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SCUOLA/ Perché greco e latino fanno bene alla generazione ".net"?

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In sintesi, l’atto del tradurre può restituirci a noi stessi, come esseri capaci appunto di “pensare”, come dicono i latini, cioè di “pesare”, soppesare, valutare le cose.

Lo spiegava già Isocrate, maestro di retorica del IV secolo a.C., che della sua disciplina, da alcuni considerata inutile, scriveva: “queste discipline, poiché non seguono lo svolgersi della vita e non sono d’aiuto all’azione, non potrebbero arrecare alcun beneficio, ma giovano nell’atto di apprendere ...infatti quando gli alunni dedicano il tempo alla sottigliezza e alla precisione della astronomia e della geometria e sono costretti a volgere la mente ad argomenti di difficile apprendimento, e ancora, quando sono abituati a soffermarsi e sforzarsi sugli enunciati e sulle dimostrazioni e a non avere la mente distratta, quando in ciò sono esercitati e spronati, più facilmente e più in fretta sono capaci di accogliere e di comprendere i problemi più seri e più importanti”. Ad maiora.



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COMMENTI
13/02/2012 - errata corrige (Vincenzo Pascuzzi)

LA LETTERA E' DI ARDUINO MAIURI GENTILE DOTTOR VESPA, quel che sto per scriverle non vuole né offenderla né sembrare ancorato ad una logica miope e retrograda. Semplicemente, tuttavia, trovo che le sue dichiarazioni siano assolutamente fuori luogo. Anzitutto, perché mi fa specie che un uomo delle sue qualità, e con una brillante carriera scolastica in ambito classico, ripudi così la sua formazione umanistica. Anch’io personalmente prediligo il latino, ma mai mi sognerei di disgiungere i destini di due lingue sorelle solo perché magari oggigiorno l’una si presenta meno accattivante dell’altra fin dal livello grafico, e poi richiede tanto impegno e dedizione per essere compresa con una certa efficacia. LEGGI TUTTO http://www.aetnascuola.it/categorie/46-lopinione/8616-gentile-dottor-vespa

 
12/02/2012 - Gentile Dottor Vespa, (Vincenzo Pascuzzi)

quel che sto per scriverle non vuole né offenderla né sembrare ancorato ad una logica miope e retrograda. Semplicemente, tuttavia, trovo che le sue dichiarazioni siano assolutamente fuori luogo. Anzitutto, perché mi fa specie che un uomo delle sue qualità, e con una brillante carriera scolastica in ambito classico, ripudi così la sua formazione umanistica. Anch’io personalmente prediligo il latino, ma mai mi sognerei di disgiungere i destini di due lingue sorelle solo perché magari oggigiorno l’una si presenta meno accattivante dell’altra fin dal livello grafico, e poi richiede tanto impegno e dedizione per essere compresa con una certa efficacia. Direi anzi che una simile posizione è diseducativa, perché ingenera negli studenti più meritevoli una sfiducia complessiva nei confronti del loro impegno, come se tutto fosse vano, e tra l’essere diligenti e puntuali o pressappochisti in realtà non cambia poi molto, visto che evidentemente non saranno proprio quelli i requisiti per accedere al profilo professionale desiderato… E d’altra parte i brocardi e il latinorum riempiranno pure la bocca di speciosi imbonitori, ma ciò non vuol dire padroneggiare il sermo maiorum, operazione per la quale occorre attivare abilità non meno significative di quelle necessarie per l’apprendimento del greco…

 
11/02/2012 - È ancora utile studiare il greco nel 2012? (Vincenzo Pascuzzi)

SEGNALO L'ARTICOLO: È ancora utile studiare il greco nel 2012? http://blog.panorama.it/opinioni/2012/02/07/vespa-e-ancora-utile-studiare-il-greco-nel-2012/

 
10/02/2012 - utilità delle traduzioni (Pasquale D'Avolio)

Concordo con la prof. Biroccesi; non solo, ma aggiungo. La traduzione, ogni traduzione, specialmente quella dal greco e dal latino (lingue "concluse" e non morte, le definirei) mette in atto procedimenti logici deduttivi-induttivi estremamente importanti, trasferibili in molti campi di realtà. Un esperto di operazioni finanziarie alla City di Londra, ex allievo del mio Liceo classico (Stellini di Udine), dichiarò di aver appreso a "interpretare" i mercati e la loro evoluzione grazie agli esercizi di "traduzione" nelle lingue classiche; stessa considerazione si potrebbe fare per chi deve "diagnosticare" una malattita o risalire attraverso "indizi" alla soluzione di casi giudiziari. Non mi è cosentito qui, per ragioni di spazio, illustrare le modalità di tale "tranfert" di abilità, ma credo ognuno che abbia alle spelle una scuola classica, lo capisce.

 
10/02/2012 - Obama cerca 100.000 prof di matematica (Vincenzo Pascuzzi)

Greco e latino fanno bene? Sì, certo, non c’è dubbio. Lo studio di greco e latino fa bene. Anche lo studio di altre materie, discipline, argomenti fa bene. L’articolo della prof Maria Pia Biroccesi omette conclusioni e indicazioni conseguenti, o forse vanno lette fra le righe? Occorre, è utile potenziare le due lingue dove già ci sono e magari introdurle anche nelle altre scuole? Se ne può parlare, ma bisogna fare una proposta complessiva. Cioè aggraviamo l’orario settimanale dei ragazzi o togliamo qualche materia e quale? Lasciamo scegliere agli interessati (studenti e famiglie) o procediamo d’autorità, in modo coatto? Ma studio viene dal latino studium col significato di desiderio, amore, impulso interno. E poi è di ieri la notizia che “Obama vuole più prof di matematica. Centomila assunzioni e stipendio più alto”. Gli Usa investono in istruzione, da noi invece si disinveste. Forse alcuni dei 100.000 che cerca Obama verranno proprio dall’Italia. Buon per loro.

 
10/02/2012 - "Volgere la mente a argomenti difficili" (enrico maranzana)

“Il ragazzo che sosta sul dato” proietta su di esso il proprio punto di vista, si trova in uno snodo del suo cammino di ricerca, vuole individuare le informazioni di cui i dati sono portatori. In tal modo “riscopre, a volte ridesta, se non introduce ex novo, capacità e operazioni mentali, procedimenti logici, nessi di concetti e quindi di parole, che sembrano sopiti”. Così i testi “sono pronti a rispondergli”. Sono tutti esiti sconosciuto ai ministeriali che hanno riordinato la scuola, che non ne hanno “letto” la finalità e conseguentemente non hanno compreso il significato dei termini “capacità” e “competenza”. Se non avessero decodificato con superficialità il loro mandato avrebbero percepito la sovrapponibilità tra i procedimento mentali necessari per tradurre e quelli praticati per effettuare sperimentazioni scientifiche e, in generali, per risolvere problemi; avrebbero compreso che il latino e il greco sono ambiti preziosi per la “pratica dei metodi di indagine” modalità didattica da privilegiare per promuovere apprendimenti significativi.