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SCUOLA/ Quel "Regolamento" da rottamare per salvare l'istruzione degli adulti

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1. La prima riguarda la questione fondamentale della flessibilità. Bisogna prendere finalmente atto che, se appare opportuno personalizzare i percorsi formativi dei giovani, si tratta di un’impellente necessità per gli adulti, che hanno alle spalle esperienze professionali e umane, nonché una disponibilità all’utilizzo della formazione a distanza, del tutto differenti. Per questo non ha senso una scansione dell’insegnamento per discipline e per anni scolastici e la richiesta di moduli più brevi, che non deve essere confusa con una generica rivendicazione di ”accorciamento” del tempo scuola: non si tratta infatti di generalizzare le pur generose esperienze dei “monoenni” sperimentali, ma di prendere atto che ogni adulto ha tempi diversi di apprendimento, sia in relazione alle competenze pregresse, sia in relazione alla diversità dei  tempi disponibili per lo studio.

Quel che occorre, insomma, è una didattica per competenze che preveda certificazioni parziali. Può darsi che un adulto le consegua in tempi più brevi di quelli occorrenti all’utenza diurna, ma può anche essere che a volte i ritmi di apprendimento siano più lenti. Per esempio, è perfettamente possibile che un iscritto al corso per il conseguimento della licenza media possa frequentare uno o più moduli anche estivi per l’allineamento con una certa area di indirizzo; ma è anche possibile che un altro – spesso uno straniero del tutto non parlante italiano – abbia bisogno di più tempo per conseguire la licenza media o per ottenere una certificazione linguistica. A maggior ragione lo stesso può avvenire nel triennio.

È ovvio che ogni tipo di flessibilità ha bisogno di un punto di riferimento medio, che può benissimo essere costituito dai limiti orari “normali” cui accenna Cereda nel suo intervento, pari al 70% dell’orario del diurno.

2. Per dare stabilità a questo percorso flessibile è necessario definire modelli di certificazione riconosciuti e validi su tutto il territorio nazionale, integrando quelli previsti dal DM 86 e dall’OM 87/2004. A questo si doveva lavorare ( e in parte lo si è fatto) in questi anni, anche da parte del Miur, ma adesso la pubblicazione delle Linee guida dall’istruzione tecnica e professionale costituisce un più solido punto di riferimento normativo.

3. Con quale organico si fa questo lavoro? È ovvio che solo un organico realmente “funzionale” può essere utile a questo scopo. Significa che possiamo anche tenere per buoni i parametri numerici previsti dal Regolamento basandoli oggi sulla serie storica degli “scrutinati”, domani del numero delle certificazioni rilasciate al termine di percorsi. Ma essi stanno in piedi solo a condizione che sia lasciata alle scuole completa autonomia circa la richiesta qualitativa (le classi di concorso!) delle risorse necessarie per l’insegnamento nei moduli e per loro distribuzione nel corso dell’anno scolastico. Ciò comporta ovviamente un impegnativo confronto con il sindacato per la costruzione di uno specifico stato giuridico del docente dell’istruzione degli adulti: ma sarebbe tempo tutt’altro che perso, anche perché un’operazione di questo tipo è indispensabile non solo nelle scuole serali ma anche per un’applicazione efficace delle linee di  riordino del secondo ciclo in generale. So benissimo che esiste una resistenza fortissima del ministero dell’Economia a sentir anche solo parlare di “organico funzionale”, identificato tout court con “più organico” tanto è vero che il  ministro Profumo ha dovuto fare precipitosamente marcia indietro sull’idea di assegnare nel decreto sulle liberalizzazioni un sia pur piccolo contingente aggiuntivo a livello provinciale. Si potrebbe però forse superare il pregiudizio se partissimo dal presupposto rassicurante (per il Mef) che comunque il contingente nazionale che lo stato assegna alle Regioni dovrebbe rimanere comunque invariato. 



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COMMENTI
17/02/2012 - il cattivo giorno si vede dal mattino (Claudio Cereda)

Grazie Aldo; adesso siamo in due. Mi aspettavo che ci fosse almeno qualcosa di nuovo nella circolare delle iscrizioni. Il termine è fissato al 31 maggio e poi si aggiunge: "Resta inteso, comunque, che, attraverso l’adozione di formale, motivato provvedimento per ogni studente accolto, è consentito accettare iscrizioni anche dopo la data del 31 maggio 2012 e, ordinariamente, non oltre l’inizio delle lezioni per l’anno scolastico 2012-2013". Nulla su Sirio, nulla sulla formazione delle future terze, nulla sull'organico e in più un provvedimento per ogni studente accolto e senza ricadute sull'organico. Il governo dei tecnici intende occuparsene o il riferimento rimane la burocrazia ministeriale?