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SCUOLA/ 1. Benedetti quei dati Ocse che mandano in crisi la scuola dei "Tempi Moderni"

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Angel Gurria, segretario generale dell'Ocse, con Mario Monti (InfoPhoto)  Angel Gurria, segretario generale dell'Ocse, con Mario Monti (InfoPhoto)

I dati dell’Ocse rappresentano una sfida quanto mai attuale, è la benedizione di una imperfezione, la sollecitazione a guardare l’umano che vibra dentro un’aula scolastica, fino a rilanciarne tutta la positività.

C’è poco da stracciarsi le vesti di fronte ai dati pur negativi dell’Ocse. C’è solo da chiedersi dove trarre quello sguardo di simpatia totale di cui hanno bisogno i miei cinque studenti per trovare se stessi e – con questo – nuovamente il fascino del vivere e dello studiare.



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COMMENTI
12/02/2012 - Una nebbia che si taglia col coltello (enrico maranzana)

“In una società che ha fatto fuori la politica perché viziosa e corrotta, e dove tutto finisce nelle mani dei tecnici” in quanto loro conoscono, capiscono e applicano le regole che sono il fondamento, che sovrintendono la società civile contemporanea. Speriamo che la stessa consapevolezza si manifesti anche per il sistema scuola. Ecco un caso su cui riflettere: il 26 gennaio 2012 la 7a Commissione della Camera ha proseguito l’esame dei DdL relativi alle Norme per l’autogoverno delle istituzioni scolastiche, provvedimento presentato dall’on. Moratti dieci anni fa (3.650 giorni!!) e riproposto dall’on. Aprea in questa legislatura; un disegno che pone il dirigente scolastico a fondamento dell’intera organizzazione. Si tratta di un impianto irrazionale, abborracciato, che contrasta sia con la dottrina scientifica, sia con la legge sulla dirigenza pubblica concepita per “rafforzare il principio di distinzione tra le funzioni di indirizzo e controllo spettanti agli organi di governo e le funzioni di gestione amministrativa spettanti alla dirigenza”. In questo contesto la denuncia de “l’inconsistenza di un’educazione fatta di regole e procedure” appare fuori luogo e stonata: un docente di matematica che non conosce le tabelline può proporsi come educatore?” Non basta il “vogliamoci bene” per essere dei buoni maestri.