 - "Volgere la mente a argomenti difficili" (enrico maranzana)

“Il ragazzo che sosta sul dato” proietta su di esso il proprio punto di vista, si trova in uno snodo del suo cammino di ricerca, vuole individuare le informazioni di cui i dati sono portatori. In tal modo “riscopre, a volte ridesta, se non introduce ex novo, capacità e operazioni mentali, procedimenti logici, nessi di concetti e quindi di parole, che sembrano sopiti”. Così i testi “sono pronti a rispondergli”. Sono tutti esiti sconosciuto ai ministeriali che hanno riordinato la scuola, che non ne hanno “letto” la finalità e conseguentemente non hanno compreso il significato dei termini “capacità” e “competenza”. Se non avessero decodificato con superficialità il loro mandato avrebbero percepito la sovrapponibilità tra i procedimento mentali necessari per tradurre e quelli praticati per effettuare sperimentazioni scientifiche e, in generali, per risolvere problemi; avrebbero compreso che il latino e il greco sono ambiti preziosi per la “pratica dei metodi di indagine” modalità didattica da privilegiare per promuovere apprendimenti significativi.