BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Cosa ci riserverà la nuova "partita a tre" Profumo, sindacati, Lombardia?

Pubblicazione:

Foto Infophoto  Foto Infophoto

Il decreto sulle semplificazioni, pubblicato in Gazzetta il 9 febbraio, dispone infatti che l’auspicata autonomia gestionale che il ministro intendeva conferire alle istituzioni scolastiche, assegnando loro risorse finanziarie e un organico funzionale, costituito dal personale docente stabilizzato per tre anni ed eventualmente incrementato per il potenziamento dell’offerta didattica (pur senza maggiori oneri per la finanza pubblica), sia ora ridotta ad una più generica “attuazione dell’autonomia”, i cui caratteri sarebbero precisati da Linee guida adottate entro sessanta giorni dalla data di conversione in legge del decreto stesso. Che è come dire spedire l’autonomia sulla luna. Tutto come prima a livello progettuale: potenziamento della gestione autonoma delle istituzioni scolastiche, trasferimento di risorse in forma sperimentale, organico funzionale, organico di rete; ma niente di tangibile e realizzabile nell’immediato. Tranne appunto Linee guida da scrivere per intero in un futuro prossimo. 

Se ne ricava che sul tema decisivo della governance delle scuole e delle modalità di assunzione dei docenti, ancora una volta a dettare legge sono le ragioni di una economia ragionieristica e non quelle dell’innovazione che è capace di sfidare il presente per guardare alla scuola come una risorsa per il futuro. 

Sullo sfondo di questa ulteriore débacle, segno di un irrigidimento dell’ottica con cui si guarda all’educazione e alla formazione, si collocano quali “personaggi in cerca di autore” il Tfa, il nuovo sistema di reclutamento, la riforma degli organi collegiali. L’autonomia era un nodo e anche questo è rinviato (a Linee guida).

Ecco perché torna di attualità il caso lombardo, che si accresce di un altro pizzico di novità con la nomina ad assessore della giunta Formigoni per l’Istruzione di Valentina Aprea. È a questo punto evidente la logica: se ce la si fa a Milano, forse l’autonomia è esportabile a Roma. Viceversa è impossibile. 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
26/02/2012 - Sperimentazione e trasparenza (Aldo Domenico Ficara)

L’idea di dare la possibilità ai singoli istituti professionali lombardi di effettuare propri bandi di concorso, differenziati a seconda del ciclo di studi, allo scopo di reclutare il personale docente, potrebbe avere dei risvolti, nonostante tutti i meritori intenti, da toccare le corde della trasparenza procedurale. Infatti, in Lombardia risiedono 2497 scuole elementari, 1245 scuole medie inferiori e circa mille scuole superiori, e considerando questi numeri, nascono spontanee due domande: la prima, come sarà possibile controllare che effettivamente siano garantiti i diritti acquisiti e rispettate le leggi nazionali, se ogni istituto potrà effettuare il proprio concorso? La seconda, i criteri di valutazione saranno comuni o cambieranno in base alla singola scuola? Comunque sia, in tali sperimentazioni di reclutamento del personale docente, è necessario focalizzare la normativa, in modo tale da non indurre in tentazione i decisori scolastici per favorire Tizio o Caio, come da decenni avviene in Italia.

 
13/02/2012 - La coccinella è nera per chi focalizza i puntini (enrico maranzana)

Non è vero che il progetto di legge lombardo “Introduce pesanti novità nel campo dell’istruzione, corrispondenti a dirompenti invasioni in quello del centralismo trasteverino”. Si legge, infatti, che può “partecipare alla selezione il personale docente del comparto scuola che conosca e condivida il progetto e il patto per lo sviluppo professionale”. Il passaggio dal campo specifico, circoscritto dell’istruzione professionale a quello dell’intero sistema scolastico può avvenire a una condizione: “la valorizzazione dell’autonomia scolastica legata al progetto didattico di ciascun istituto”. E qui casca l’asino: la scuola italiana, dal centro alla periferia, non ha idea di cosa sia la progettualità e non conosce l’organizzazione scientifica: il DDL Aprea ne è la lampante riprova! In rete è visibile “VALeS, un progetto concepito da persone che non conoscono le regole del gioco” che mostra la dimensione del problema: se si vuole far uscire la scuola dal pantano in cui si trova si deve prendere il toro per le corna, non perdersi su aspetti del tutto marginali.